Magazine Mercoledì 7 agosto 2013

«Il marito di mia sorella l'ha tradita. Con me»

Se vuoi contattare Antonella Viale scrivi una email a lapostadelcuore@mentelocale.it

Magazine - Ciao Antonella,
per ovvie ragioni, non dirò il mio nome.
La storia che sto per raccontarti ha inizio 19 anni fa, quando mia sorella si fidanzò col suo attuale marito. Loro avevano 19 anni lei e 15 e mezzo lui, io ne avevo 11.
Lui ha sempre dimostrato un certo interesse
(ingiustificato, a mio avviso) nei miei confronti. Veniva a svegliarmi a casa per portarmi a scuola, voleva conoscermi, ci si metteva d'impegno. Questo sarebbe potuto andar bene se io fossi stata l'unica sorella che avesse avuto mia sorella, ma noi abbiamo altri fratelli, con i quali lui non ha mai legato più di tanto.

Comunque, passa qualche anno, tutto tranquillo. Fino a quando si sposano ed hanno un figlio. Si trasferiscono ed io li raggiungo, di tanto in tanto, nella città dove vivono, per tenere mio nipote, mentre mia sorella lavora.
Compio 18 anni e lui inizia a manifestare un interesse diverso dal solito nei miei confronti. Premetto che, fino ad allora, non avevo mai avuto un ragazzo e non avevo mai nemmeno baciato un ragazzo, non avevo nemmeno delle amiche. Avevo passato la mia adolescenza insieme a loro due.
Comunque, succede quello che puoi immaginare.

Ero ingenua, il primo ragazzo (all'epoca aveva 22 anni) che mi dedicava delle attenzioni, per cui ero importante e mi vedeva attraente, cosa che non mi era mai successa. Mi sentivo amata (cosa che non era mai successa nemmeno a casa mia, avendo due genitori poco presenti e per niente attenti ai bisogni dei propri figli), e questa sensazione riusciva a mettere in secondo piano il legame che avevo con mia sorella.

Ho perso la verginità con lui. E da quel momento è iniziata una competizione con mia sorella. Nella mia testa, lui voleva me, era lei l'intrusa, la persona di troppo. Anche se lui diceva che non avrebbe mai lasciato mia sorella, che dovevo accontentarmi di quello che mi dava, ma io continuavo a sperare che le cose sarebbero cambiate ma, alla fine, la verità è venuta fuori.

È venuta fuori, perché io in quel periodo scrivevo un diario e mia sorella, vedendomi strana, me lo sottrasse con la forza e lo lesse. Da lì è stata una discesa all'inferno, anche se questa discesa era già cominciata da quando non mi ero opposta alle attenzioni di mio cognato. Ho passato anni in solitudine a casa mia.
Mia sorella all'iniziò tagliò i rapporti con me, ma non con lui. Tornarono a casa e lui, dopo aver insistito per mesi, riuscì a farsi perdonare.

Oggi sono passati 11 anni dall'errore più grande della mia vita. Vivo in un piccolo paese e ci sono 10 persone a conoscenza di questa cosa, che però non ne parlano con nessuno, perché dimostrano un po' di maturità.
Io ho provato a riprendere in mano la mia vita, ma ho sempre questo macigno sulla coscienza.

Ora a quasi 30 anni rivivo sempre quel periodo nei miei pensieri e non riesco a darmi pace. Mi dico sempre che ora sono una persona diversa, che avrei voluto avere più senno all'epoca, più forza di volontà nel dire no, ma non ce l'ho fatta e questa cosa mi atterrisce. Convivo con un ragazzo da pochi mesi, dopo due anni di fidanzamento.
Lo amo più della mia stessa vita, ma non so assolutamente cosa fare, se glielo dicessi ho paura che lo perderei all'istante, ma non riesco nemmeno a sopportare il peso di baciarlo, dirgli che lo amo, prendermi cura di lui e, nel frattempo, tenerlo all'oscuro di una cosa così riprorevole.
E mi chiedo sempre se un domani mia sorella (con la quale sono tornata a parlare da qualche anno, e ogni volta in cui ci sentiamo, torna sempre sull'argomento, ributtandomi sempre nel passato) o qualcuno delle persone che sa, se un domani dovesse avere voglia di raccontare tutto?

Io ho paura di perderlo, ma ho anche paura di raccontargli la verità. Il dolore che ho causato a mia sorella non posso cancellarlo, ma non so nemmeno cosa fare affinchè lei possa riuscire a guardare avanti. A volte sembra che ci sia riuscita, a volte no.
Ha una sorta di amore/odio nei miei confronti che non so assolutamente come gestire. A volte vorrei davvero che lei guardasse la situazione attraverso i miei occhi e che capisse che, a quell'età non ero assolutamente in grado di prendere decisioni sensate, perché ero immatura e sprovveduta.

La persona che ero a 18 anni non è quella che sono oggi, ma ho anche paura che la persona che amo, una volta raccontata questa cosa, si potrebbe scordare della persona che ha davanti e potrebbe pensare sempre a quella che ero a 18.
Il paese è piccolo, la mentalità è chiusa e lui ne fa parte. Ti prego aiutami a capire quale sarebbe la cosa giusta da fare.
So già che dovrò convivere tutta la mia vita con questo peso, con questo rimorso, perché non posso farne a meno, non sono in grado di accettare i miei errori.

Egadel

Cara Egadel,
dobbiamo cominciare dall'inizio: il fatto che tu abbia scritto mi fa ritenere che stia cominciando a aprire gli occhi. Allora vediamo di spalancarli: è arrivato il momento. È vero che avevi "ben" 22 anni, tuttavia ritengo che tu sia stata vittima di un abuso

Non voglio aizzarti contro quella specie di famiglia che hai, ma è importante che tu prenda le distanze e ti racconti un'altra storia, quella che è successa davvero e che hai raccontata a me.
Questo tuo cognato, che se l'è cavata chiedendo scusa ed è stato perdonato -anche se con un po' di fatica- era più grande di te, sposato da anni, padre di famiglia, ma ti aveva messo gli occhi addosso da quando avevi undici anni e non ti ha più mollata sino a che ha ottenuto ciò che voleva.

Il fatto che abbia aspettato la tua maggiore età la dice lunga sulla premeditazione. Allora renditi conto che il più grande errore della tua vita lo ha commesso lui, consapevole di ciò che stava facendo, dopo una lunga attesa (e ci credo che tu abbia potuto pensare di essere più importante di tua sorella!) e approfittando della tua solitudine, inesperienza e ingenuità. Tu me l'hai raccontata così, allora credi alla tua versione. 

Sei stata abusata, sei una vittima e nessuno ha pensato a te, la più fragile. Lui se l'è cavata, tu paghi ancora oggi con una relazione drammatica con tua sorella. Che era l'unica adulta e avrebbe dovuto avere un po' più di buonsenso, invece di fare scenate e leggere diari. Invece di perdonare il responsabile e vendicarsi per anni su di te.

Ripeto, non voglio aizzarti, ma voglio che tu affronti il tuo compagno con una consapevolezza diversa dello svolgersi dei fatti e dei vari ruoli.
Cerca di essere più nobile d'animo degli altri, perdona, ma spiega bene a tua sorella che non è andata esattamente come si racconta per tenere in piedi il matrimonio, farà bene a trovare una altro metodo o un altro pretesto e smetterla per sempre di affrontare l'argomento: si è comportata nel peggiore dei modi.

Con l'attenuante del dolore della moglie ferita e l'aggravante di avere continuato a tormentarti per anni. Che tormenti il marito, lui ti ha circuita per anni e, se ha paura di perderlo, tormenti se stessa per non essere stata all'altezza della situazione e non aver protetto la più debole da subito. Liberati di un senso di colpa che non devi avere e rafforzati in questa persuasione.

Perché ciò che ti ha impedito di parlare è stata la vergogna. Che, come vedi, ha fatto solo danni. Pensaci molto bene, convinciti e liberati (ma non vendicarti, non ribaltare i ruoli, sono dei poveretti tormentati e non hanno strumenti per analizzare la situazione. Tu almeno ci hai provato. E per fare il salto, hai chiesto aiuto).

E ora passiamo alla risposta. Sì, rischi grosso: hai taciuto per due anni. Ma il silenzio ti porterebbe a vivere un inferno intollerabile. Quindi devi dirglielo. E quasi sicuramente lui si arrabbierà perché non glielo hai raccontato prima, perché non hai fiducia in lui eccetera. Allora fatti coraggio: racconta la storia così com'è (evita però di fargli capire perché la stai raccontando), chiedigli dall'inizio di tentare di immedesimarsi, di pensare a te e non a sé, di non prendere ciò che dirai come un affronto personale, ma di capire perché hai esitato. Di capire quanto hai sofferto e quanto soffri. Poi costruisci il racconto mettendo nel giusto risalto l'abuso (cioè senza esagerare) e soprattutto il fatto che lo hai capito solo ora, con la maturità, dopo anni di tormento e sensi di colpa.

Può essere che ti lasci, ma sarà un inferno breve, non durerà quell'eternità che ti stavi preparando. E siccome ho idea che sia bene dirti tutto chiaro, passo per passo, perché sei ancora molto insicura, ti consiglio di essere molto equilibrata nel racconto. Altrimenti non scoppierà lo sfracello tra di voi, ma scoppierà di sicuro con la famiglia di tua sorella. Perché non so se il tuo compagno la farebbe passare liscia al cognato.
Mentre devi mettere bene in chiaro che hai finalmente la verità, ma hai perdonato e trasferito l'inferno da casa tua alla loro, è una pena più che sufficiente. Anche il tuo compagno è tenuto a perdonare.

Quindi, in sintesi, ti suggerisco innanzitutto di pensarci bene e a lungo, puoi riscrivermi se vuoi; poi di spiegarti con tua sorella con la sicurezza -non durezza né rancore- necessaria, senza tuttavia rivelarle quello che hai intenzione di fare e infine, quando sarai abbastanza sicura sicura e forte, di affrontare il tuo compagno. E di essere pronta a far valere le tue ragioni se è il caso, fargli notare serenamente che la vittima sei tu, non lui, che gli anni di sofferenza hanno pesato solo sulle tue spalle e che l'oppressione della vergogna e del senso di colpa ti hanno impedito di parlare.
Non devi scusarti con nessuno
, devi prendere in mano la sua situazione.
Hai già pagato abbastanza una colpa non tua.

Ti auguro tutta la felicità possibile,

di Antonella Viale

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