Magazine Sabato 1 giugno 2002

60 watt (parte IV)



In effetti Genova aveva deciso di rinfrescare la serata e benedire la sposa ovunque essa fosse con un bel temporale, di quelli che fanno fumare i coppi sui tetti e fanno scappare i gatti. Quei due, finita la cena, continuarono a parlare tra di loro, di tutto, politica, arte, letteratura.
«Ma dai davvero ti piace Gogol? Ma quando li leggi ’sti libri se devi consegnare tutte ’ste lettere?»
«No, no, Gogol l’ho letto al Liceo, adesso riesco a leggere sì e no qualche racconto qui e là, il resto me lo leggo d’estate».
«Ma perché non hai continuato a studiare se ti piacciono così tanto i libri?»
«Napoleone. Napoleone aveva già deciso che Elba sarebbe stata la laureata per casa, così io ho fatto un po’ di tutto, dalle collanine a domicilio, alla cassiera abusiva, alla cameriera, alla postina che faccio tuttora».
«Ecco perché sei riuscita a trovare così facilmente questa casa».
In tutti quei discorsi Giusy sorrideva poco. Si limitava a degli sguardi profondissimi che Cosimo reggeva per pochi secondi.
«Ma tu? Vivi da solo in questa casa?»
«No, no, c’è... c’è anche una ragazza e un altro ragazzo».
«Allora ce l’hai la ragazza! M’hai contato una palla giù di sotto! Perché sono uno sgorbio e tu non vuoi uscire con me!»
«Ma va! La ragazza è una coinquilina. E non so neanche se resterà ancora perché m’ha scritto un biglietto e m’ha mandato a quel paese. L’ho letto cinque minuti fa. La fidanzata ce l’avevo ma anche lei m’ha piantato per un altro, quella al telefono però».
«Ah, mi dispiace. Ma era tanto che stavate insieme?»
«No, no, solo un annetto, e deve ancora finire questo mese per l’affitto...».
«Ma che hai capito! Dicevo con la tua ragazza, era tanto che stavate insieme?»
«Quasi quattro anni. Mi sono volati, Non me ne sono reso conto. Chiama il tuo Paolo, sei ancora in tempo».
«No. Quello è un cretino, appena vede una scollatura o un paio di gambe all’aria il suo cervello si trasferisce giù in basso. E, dimmi hai sofferto tanto? Si vede sai?»
«Come si vede? Sono così rovinato? Perché?»
«Si vede e basta. Ti manca qualcosa che hai da dare a qualcuno e ti scotta dentro, hai da vomitare un sacco di parole belle secondo me, fortunata la tua coinquilina, chissà che discorsi vi fate la notte».
Cosimo restò stupito. Era come se quella ragazza paffutella dalla sua finestra aperta di Massa fosse stata ad origliare per un anno intero i discorsi che lui ed Erica facevano nella loro fase R.E.M.. Come quando lui le descriveva Silvia, la sua ex, o quando lei gli chiedeva di raccontargli qualsiasi cosa per farla addormentare. Cosimo giocava con il suo sonno, lei persa nella voce di lui come un Icaro dalle ali di cera, ma lui scendeva a prenderla ogni volta che le si scioglievano.
«E avete mai fatto l’amore?» chiese Giusy.
«Chi?»
«Come chi? Tu ed Erica, la tua coinquilina! Un anno passato a dormire uno vicino all’altro e niente?»
«No. Niente. Era solo una mia amica. Non volevo altro da lei che quello che mi dava. Ascoltarmi e basta».
«Ma te lo ha mai chiesto?»
«Mai direttamente. Avevo capito di piacerle ma non ho mai voluto cedere, neppure a me stesso, amavo troppo la mia ragazza, non ce l’avrei fatta a far l’amore con un’altra persona. Per me funziona così, forse sono io il pazzo».
In quel momento qualcuno nel vicolo giù di sotto passava con un motorino dal rombo assordante. «Che ore sono?» chiese Giusy «che ore sono?»
«Sono le undici e mezza passate».
«Posso chiederti un favore Cosimo?»
«Sì? Scommetto che vorresti dormire qui. Giusto?»
«E dove vado sennò? Fuori piove e non conosco Genova. Ti prego! Mi metto lì sul sofà buona buona, come un cagnolino, ti guarderò dormire, mi sveglierò ad ogni tuo respiro più corto, puoi parlarmi tutta la notte! Dai!»
«Vabbè, ma domattina chiami il tuo Paolo e ti fai venire a prendere ok?»
«Si vedrà, si vedrà».

di Donald Datti

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