Concerti Magazine Giovedì 11 luglio 2013

The Show Must Go On: l'omaggio di Brian May a Freddie Mercury

Freddie Mercury e Brian May in un'immagine di metà anni Ottanta

Arriva in Italia il Born Free Tour di Brian May. Il chitarrista dei Queen torna a suonare dal vivo insieme alla cantante inglese Kerry Ellis per una serie di concerti (semi)acustici a sostegno della Born Free Foundation, l’organizzazione mondiale che si occupa di proteggere e conservare le specie minacciate, in particolare i leoni che, in gran parte dell’Africa, sono in grave pericolo.

Queste le date italiane:
sabato 13 luglio - Sogliano al Rubicone (FC), piazza Matteotti
domenica 14 luglio - Pescara, Teatro d'Annunzio (Pescara Jazz)
martedì 16 luglio - Grado (GO), Diga Nazario Sauro
mercoledì 17 luglio - Milano, Auditorium Verdi (10 Giorni Suonati)

Per l'occasione pubblichiamo un brano del libro di recente pubblicazione Champions of the world (Arcana Edizioni, 2013, 190 pp, 15 Eu) di Alessandro Cannarozzo che racconta la storia dei Queen attraverso 30 delle loro più celebri canzoni. Nell'estratto qui sotto si parla di The Show Must Go On, uno dei brani più noti dei Queen, scritto appunto da Brian May.

Magazine - Dodicesima e ultima traccia di Innuendo, The Show Must Go On, oltre a chiudere uno degli album più belli dei Queen, chiude anche la carriera di una delle band più creative, geniali, stravaganti, eccentriche e popolari della storia della musica.

Nel novembre del 1989, Mercury raggiunse May e Taylor negli studi Metropolis di Londra e, con una forza di volontà straordinaria, andò avanti a registrare tutto quello che i suoi colleghi gli davano da cantare. Era stato proprio Freddie, già gravemente debilitato, a spingere i compagni a sottoporgli qualsiasi strofa, verso o ritornello a cui lui avrebbe
prestato la voce. La sua unica intenzione, arrivati a quel punto, era quella di lasciare al suo pubblico quanta più musica possibile. Proprio grazie a questo particolare mood, il processo che portò alla realizzazione dell’ultimo album dei Queen con Freddie in studio si rivelò essere diverso dagli altri.
Per la prima volta sembrava che i musicisti stessero creando musica in maniera molto più naturale, fuori da logiche commerciali che imponevano la creazione obbligata di hit da classifica; un album per se stessi e per l’amico di una vita che si stava spegnendo lentamente.

The Show Must Go On, seppur accreditata (come tutte le altre canzoni dell’album) a tutti i membri della band, nasce dalla mente di Brian May, il quale ne scrisse gran parte del testo dopo aver sentito la celebre sequenza iniziale alle tastiere ideata da Roger Taylor e John Deacon. Lo stesso May dichiarò alla rivista Guitarist, nel 1994:

All’inizio era solo una sequenza di accordi, ma ebbi questa strana sensazione che poteva trattarsi in qualche modo di qualcosa di importante, mi appassionai molto e ci lavorai su alacremente. Mi sono seduto con Freddie e insieme decidemmo quale avrebbe dovuto essere il tema e abbiamo scritto la prima strofa. È una storia lunga, quella canzone, ma ho sempre pensato fosse importante perché avevamo a che fare con cose di cui era difficile parlare, in quel momento, mentre nel mondo della musica si poteva fare.

Il testo, emozionante e struggente, racconta di un’esistenza che si avvia verso la conclusione, attraverso il racconto di un vecchio attore di spettacolo: «Another hero, another mindless crime / Behind the curtain, in the pantomime / Hold the line / Does anybody want to take it anymore?» (Un altro eroe, un altro crimine inutile / Dietro il sipario, nella pantomima / Resistere / C’è qualcuno che ancora ce la fa?); l’attore in questione è ovviamente Freddie, debole nel fisico ma ancora forte nello spirito: «Inside my heart is breaking / My make-up may be flaking / But my smile still stays on» (Dentro mi si spezza il cuore / Il trucco si sta sciogliendo / Ma io continuo a sorridere).

Brian May fu capace di scrivere con così tanto trasporto e passione che sono sempre stati in molti ad essere convinti che l’autore del pezzo fosse in realtà lo stesso Mercury, che fosse lui in prima persona a raccontare di come vedesse la sua vita dissolversi lentamente. E in effetti, strofe come «I guess I’m learning / I must be warmer now / I’ll soon be turning round the corner, now / Outside the dawn is breaking / But inside in the dark I’m aching to be free» (Credo di iniziare a capire / Ora dovrei essere più cordiale / Presto girerò l’angolo, infine / Fuori inizia ad albeggiare / Ma dentro, nell’oscurità / Muoio dalla voglia di essere libero) e «My soul is painted like the wings of butterflies / Fairytales of yesterday will grow but never die / I can fly, my friends» (La mia anima è colorata come le ali delle farfalle / Le favole di ieri crescono ma non moriranno mai / Io posso volare, amici miei) assumono un significato autobiografico difficile da non notare.

The Show Must Go On è probabilmente l’ultimo inno della band, orecchiabile e riconoscibile sin dai primi accordi: Freddie registrò la traccia vocale in presa diretta, one take: voce e strumenti si fondono perfettamente in una melodia emozionante, sorretta da quella sequenza di accordi iniziale che viene ripetuta lungo tutta la durata del pezzo, in chiavi differenti.
Nel demo iniziale della canzone, Brian May fu costretto a registrare al-une delle strofe in falsetto, perché troppo alte, e dubitava fortemente che Freddie potesse riuscire a cantarle a sua volta; lo stesso chitarrista raccontò molto bene alla rivista dedicata al mondo del collezionismo musicale, l’americana Gold mine, questo momento particolare in studio:

È qualcosa che è arrivato come un dono del cielo, suppongo. Ho fatto alcuni demo, a pezzi, ho fatto qualche demo con la voce e qualcuno con la chitarra, fino ad arrivare a un punto in cui riuscii a farli sentire ai ragazzi e tutti pensarono che fosse qualcosa per cui valesse la pena proseguire. Quindi Freddie e io ci sedemmo, avevo con me i miei appunti e dissi: «Cosa ne pensi di tutto questo?». Fu un momento molto strano e indimenticabile, davvero, perché ero riuscito a mettere insieme qualcosa che io pensavo assomigliasse al mondo visto attraverso i suoi occhi. Non ne abbiamo parlato in questo senso. Abbiamo parlato della storia che il testo narrava… Fu davvero emozionante in quel momento, ma strano, non artefatto in alcun modo. Era solo una canzone e semplicemente ci piaceva l’idea. Fui molto soddisfatto di come venne fuori, in particolare il modo in cui Freddie spinse la sua voce a livelli assurdi. Alcuni di quei versi li registrai in falsetto per lui e mi ricordo di aver detto: «Davvero non so se questo vuol dire chiedere un po’ troppo…». E lui se ne uscì: «Oh caro, non è un problema. Mi farò un paio di vodka, quindi andrò avanti e lo farò». E lo ha fatto.

Il 45 giri venne pubblicato il 14 ottobre del 1991, singolo inglese numero 40 e ultimo singolo della band a uscire con Freddie ancora in vita. Non stupisce quindi che il gruppo scelse come lato B la canzone Keep Yourself Alive, primo singolo datato 1973; scelta dettata dalla consapevolezza che quel cerchio magico durato vent’anni stava ormai per chiudersi definitivamente. In Inghilterra non andò oltre la posizione numero 16; negli Usa, invece, The Show Must Go On uscì solo nel gennaio del 1992, in un doppio lato A con Bohemian Rhapsody sull’altra facciata del disco, e arrivò fino alla seconda posizione, la più alta posizione raggiunta da un singolo dei Queen in una classifica americana, nonché primo a entrare in una Top 10 Usa dai tempi di Another One Bites The Dust.

Naturalmente il gruppo, viste le condizioni di Freddie, non prese nemmeno in considerazione l’idea di girare un videoclip promozionale: eppure sarebbe stato fondamentale per promuovere il singolo e per accompagnare l’uscita del Greatest Hits II, in programma di lì a poco, il 28 ottobre. Così vennero ingaggiati di nuovo i Torpedo Twins, a cui venne dato libero accesso agli archivi con lo scopo di preparare un filmato costituito da immagini della band ripresa nei momenti più belli dell’intera loro carriera. Il video così composto non deluse le aspettative: le immagini scelte (alcune provenienti da registrazioni già edite, altre del tutto inedite per quel tempo) rendono perfettamente l’idea di ciò che erano stati i Queen fino a quel momento e il video divenne ben presto un classico del loro repertorio.

Infine, The Show Must Go On venne suonata dal vivo dai restanti membri dei Queen per ben due volte e in entrambe le occasioni con Elton John alla voce. La prima, durante il Freddie Mercury Tribute dell’aprile del 1992; la seconda occasione, invece, alla prima del balletto di Maurice Béjart (con musiche di Mozart e dei Queen), ricordato anche come il Béjart Ballet For Life, a Parigi, nel 1997.
Elton John era una delle persone più vicine a Freddie Mercury. I due erano grandi amici ed Elton fu uno dei primi a raggiungere Logan Place, a Kensington, quella sera del 24 novembre, appena appresa la notizia della sua morte. Eseguì dal vivo la canzone molte volte durante il suo tour dell’anno seguente, come omaggio all’amico scomparso; coloro i quali fossero interessati, possono reperire questa performance all’interno della compilation Elton John – Live World Tour 1992.

Alessandro Cannarozzo

Estratto da Champions of the world di Alessandro Cannarozzo, per gentile concessione di Arcana edizioni

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