Magazine Martedì 4 giugno 2002

Il dramma di un lettore

Ogni ritaglio possibile di tempo lui lo dedicava a leggere. Nella toilette dei treni, sulle panchine in fronte al mare, nella sala d’attesa di un dentista, durante il lavaggio automatico dell’autovettura.
Ed ogni volta, dopo la lettura giornaliera, cominciava a fare proporzioni. Calcolava ossessivamente quanto mancasse alla fine del libro che aveva nelle mani.
“In totale finora ho letto 47 pagine, quindi sono a due settimi dalla fine del libro”. Così si diceva. O talvolta usava espressioni come: “Sono arrivato ad un novantesimo dell’intera Ricerca del Tempo Perduto. Però se prendo in esame il solo Dalla parte di Swann sono quasi ad un dodicesimo del primo libro”.
Il lettore dopo l’equazione ritornava alla storia che aveva di fronte. In quell’occasione ricordò la propria mamma, quando in un paese della riviera ligure lo metteva a letto. Lei gli leggeva di Salgari, mentre nel libro la madre di Proust raccontava al figlio altre storie per addormentarlo. Chissà poi chi era Francois Le Champi?
Così procedeva nel piacere della lettura fino a quando sentiva nuovamente la necessità suppletiva di sapere a che punto fosse del libro.
Allora il nostro lettore diceva: “Ho raggiunto i quattro ventitreesimi di Linea d’Ombra. Se stasera leggo ancora qualche pagina arriverò ad un quarto del libro. Domani, nella pausa pranzo sopraggiungerò perlomeno alla metà, se non ai tre quinti”. Godeva per quelle affermazioni che gli confermavano il poter conseguire il risultato auspicato. Pochi istanti dopo si riperdeva nella pagina del racconto, cercando di comprendere chi fosse l’intruso, il maledetto doppio. Quei calcoli algebrici rimanevano una costante della sua personalità di lettore.
“Ho appena superato il 56% del Tamburo di Latta, si confessò dopo aver letto la prima esibizione musicale di Oskar nello spettacolo circense di Bebra. Il lettore aveva appena finito di sorridere per la magia di Roswhita che sapeva indovinare i vizi segreti dei soldati.
“Ho letto i due settimi dei Demoni” si disse mesi dopo, sconvolto dallo svenimento Lizabeta, dopo che questa aveva visto Satov colpire con un terribile pugno Vsevolodivic. Il lettore approssimava le percentuali sempre per difetto, non voleva concedersi alcun vantaggio.
In quel periodo però era stupito per la lentezza della sua lettura. Gli bruciavano gli occhi e tante volte sul treno, mentre guidava la macchina o ascoltava il telegiornale, non riusciva a muovere gli occhi lungo le righe dei romanzi. Risolse tutto grazie ad un buon oculista.

di Donald Datti

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