Magazine Domenica 7 luglio 2013

V.S.Naipaul presenta La perdita dell’Eldorado

V.S. Naipul a Collisioni
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Magazine - Incominciare le ricerche per questo libro è stato come farmi trasportare in un orrore al quale non ero preparato. Non fosse che per questa ragione, avrei dovuto lasciar perdere il libro, restituire agli editori il modesto anticipo.
Con queste parole il premio Nobel 2001 per la letteratura Vidia Naipaul incomincia La perdita dell’Eldorado (Adelphi, 2012, pag.405, 26 eur). Parole che ripete durante l’incontro al festival Collisioni: fatica, impegno, stanchezza.

Accolto con una standing ovation, Naipaul ha presentato proprio a Barolo per la prima volta la sua ultima opera, intervistato dall'editor Adelphi Matteo Codignola.
«Sono venuta al Festival solo per sentire lui» - ride Emily, 50enne di Brighton - «lo considero il più grande scrittore vivente in lingua inglese». E come Emily molte altre persone aspettano con ansia il suo ingresso sul palco, chi semplicemente incuriosito per la gran folla, chi invece con un suo libro in mano per farselo autografare a fine incontro. 

Scritto tra il ’68 e il ’69 su commissione, La perdita dell’Eldorado era nato per raccontare la storia della sua città, Port of Spain nella piccola isola caraibica di Trinidad. «Pensavo sarebbe stato semplice - confessa subito Naipaul - e che potessi raccontare le vicende della mia terra con modestia. È stato un grave errore di valutazione. Di fatto ho scoperto una storia molto differente da quella che ci hanno sempre raccontato quando eravamo bambini, una storia terribile».

La storia è quella degli anni che vanno dalla metà del ‘500 fino a inizio ‘800, dalla ricerca instancabile dell’Eldorado fino all’abolizione della schiavitù. Una storia ignorata dagli stessi abitanti dell’isola, come ammette lo stesso Naipaul. E proprio per combattere questa assenza storica lo scrittore ha studiato per anni documenti e testi conservati al British Museum.

Il fiabesco passato si trasforma allora in schiavitù, torture, massacri. La colonizzazione diventa orrore, non più passiva normalità.  E su questo periodo indaga con una profonda analisi, lo sguardo sempre attento e vigile di Naipaul. Frasi brevi e asciutte, quasi da cronaca giornalistica, come per non distrarsi e lasciarsi trasportare troppo dall’indicibile dolore, fanno da tramite tra il passato e il lettore.

«La Storia ha già un significato di per sé, non occorre arricchirla o trasformarla in fiction. E il linguaggio deve sapersi adattare alla Storia, anche quando è orribile».

Codignola cerca di approfondire: «Cos’ha imparato dalla storia, cos’ha scoperto da questa dolorosa ricerca?». E Naipaul, dall’alto dei suoi 81 anni, riesce ancora a stupire. «Se volete scoprirlo, leggete il mio libro». Un piccolo momento di distensione per il pubblico e per lo stesso Naipaul che sembra a disagio sul palco. «In ogni caso, quello che ho imparato è di pensarci due volte prima di accettare un lavoro come questo».

Sembra stanco Naipaul mentre legge alcuni passi del suo libro con un filo di voce. Si interrompe più volte, per prendere fiato, per bere un sorso d’acqua. Ma il pubblico è sempre pronto a sostenerlo e incoraggiarlo.

E alla fine è moltissima la gente in fila per un autografo. Lui paziente, si mette a disposizione. Prende il libro, lo firma e poi, con un po’ di stupore, semplicemente sorride e ringrazia: «Thank you for coming».

di Lorenza Delucchi

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