Concerti Magazine Mercoledì 29 maggio 2002

Massimo Ranieri al Carlo Felice

Magazine - Uno sente che Massimo Ranieri è in teatro, e come minimo se lo immagina alle prese con Liolà, con Pulcinella o con il Rinaldo in campo. Già, perché negli ultimi anni Giovanni Calone (questo il suo vero nome. Ma è stato anche Gianni Rock) ha scelto sempre più spesso di calcare le assi del palcoscenico, piuttosto che dedicarsi al suo primo amore, la canzone. Ma giovedì 30 maggio, alle 21, l’attore-cantante-presentatore (e anche artista circense, in Barnum) sarà al Carlo Felice per un concerto. Lo scugnizzo, l’eterno ragazzino torna a concedere le grazie della sua ugola d’oro al suo pubblico.

Un pubblico che lo ha sempre seguito con affetto, dagli esordi nelle trattorie e nei banchetti nuziali ai fasti festivalieri di Perdere l’amore (canzone ricordata anche grazie alla geniale non-cover Perdere il trattore). Il successo di Ranieri può avere tante spiegazioni: è sicuramente un bell’uomo (uno di quelli che potrebbe contendere il cuore di mia madre a Gianni Morandi, per intenderci), è decisamente poliedrico, è bravo. Ranieri ha saputo affermarsi in sorprendente equilibrio tra una vena partenopea e un’aspirazione ecumenica. Ha cantato O surdato ‘nnammurato, ha fatto Pulcinella, ha cavalcato la sua napoletanità senza scadere mai nella macchietta. Ha rimestato a piene mani nel sentimentalismo di marca decisamente popolare senza però bruciarsi mai (come dire: è salito sulla Love Boat con Christian, ma non è affondato), ha sfiorato pericolosamente la sceneggiata senza mai andare a sbattere sul corpaccione monolitico di Mario Merola.

È più elegante di Nino D’Angelo, altro scugnizzo DOC (entrambi hanno cominciato giovanissimi, entrambi hanno fatto un sacco di lavori umili), non ha mai girato Nu’ jeans e 'na maglietta (anche se la fiction tv sui pompieri non è certo una perla). Ma rispetto all’ex caschetto d’oro Ranieri pare un po’ inchiodato al passato, dimostra di non aver saputo (o voluto) mettersi in gioco. Magari è un segno di coerenza, un voler seguire la propria strada senza fare l’occhiolino a un pubblico più giovane. Però poi ha pubblicato un album (Canzoni in corso) con successi di Samuele Bersani, Pino Daniele e altri autori “giovani”… E allora mi permetto di dare un consiglio al buon Massimo. Per stare al passo dei tempi, se non si vuole mettere a fare il rap, perlomeno cambi un po’ il suo . È bruttino, graficamente improponibile: sembra un sito amatoriale. Ma di un amatore senza grande passione. Altro che rose rosse, qui siamo alla pace dei sensi.

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