Magazine Martedì 4 giugno 2002

Il dramma di un lettore (parte II)



Verso i quarant’anni, un pensiero lo preoccupò. Quanti libri gli rimanevano da leggere prima della morte? Quale percentuale di opere aveva già divorato di quelle concesse nell’arco della sua vita?
Decise risoluto, dopo mesi di malessere dovuto a quell’ossessione, che non aveva ancora raggiunto la metà dei libri ai quali era destinato. Era certo che, con il matrimonio dei figli, e una volta raggiunta la pensione, avrebbe potuto dedicarsi quasi a tempo pieno alla sua passione: leggere viaggiando. Rassicurato, ritornò piacevole divorare ogni racconto, ogni pagina e parola. La mente riprese i soliti calcoli ossessivi sui numeri di pagina, ripetendoli all’infinito.
I libri però di una certa consistenza, come ad esempio l’Ulysses che rallentava i tempi obbligandolo a rileggere e a riflettere, grandi tomi come L’idiota, od opere in più volumi come la Storia della mia vita di Giacomo il Veneziano, gli davano ansia.
L’uomo temeva infatti, a loro causa, che si sarebbe abbassata la totalità numerica dei libri che avrebbe letto nella sua vita. D’altra parte non poteva barare e leggere solo piccoli racconti od opere brevi, al di sotto di cento pagine. Che senso aveva la letteratura senza quelle pietre miliari che davano ragione al suo essere lettore? Per ridurre l’angoscia sentenziò di affrontare contemporaneamente più libri. E così affiancò Ballard e Puig, Gordimer e Salinger, L'Uomo Senza Qualità a L’uomo che ride. Un’altra intuizione gli venne in aiuto. Se la soglia dei libri che avrebbe letto fino alla morte era già stata determinata (settemilaseicentoquattro libri, ad esempio) più tempo impiegava nella lettura di un’opera, più ancora gliene rimaneva per giungere alla fine del meraviglioso percorso, al Binario Morto.
Grazie a quel pensiero il lettore si risollevò il morale, e gustando sempre più pagine e libri interi, mangiati in un sol boccone. E ciò grazie anche ad un’insonnia che diveniva sempre più cronica, e che mai e poi mai il lettore avrebbe voluto curare.

Un nuovo periodo di crisi però aspettava dietro l’angolo. Aveva compiuto sessant’anni ed era già in pensione quando cominciò ad esasperare ogni giornata. La causa era un’idea malsana. Il lettore aveva deciso di sommare le pagine d’ogni libro letto dalla nascita, per comprendere meglio la portata della sua missione. I problemi risultarono innumerevoli. Il primo fu la memoria. Infatti non ricordava più i titoli d’alcuni libri letti in gioventù. Sapeva che al tempo delle scuole medie, quando aveva precocemente affrontato Kafka, aveva comperato molti libri di fantascienza della collana Urania. Ma quali e quanti? Ed i suoi insegnanti delle medie, quali biografie gli avevano intimato di leggere? Rammentava una vita di Dante, una di Galileo, la storia di Michelangelo, ma poi? Ed i libri dell’infanzia? Tantissimi libri di frontiera di Zane Grey. In quale misura? Inoltre rammentava volumetti di Corsari Verdi, Rossi e Neri, figlie di pirati, nipoti di capitani. Quali erano i titoli?
Certo, era consapevole che non poteva ricominciare a rileggere cose che non gli dicevano più nulla, solo per scoprire cosa avesse divorato da piccolo!
Il secondo problema era ancora più inquietante. Molti libri di gioventù, che aveva preso in prestito nelle biblioteche più disparate o che aveva imprestato ad amici in malafede, erano ora introvabili, non erano più in commercio. Come allora risalire al numero di pagine di ciascuno? Impossibile. Il terzo problema era invece suggestivo. La risoluzione l’avrebbe costretto ad un percorso a ritroso nei paesi esteri dove aveva soggiornato per ricostruire le opere in lingua originale che aveva affrontato, di cui ricordava contenuti ma non i titoli.
L’uomo abbandonò l’idea, le difficoltà erano troppe, e oltretutto l’avrebbero distolto dalla sua missione di lettore. Altri libri l’aspettavano, nuovi autori comparivano ogni giorno nelle librerie ed era ben lontano dal finire i classici. Si riconcentrò così nel piacere per alcuni anni.
Poi ricominciarono i problemi di vista, i ricoveri in serie in ospedale. E il dramma si completò. Il lettore ormai non gustava più le pagine, le righe, le parole che leggeva. Era avvelenato da un senso d’isolamento, da una premonizione continua che gli sussurrava che le pagine, le righe, quella parola, che i suoi occhi ancora ed a fatica conquistavano, poteva essere l’ultima.
Il maledetto cento per cento stava arrivando...

Marino Muratore

Marino Muratore (nato a Diano Marina e residente a Ceranesi) è un dirigente del Comune di Arenzano, responsabile dell’area dei servizi sociali e sanitari. Questo racconto è stato recentemente premiato al concorso “Metti un sogno nel carrello”.
di Donald Datti

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