Magazine Martedì 2 luglio 2013

Cultura, in Italia è crisi. Di consumi e di idee. Il rapporto di Federculture

Il David di Michelangelo. Firenze è una delle poche città d'arte a crescere rispetto al 2011

Magazine - La crisi picchia sui consumi, e anche quelli culturali non fanno eccezione: nel 2012 la spesa per cultura e ricreazione delle famiglie italiane segna un -4,4%. Si va meno a teatro, si leggono meno libro e si disertano le mostre e i musei, che perdono in un anno il 10% dei visitatori. E come ha dimostrato il semi-flop del concerto a prezzi stellari di Bruce Springsteen in piazza del Plebiscito, a Napoli, gli italiani vanno anche meno ai concerti: - 8,7%.

È un ritratto a tinte fosche quello che esce dal Rapporto di Federculture, lo studio che come ogni anno fotografa lo stato dei consumi culturali nel nostro paese. La relazione, a cura della principale associazione che rappresenta le più importanti aziende culturali del Paese, raccoglie ed elabora i dati di Regioni, Province, Comuni, e di tutti i soggetti pubblici e privati impegnati nella gestione dei servizi legati alla cultura, al turismo, e al tempo libero.

Eppure non è solo la crisi ad abbattere i consumi culturali, se è vero che i 36 milioni di visitatori dei musei statali di tutta Italia superano di poco i musei della sola Londra (anch'essi pure in calo). Il problema è di sistema.
Come denunciato dal presidente di Federculture, Roberto Grossi, «Siamo in un tunnel: c'é una totale assenza di fiducia, anche tra gli operatori, a causa di leggi stupide». Oltre, ovviamente, a una imbarazzante miopia della classe dirigente. Continua Grossi: «La colpa è di un'assenza totale di programmazione e di una politica debole che allontana i privati».

Scorrendo i saggi e gli indici statistici pubblicati da Federculture, emerge un'Italia in fortissimo affanno anche sul fronte dei Beni Culturali. E pensare che appena un anno fa il Rapporto 2012 sull'Industria culturale in Italia pubblicato da Symbola e Unioncamere definiva entusiasticamente - e a ragione - la cultura come il vero petrolio dell'Italia, capace di produrre il 4,9% del Pil, occupare 1.400.000 persone (il 5,6% del totale) e coinvolgere 400.000 imprese, per un controvalore economica pari a 76 miliardi di euro.

A fronte di un incremento del 25,4% tra il 2002 e il 2011, nel solo 2012 la spesa per cultura e ricreazione delle famiglie italiane è crollata, segnando un -4,4%.
Per rendere un'idea del calo a livello geografico, un buon esempio lo danno i dati relativi ai visitatori nei musei civici. Tra le grandi città, maglia nera è Bologna, con un -17,7%, seguita a ruota da Torino -14,7%, mentre reggono il colpo le città d'arte molto frequentate dai turisti: se si eccettuano le performance negative di Roma (-6.3%) e di Milano (-5.7%), Firenze e Venezia riescono a chiudere l'annus horribilis 2012 con un ottimo incremento, rispettivamente del 8.3% e del 4.8%.
Genova segna invece una leggera flessione: - 0.9%.

di Matteo Paoletti

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