Magazine Lunedì 27 maggio 2002

Io e l'anello mancante

Magazine - Se la depressione persiste, qual è il rimedio migliore?
Innamorarsi, naturalmente.
Ma no, non di uno qualsiasi, no sarebbe troppo facile, ma di quello che vedi sempre dappertutto, che ti piace tanto e non sai chi è… e te lo chiedi spesso e dici magari sapessi chi è e poi scopri dopo poco che una tua amica lo conosce, ti fai dire da lei chi è. Lei ti dice che insomma, è un tipo. E pure scarsino a materia prima. E poi a lui dice qualcosa di più su di teeeee.
Fatto sta che in uno stupido pomeriggio di inverno mi sono trovata ad offrire biscotti al cioccolato (che per me è come fidanzarsi) a un perfetto sconosciuto sulle scale della biblioteca. La sera stessa ci sono finita a letto, l’ho perso per tutto il fine settimana, l’ho ritrovato il lunedì, mi ha lasciato il giovedì. Non era scoccata la scintilla. Contento lui. Per questi attimi rubati all’eternità e allo scorrere dei secoli, una soffiata di naso di Dio, sono stata depressa per mesi e mesi.
Per un personaggio che la prima (e unica) sera che siamo usciti mi ha portato ad una convention sulle droghe leggere, che si è fatto offrire la cena (panino con porchetta), che è minidotato(!!?), che mi ha detto, testuali parole “tu sei una di quelle da scopare vestite…” ebbene sì, sono stata depressa per mesi.
Ai miei amici che mi dicevano di lasciarlo perdere perché era un deficiente, io rispondevo, ma no, ma no… ha sofferto da piccolo, sta male, abita con la nonna, e non riuscivo a capire che per giustificare il comportamento che aveva avuto nei miei confronti non bastava fosse caduto, da piccolo, da un palazzo di 15 piani.
Mi “aveva lasciato” in un giorno di pioggia e non avevo nemmeno l’ombrello, avevo vagato sotto l’acqua per ore, ero fradicia, ma non mi ero ammalata e non ero nemmeno morta di polmonite. Era un idiota, un perfetto idiota, uno che quando ti salutava al telefono ti diceva CIUAO, con un tono da seduttore di provincia da farti venire il voltastomaco. Purtroppo quando gli idioti sono alti un metro e 95, non ci sembrano poi così idioti… ma credo avesse la stessa intelligenza di una cavia da laboratorio, mentre la sua prontezza a reagire agli stimoli era di gran lunga minore.
Penso non avesse compreso nemmeno uno dei discorsi che gli avevo fatto, era troppo occupato ad esibire il suo machismo d’accatto, la padronanza di se stesso e della sua vita. Dai suoi discorsi, inframezzati di “...cioè perché io, ho risolto tutto da solo...”, ora capisco che non aveva risolto un bel niente...
Credo che se lasciasse il suo cervello alla scienza, lo userebbero come la prova inconfutabile dell’evoluzione dalla scimmia all’uomo, l’anello mancante. Io da buona appassionata di antropologia, me ne ero invaghita follemente.
Il trauma ora l’ho superato... l’ho rivisto parecchie volte ancora, anche a lezione in cui faceva deliziose domande, assolutamente fuori tema. Mi saluta a fasi alterne, a seconda che sia intento a “corteggiare” stupenda fanciulla o meno. Mi sembra strano che sia addirittura “uscito” con me che stupenda non sono di certo, si sarà dimenticato a casa gli occhiali quel giorno e se li sarà ricordati giusto 3 o 4 giorni dopo... chissà.

Claudia Bonani

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di Donald Datti

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