Magazine Giovedì 8 agosto 2013

Una pura questione di mortadelle: la recensione

Una pura questione di mortadelle

Magazine - Vi siete mai sentiti degli emeriti ignoranti prendendo in mano un saggio storico specie se scritto da persona d’acclarata fama: «Niente paura» esorta l’autore. «I libri di storia invero i libri in genere sono prodotti commerciali né più né meno della mortadella…». Con stile brillante e iconoclasta Niccolò Capponi spiega come scrivere del passato in maniera godibile e magari edibile come l’insaccato del titolo in un vademecum indispensabile per tutti coloro che volessero approfittare materialmente della musa Clio, recita la presentazione editoriale di Una pura questione di mortadelle: saggio di eresia storica di Niccolò Capponi (Bietti, 2012, pag 220, 18 Eur). 

Niccolò Capponi, che ha pubblicato diversi libri con il Saggiatore: Lepanto 1571, La battaglia di Anghiari e Il principe inesistente: La vita e i tempi di Machiavelli, con la consumata abilità e l’humour, un bel mixer anglo toscano, che gli è consueto e lo distingue da sempre, ci presenta una sua divertente e smaliziata interpretazione dell’arte della scrittura, insomma di come scrivere un saggio di storia con indirizzo marketing oriented e come toccare il cuore - e magari le tasche - degli editori per cominciare e dei lettori, in seguito.

Chi legge scoprirà gli ingredienti necessari per trasformare un'opera storica in mortadella piacevole, gustosa e meglio se redditizia per l’autore.

Infatti il nuovo libro di Niccolò Capponi, che si rivolge agli aspiranti storiografi, ma non solo a loro, perché la lezione è valida per ogni genere di scrittura che lui stesso apprezza e cita con piacere. In pratica un manuale per scrivere di storia, ovverosia per scrivere e vendere quella che si compiace di spiegarci, andrebbe definita popular hystory che, come per la fabbricazione di mortadella di qualità, combina ponderati suggerimenti di metodo e utili trucchi da sfruttare

Pestifero e dissacrante sforna un elenco di possibili titoli ad effetto per un libro di storia, quali: La fionda di Davide, L’ombra dei Medici, L’umana commedia. Dante Alighieri, agente segreto di Cangrande della Scala ecc., non so se ispirati anche dal grande giornalista Achille Campanile, il trionfo dell’ anticonvenzionale, campione del surreale, sempre alla ricerca della battuta e della stilettata intelligente.

Con spiritaccio fiorentino, Capponi sferza i colpevoli di quelle che senza mezzi termini giudica solo bischerate. Per chi naviga a vista nello stagno della sopraffina storiografia italiana è facile individuare gli autori delle malefatte esposte a titolo di quanto non si deve assolutamente fare. Invita, se si intende stendere un saggio, di diffidare sempre della storia vista attraverso occhi e interpretazioni soggettive. Fantasiosa alea concessa invece senza troppa parsimonia ai romanzieri del settore.

Ripropone, nel capitolo Carni del passato, fatti, detti e aneddoti meno conosciuti di nomi famosi del passato: geniali uomini di stato, generali, dittatori efferati, letterati di vaglia. Cita lo stile narrativo, quasi colloquiale, di Carlo Maria Cipolla, grande storico economico italiano che gli permetteva di spiegare con toni facili, persuasivi, problemi tecnici e statistici. Uno stile in cui spesso affiorava un umorismo sottile, al quale Cipolla dovette il suo successo presso il grande pubblico. Umorismo che considerava un dovere sociale e che esplose in Allegro ma non troppo (le cinque leggi fondamentali della stupidità), un eccezionale caso di best-seller scritto da uno storico. 

Forse un po’ lungo, anche se utile, il testo esplicativo delle Appendici 1 e 2 ma gustosa la pratica ricostruzione e il divertissement offerto dalle pagine 192-198 dallo scontro disputa diverbio tra autore e critico a conclusione dell’eretico saggio.

di Patrizia Debicke van der Noot

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