Magazine Lunedì 3 giugno 2002

Io e il putto

Parafrasando Oscar Wilde, è vero che il peggior torto che possono farci gli dei è quello di veder realizzati i nostri desideri…
Orbene ecco ciò che mi accadde.
Un giorno vidi a lezione un tizio con spettacolari bicipiti, occhio azzurro, barbetta, ricci ed un viso da cristo del Mantegna che levati!!!
Subito mi dissi, gli devo piacere, gli devo piacere e lo andavo ripetendo come un mantra… ma mi accorsi troppo tardi, in quanto era seduto, che era anche alto come un quadro del Mantegna, circa un metro e sessanta. Nessun razzismo verso i bassi, s’intende, ma già io ho il complesso del gigante Golia, uno così non faceva che aumentarmelo. Ma così vuole la vita, fu uno dei pochi casi in cui l’alchimia funzionò.
Cominciammo a parlare e lezione dopo lezione, la cosa andò avanti. Io mi comportai da vero vampiro, non avevo, dopo l’infoio iniziale, il minimo interesse nei suoi confronti… ma continuai a vederlo, a parlargli, a saltare con lui le lezioni, mentre mi sorbivo i suoi racconti da quinta elementare e le sue ubbie da metallaro frustrato. Non so perché lo facevo, forse perché così il tempo scorreva a vuoto e mi faceva meno male o perché dopo tanto “patire” finalmente qualcuno si interessava a me.
Ero incerta. Mi tiro una storia con questo o non mi tiro una storia?
Dovevo essere proprio cieca e confusa per non vedere ciò che avevo davanti. O meglio. Se avessi potuto discernere con chiarezza, non avrei visto proprio niente, è questo il punto. Succede come quando un amico ti regala un oggetto che trovi di pessimo gusto e lo metti in cucina, poi lo sposti in salotto, dopo lo chiudi nel ripostiglio, ma non ti decidi a disfartene, né vuoi dire la verità. Lui era sempre in mezzo ai piedi e io lasciavo che ci stesse.
Ma un brutto giorno, decise di rivelarsi, alla sua solita maniera, affrontando il discorso cerebralmente, parlando, parlando, parlando. Lo accompagnai dal treno e per puro masochismo acconsentii alle sue richieste… "ci mettiamo insieme?".
Ma provai, badate bene, di mia iniziativa a baciarlo, un barlume di buon senso sopravviveva, non si compra a scatola chiusa… chissà, magari scopro un nuovo talento. O io non sono fortunata con i baci o capitano tutte a me, giuro mi sembrò di baciare un gatto, con quella linguettina moscia e fredda, impacciato come se avesse la cavità orale piena di bostik. Penso che avrebbe fatto scappare anche il più piccolo impulso erotico a chiunque.
Non contento dopo il fatale impatto, guardandomi con fare pulcineggiante mio disse “la mia ex mi diceva che non sapevo baciare bene…mi insegni tu, vero?”.
Nessun commento.
Lo misi sul treno, sperando che deragliasse.
La domenica dopo mi chiamò a casa, il giorno prima avevo tenuto staccato il telefono, lo scaricai in men che non si dica. Ora so con precisione che se egli morirà in giovane età, il suo spirito verrà imperituro a tormentarmi, sempre che trovi la strada.

Claudia Bonani

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di Donald Datti

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