Magazine Sabato 1 giugno 2002

60 watt (parte V)



La notte a Genova non è vera notte. C’è gente sì, che si addormenta, che dorme, che fa l’amore, come a Torino, a Milano, a Caltanisetta e in mille altre città, ma a Genova non è mai notte. Questa città non si addormenta mai completamente, perché vive già tutto il giorno in un denso torpore di vecchietta rugosa seduta sulla riva del mare, con rughe profonde come vico Falamonica, i vestiti stracciati dal vento del porto. Perché dormire se non si è mai stanchi di tenere aperti gli occhi? Verso le quattro del mattino la luce era ancora accesa in quell’ammezzato in via Luccoli.
«Sai che se dovessi fabbricarmi un ragazzo lo farei esattamente come te?»
«Perché? Perché non fa l’amore con le coinquiline?»
«No, perché hai gli occhi di uno che sa dire cose bellissime».
«Ma che stai dicendo? Per star vicino ad una persona bisogna saper fare delle cose più che saperle dire. Ho avuto persone vicino che erano stufe delle mie parole, degli sguardi profondi che parlavano solo a me stesso, ma non ho saputo agire e mi sono scappate di mano, scivolate via altrove». «Sai, io penso di essere così, come te. Appena comincio ad attaccarmi ad una persona, a capire i suoi passi, a capire quando arriva dal modo in cui apre la porta, a sentire su me le carezze che faccio a lei, è come se di colpo diventasse sale, come la moglie di Lot, quel tipo della Bibbia. Perdo chi mi sta vicino e non lo trovo più».
«Prova a lasciare qualche briciola sulla strada, magari qualcuno ti troverà prima o poi no? Oggi ha funzionato no?»
«Chi mi ha trovato? Tu forse? Tanto lo so. Tra qualche ora anche tu sarai una statua di sale...»
«Beh... sale per sale, mettitene un po’ in tasca e conservalo no?»
«Perché non stiamo assieme questa notte? Questa notte soltanto. Domattina tutto come prima, ognun per sé e io torno a casa»
«Ma a che serve? Se ti dicessi di sì sarei un tipo di sale più dolce forse?»
«No, ma saresti l’unica persona che mi ha cercato per quello che sono. E che mi ha dato un bacio senza conoscermi»
«Avrei bisogno sempre di trovarti sul portone, ma so già che domani arriverò a casa e non troverò nessuno e ci starò male, magari non troverò di nuovo le chiavi e sarò solo in casa a guardare la mia ombra sul palazzo di fronte»
«Beh, ma stasera ci sono due ombre vedi?». Giusy indicò la finestra: due figure nere si muovevano sul muro, una, con la testa tonda tonda, era lei.
Cosimo pensò al giorno dopo e al giorno dopo quello e a quello dopo ancora. Forse avrebbe visto un’ombra sola su quel muro, ma quella notte ce n’erano due, le fissò nella sua mente come in una fotografia, mentre con una mano accarezzava il viso di lei.
Qualcuno aveva raccolto le sue briciole ed era arrivato fino a lui.

Giacomo Revelli
di Donald Datti

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