Magazine Giovedì 8 agosto 2013

«Per lui ho la funzione di una seconda mamma» Lo psicologo risponde

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Magazine - Salve,
mi trovo in un momento di crisi perché non capisco bene che direzione dare alla mia vita. Ho 24 anni e da quattro sto insieme al mio ragazzo. Negli ultimi uno o due anni abbiamo consolidato il rapporto e questo ha portato a un appiattimento della nostra vita relazionale e sessuale.

Non so come ma facciamo sesso ormai solo quando parliamo di lasciarci. Infatti quando realizziamo che le cose non vanno, che è meglio chiudere, lui è inspiegabilmente attratto da me quando, fino ad allora, non mi toccava quasi. Questo mi frustra.

In più nella vita di tutti i giorni io per lui ho la funzione di una seconda mamma che gli dà attenzioni, lo ascolta, si prende cura di lui.
Non so se questo mi piace, non so se corrisponde a quello che vorrei essere. Tutto ciò si ripercuote sul mio fisico: tendo a reagire allo stress abbuffandomi stupidamente di cibo.

Purtroppo ho poca autostima per quanto riguarda le relazioni con l'altro sesso, probabilmente anche perché non mi sono mai sentita apprezzata a livello fisico da mio padre, che è l'unica figura maschile della mia famiglia.
Non perde occasione per sottolineare che lui è l'unico magro della famiglia, mentre mia madre, mia sorella ed io siamo delle vacche grasse.

Forse il mio problema è che sto maturando un odio nei confronti degli uomini per colpa di mio padre e ho paura, perché io credo di essere molto di più di una futura vecchia inacidita dalla vita.
Grazie per aver letto il mio sfogo.

Buongiorno,
grazie a lei per avere scritto. E leggere il suo sfogo è stato interessante. Spero che sia altrettanto interessante e utile, per lei, leggere la mia risposta. Anzi, le mie risposte, perché in realtà, pur scrivendo poche righe lei ha espresso ben di più che un problema.

All'inizio parla della difficoltà di dare un indirizzo alla sua vita che non è un problema da poco.
Poi, nello scrivere, emerge una problematica di coppia che, inizialmente, sembra centrata sul sesso ma che, poi, sposta l'attenzione su di una più vasta e complessa tematica relazionale.
Dalla problematica sulla confusione dei ruoli, passa a descrivere un suo comportamento, scorretto, con il cibo.

E dal cibo passa al rapporto, ovviamente d'amore ed odio, con suo padre, che lei descrive come, da sempre, odioso al punto di minarle la serenità e l'autostima.
Dal rapporto, difficile, con suo padre, passa a generalizzare: «teme» di strutturare un odio verso tutti gli uomini (come se tutti gli uomini fossero suo padre?) e chiude con il suo timore di diventare una vecchia inacidita.
Sembra, a prima vista, un cerchio. Anche se, poi, a ben vedere, non è che l' inizio e la fine siano proprio sullo stesso piano.

Cosa c'entra essere una vecchia inacidita con il fatto che ha un compagno con cui ha un rapporto quasi normale? Normale nel senso che quando i rapporti si consolidano, spesso, si appiattiscono e che, normalmente, non viene tanta voglia di fare all' amore con una seconda mamma ( ne è eccitante fare sesso con un cucciolo)  mentre viene meglio quando qualcosa fa scattare la passione. Dunque, senza scomodare analisi più profonde, basterebbe instaurare una relazione più tra adulti ed affrontare assieme questo problema su di un piano di parità.

Ma questo è solo un dettaglio.
E se mi permette vorrei riscrivere quello che lei ha scritto,ma con un altro ordine.
Ovvero: lei ha un brutto rapporto con suo padre che lei definisce odioso ma che, forse, piu probabilmente, si sviluppa a partire da una sorta di amore non corrisposto, tale da crearle un brutto rapporto con il cibo (che, simbolicamente, riporta su di un piano materiale, una difficoltà vissuta a livello emotivo affettivo). Non solo, questo rapporto, difficile, con la figura paterna ( ma nulla sappiamo del rapporto con sua madre che pure ha un ruolo non secondario) le mina l'autostima, rendendole difficile anche assumere un adeguato rapporto di coppia con il suo fidanzato. Rapporto che, a livello sessuale, risente di un' impostazione, quanto meno vecchia rispetto alle esigenze del ventunesimo secolo.

E non è un caso che siamo arrivati a parlare di in che anno siamo.
Perche questa è una premessa importante per poter rispondere, poi, alla domanda che lei pone all' inizio della sua mail, ovvero: che senso dare alla sua vita.
Già siamo nel 2013. E lei ha 24 anni. Forse sarebbe il caso che su queste due date lei facesse una riflessione e le tenesse come due punti fermi.  Cominciamo dalla sua età , credo che si possa dire che lei, ora, non è più una bambina piccola! No, direi di no! Anzi, lei è una giovane adulta. E prima di pensare alla sua vita futura dovrebbe fermarsi un attimo, più o meno lungo, a riflettere sulla sua attuale situazione. A pensare a cosa ha ed a cosa è. E superare il ricordo di quello che è stata e di quello che ha avuto o non ha avuto, visto che lei è la prova vivente che si è potuta permettere di non averlo. E ovviamente questo si riferisce ai suoi rapporti familiari.

Forse il suo rapporto con suo padre non è dei migliori e forse suo padre non si rende conto che se lei è così dovrebbe fare, lui, una sana autocritica( visto che ha contribuito geneticamente e relazionalmente a farla nascere ed a crescerla). Ma è altrettanto vero che a 24 anni si è abbastanza grandi da non aver più così tanto bisogno di avere la totale approvazione dei genitori (anche se è fastidioso essere continuamente denigrati). Nè è così necessario avere tutto questo amore paterno. Ma, forse, lei reagisce ancora come una bambina di 4 anni.. ed allora diventa ancora piu importante ricordarsi che invece ne ha proprio 24. E non credo che lei abbia ancora bisogno di restare cosi tanto in soggezione delle sue figure genitoriali specie se non proprio positive.  

E poi siamo nel 2013. Lo ripeto perche questo diventa importante non solo per quello che riguarda il suo rapporto con suo padre ma anche per quello che riguarda il rapporto relazionale/sessuale con il suo compagno.
Come dicevo la vita di coppia ha i suoi vantaggi ,ma ha anche i suoi limiti. Che sono piuttosto noti e ripetuti. In più, di sicuro, il rapporto tra uomo e donna ( o tra Donna e Uomo?) si è evoluto e si è molto trasformato nel giro di pochissimi decenni. Questa rapida trasformazione ha portato non poca confusione nei ruoli e nelle aspettative reciproche, dove si mischiano vecchie tradizioni, vecchi slogan e nuove liberta e necessita'. A volte così contradittorie da essere di difficile gestione. Non ci sono piu i vecchi schemi e non sono stati ancora decisi i nuovi e in questa area di mezzo non è semplice capire come ci si deve comportare nei ruoli che si sceglie nè cosa aspettarsi dai ruoli degli altri.

Mai come oggi diventa necessario parlarsi, ascoltarsi e mettersi d' accordo. E sembra che, al di là dei proclami, non siamo stati abituati ad accordarci sulla vita di coppia .
Ma, il fatto che sia difficile vuol dire solo che bisogna dedicarci una maggiore attenzione.
Dunque, prima di decidere che senso dare alla sua vita si prenda il tempo per ricordarsi e per sentirsi una giovane 24enne, pronta a vivere le sfide del terzo millennio.

Tiri su la testa, prenda un bel respiro e sorrida.
Buon viaggio.
Saluti

di Marco Ventura

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