Magazine Giovedì 27 giugno 2013

Tupac Shakur e Notorious B.I.G. La sparatoria di Las Vegas

Venerdì 28 giugno esce Who shot ya? (Chinaski, 2013), il nuovo libro di F.T. Sandman e Andrea Napoli, che racconta le vicende legate al duplice omicidio più famoso della storia del rap, quello di Tupac Shakur e Notorious B.I.G.
Il lavoro si avvale della collaborazione di Greg Kading, ispettore del LAPD, che nel 2010 ha risolto i due casi.

La prima presentazione del libro si terrà venerdì 28 giugno, alle ore 18.00, presso la libreria Feltrinelli di Genova.
Sarà presente, per l'occasione, anche il rapper Tormento (Sottotono).

Di seguito, vi proponiamo il primo capitolo in anteprima

Magazine - Las Vegas, Nevada, Stati Uniti d’America. Capitale del gioco, del vizio, del divertimento sfrenato e della boxe. Uno spicchio di luci, soldi e hotel lussuosi che pulsa al centro del deserto. Una città sempre affollata che non dorme mai, proprio mai. E il 7 settembre del 1996 dorme ancora meno. Già, perché Las Vegas è un carosello di macchine, gente che urla e musica a palla più del solito. Questa sera è previsto l’incontro del pugile più famoso e devastante dai tempi Muhammad Ali. Stasera combatte Mike Tyson, al secondo match dopo i tre anni e un mese passati in galera a causa di una condanna per stupro.

Tyson è chiamato a riscattare la sconfitta subita a Tokyo sei anni prima per mano di Buster Douglas e riprendersi il titolo mondiale. L’avversario è l’attuale campione WBA, Bruce Seldon, e Mike rivuole la sua cintura.
Il pubblico accorre numeroso al MGM Grand High Casino Hotel per vedere se il demolitore dal collo taurino è ancora la macchina da guerra di un tempo. Nell’aria l’eccitazione e l’aspettativa sono palpabili.

Tutto all’interno del Casinò ha il sapore molto yankee dell’evento: dai negozi e ristoranti di lusso al tappeto rosso dello Studio Walk in direzione della Garden Arena, fino alle tante star accorse a Las Vegas per assistere al grande ritorno di Big Mike.
Tupac Shakur, il più famoso rapper del momento, è tra le celebrità attese all’incontro. L’MC è un grande amico di Tyson, tanto che il pugile utilizza il pezzo Wrote The Glory, scritto appositamente per lui da Tupac, come marcia d’ingresso quando sale sul tappeto.

Insieme al rapper ci sono il boss della Death Row Records, Marion ‘Suge’ Night, un amico di Suge e una guardia del corpo.
I quattro si accomodano a bordo ring in posti da mille dollari a cranio – tra i migliori dell’arena – con Tupac nella zona 4, fila E, poltrona 2. Sul bordo del sedile c’è scritto a mano il suo nome.
La Death Row aveva precedentemente acquistato dodici biglietti, che includevano i posti per diverse guardie del corpo dell’etichetta, ma alla fine si presentano solo in quattro.

Per la sfida Tyson-Seldon, oltre a Tupac Shakur, sono presenti molte altre celebrità, per lo più afroamericane: il Reverendo Jesse L. Jackson jr, il rapper MC Hammer, la star della televisione Roseanne, il giocatore di basket Gary Payton, il rapper Run DMC e l’attore Charlie Sheen, seduto proprio a pochi passi da Pac.
I sedicimila spettatori nell’arena, insieme ai milioni di persone che seguono l’incontro via cavo, osservano Tyson demolire Seldon in appena centonove secondi. E puff, tutto è finito.

Appena terminato l’incontro, Tupac e Suge – insieme ad alcuni membri del loro entourage che nel frattempo li hanno raggiunti – prendono la strada verso l’uscita, dove però entrano in collisione con un ventunenne di colore di nome Orlando Tive Anderson, originario di Compton, in California.
E scoppia la rissa. Sul momento non si capisce il motivo dell’alterco, ma ben presto lo verremo a sapere.
Orlando aka Little Lando – appartenente a una gang rivale rispetto a quella che appoggia la Death Row – qualche mese prima aveva cercato di afferrare un grosso medaglione con il simbolo della Death Row Records dal collo di uno degli amici di Tupac.
Volano insulti, spintoni, poi la crew di Pac inizia a picchiare selvaggiamente Orlando, riempiendolo di pugni e calci sulla schiena e in testa.

Pochi minuti dopo le guardie di sicurezza dell’hotel sedano la rissa. Nessuno del gruppo di Tupac viene fermato o interrogato dalle guardie o dalla polizia. Né si redige alcun rapporto. Dopo la rissa, come testimonia una registrazione video, Orlando viene visto parlare con gli ufficiali della sicurezza. È in piedi e non sembra ferito. Rifiuta i soccorsi e di sporgere denuncia. Nemmeno rilascia le sue generalità, semplicemente se ne va.
Tupac, Suge e la loro crew lasciano il posto dirigendosi verso il Luxor Hotel-Casinò, dove il gruppo alloggia e ha parcheggiato le costosissime macchine. Una camminata di circa quindici minuti.

Al Luxor, Pac sale nella stanza che divide con la fidanzata Kidada Jones, figlia di Quincy Jones .
Il rapper si cambia d’abito, indossando una maglietta da baseball, jeans larghi e sneakers bianche e nere. Attorno al collo fa bella mostra di sé una pesante catena d’oro con un medaglione raffigurante un uomo nero con ali e aureola che con una mano lotta contro un serpente, mentre con l’altra impugna una pistola.
Pistola che Tupac non si porta dietro quella notte, come è invece solito fare.

Non indossa neppure il giubbotto antiproiettili, ormai quasi un’abitudine, soprattutto nei momenti in cui ritiene possa esserci pericolo per la propria incolumità. Ma a Las Vegas si sente tranquillo: è lì per l’amico Tyson e per presenziare a una serata di beneficenza. Non pensa di rischiare nulla. E poi fa molto caldo, e il giubbetto antiproiettili salva dalle pallottole ma non dall’afa. Anzi, ne aumenta di parecchio la percezione.

Una volta che si è cambiato, Tupac scende per incontrarsi con il suo numeroso seguito e raggiungere la villa di Suge presso il Las Vegas Residence, sulla Monte Rosa Avenue, nella giurisdizione di Paradise Valley.
Anche Mr Knight vuole cambiarsi per la serata. Lui e Pac, più tardi, sono attesi al Club 662 situato al 1700 East Flamingo Road, dove il rapper deve esibirsi con Run DMC. 
È atteso anche Tyson per un saluto.
L’evento al Club 662 è organizzato dall’ufficiale del LVMPD Patrick Barry, ex pugile professionista, per raccogliere soldi a favore della Barry’s Boxing Gym sulla Vanessa Drive, nella zona sud-ovest della città. Si tratta di una palestra senza scopo di lucro che si pone l’obiettivo di tenere i giovani lontani dalla violenza.

Oltre a Tupac, Barry ha ingaggiato i Run DMC e Danny Boy, un giovane e promettente rapper della scuderia Death Row Records. A sponsorizzare la manifestazione è la SKP, acronimo di Suge Knight Productions. 
Suge deve un favore a Barry, in quanto l’ufficiale aveva permesso mesi prima a Tupac di prestare servizio sociale presso la sua palestra, consentendogli così di uscire di galera.
Richiamate dagli altisonanti nomi in cartellone, centinaia di persone pagano 75 dollari a testa per entrare al Club, e già alle cinque del pomeriggio davanti all’ingresso si forma una coda chilometrica.

Ma torniamo a Pac.
La comitiva si ferma una mezz’ora a casa di Suge e verso le dieci di sera tutti lasciano la villa.
Tupac e Suge salgono su una BMW 750 nera del ’96 da 46mila dollari, con vetri oscurati, cerchi cromati, sedili in pelle e tettuccio apribile che la Death Row ha appena acquistato come auto aziendale.
La crew segue i due principi con una lunga fila di macchine altrettanto belle e lussuose: una Lexus, un’altra BMW, una Miata e una Mercedes.

Frank Alexander, ex sceriffo del dipartimento di Orange County, oggi autore e produttore, è l’unica guardia del corpo nella carovana. Il resto delle guardie private sta aspettando il gruppo al Club 662. Frank è al volante della Lexus di Kidada e procede proprio dietro la BMW di Tupac e Suge.
Frank decide di mettersi al volante della macchina di Kidada invece che della propria all’ultimo minuto. Peccato che la pistola personale dell’ex sceriffo rimanga nella sua auto, che ha lasciato al parcheggio del Luxor.
Questa decisione fa sì che Frank, unica guardia del corpo al seguito di Tupac, sia disarmato.

Il gruppo viaggia per quattro miglia lungo la Las Vegas Boulevard, comunemente chiamata Strip, in direzione del club. Il viale, di sabato, è sempre intasato e, dopo un incontro di pugilato di tale portata, lo è ancora di più.
Fa un gran caldo, il tettuccio dell’automobile è aperto e i finestrini abbassati. Un fotografo riesce a immortalare Tupac e Suge. Lo scatto successivamente frutterà tra gli ottocento e i cinquemila dollari ogni volta che sarà venduto a riviste, tv, tabloid e telegiornali.
E questo perché sarà l’ultima foto raffigurante Tupac vivo.

Sono da poco passate le 23 quando i due vengono fermati nella parte sud dello Strip da un poliziotto in bicicletta perché lo stereo è troppo alto e perché la BMW è sprovvista di targa.
L’ufficiale chiede al boss della Death Row di scendere e aprire il bagagliaio. Suge non oppone resistenza. Lui e l’ufficiale parlano per un paio di minuti, poi Mr Knight viene lasciato libero di proseguire senza che gli sia fatta alcuna multa.
Tupac e Suge ripartono ridacchiando e svoltano all’angolo verso Flamingo Road, oltrepassando il Bally’s Hotel- Casinò in direzione del Club 662, che ormai dista non più di due miglia.
Non lo raggiungeranno mai.

Nessuno degli amici e delle guardie del corpo di Tupac – compreso, come detto, Frank Alexander – è armato quella sera. Per gli ufficiali di sicurezza che vogliono portare armi al di fuori del proprio Stato la normativa del Nevada prevede di procurarsi in anticipo i permessi. Ma, per quella notte, i permessi non sono stati richiesti.
Eppure Tupac si sente tranquillo durante il viaggio, con l’amico Suge che guida, il fido Frank che lo segue e le altre guardie del corpo in attesa davanti al club.
La macchina sta procedendo a est sulla Flamingo Road quando si ferma a un semaforo a Kovel Lane, un incrocio trafficato a circa un miglio dal Club. Un autista della carovana supera la BMW a destra. Un’altra macchina si ferma proprio dietro di loro. A bordo ci sono il rapper Yafeu “Kadafi” Fula, il rapper degli Outlawz Malcom “E.D.I” Greenridge e la guardia del corpo Frank Alexander. 
La BMW è praticamente incastrata.

La strada e il marciapiede sono trafficati di pedoni. Quattro giovani donne di colore, ferme allo stesso incrocio dentro a una Chrisler, si girano verso Suge e Tupac cercando di attirare la loro attenzione.
Sono le 23 e 17.
Un momento dopo, una Cadillac bianca ultimo modello con tre o quattro neri a bordo si inserisce alla destra della BMW sgommando allo stop. Un tizio armato seduto dietro al guidatore tira fuori dal finestrino posteriore un’arma.
Suge e Tupac vedono la Cadillac ma non possono fare niente, sono bloccati, inscatolati dalle altre vetture ferme al semaforo.
L’uomo della Cadillac bianca inizia a far fuoco trivellando di colpi la parte laterale della BMW, quella dove è seduto Pac. Tredici colpi sparati da una semi automatica tagliano la notte con il loro rumore sordo.
Cinque proiettili bucano la portiera, altri distruggono invece il finestrino.
Tupac tenta di lanciarsi sul sedile posteriore, passando nello spazio fra i due davanti. Nel tentativo il suo torace viene esposto al fuoco. Un primo proiettile si va a conficcare nell’anca destra.

Suge si china verso Tupac, cerca di tenerlo abbassato, gli urla di stare giù. In quel momento un frammento colpisce Mr Knight dietro al collo.
La gragnola di pallottole prosegue e Tupac viene nuovamente colpito, da distanza ravvicinata. Tre proiettili penetrano il suo corpo. Uno si infila nel petto entrando da sotto il braccio destro. Un altro affonda nell’anca, penetrando attraverso il basso addome e terminando il suo viaggio esplosivo nella zona pelvica. Il terzo colpisce la mano destra del rapper, rompendo l’osso dell’indice e spazzando via un grosso frammento d’oro di un anello che indossa al dito medio.
I colpi inchiodano Tupac sulla pelle del sedile.
Vetri e sangue sono dappertutto.
Alcuni proiettili centrano entrambe le gomme di destra della BMW, sgonfiandole quasi completamente.

La sparatoria finisce velocemente com’è cominciata e la Cadillac bianca svolta a destra, verso Koval Lane, e sparisce a folle velocità nella calda notte del Nevada.
“Ti hanno colpito?” chiede Suge.
“Mi hanno colpito” risponde Tupac.
Suge è conscio di dover trovare velocemente un medico. Molto velocemente. Il respiro di Pac è affaticato e debole. I suoi occhi sono spalancati ed è terrorizzato.
Suge ha un cellulare Motorola, che sta sulla console della BMW, ma non lo usa per chiamare il 911. Con l’adrenalina in circolo e Tupac in fin di vita, il boss della Death Row decide di fare un’inversione a U e accompagnarlo lui stesso all’ospedale.

A poche centinaia di metri dal fatto, due agenti di pattuglia in bicicletta stanno rispondendo a una chiamata dall’Hotel Maxim per un veicolo rubato quando sentono i colpi d’arma da fuoco. L’ufficiale Paul Ehler e il suo partner salgono sulle loro mountain bike e si dirigono verso l’epicentro degli spari.
Da lontano riescono a vedere la Cadillac sparire su Koval Lane.
E intanto si scatena il panico.
Gli automobilisti, scioccati, aggirano la BMW, passando sopra la scena del crimine e sopra i bossoli dei proiettili sparati. Pedoni terrorizzati scappano disordinatamente verso i marciapiedi affollati. Alcune macchine dell’entourage del rapper si lanciano all’inseguimento della Cadillac in fuga.

Il resto della crew rimane con Tupac e Suge.
La prima cosa che fanno i poliziotti in bici è seguire la Bmw di Suge dopo l’inversione a U. Primo grave errore, un errore che comprometterà tutta l’indagine.
La prassi dice che, in un caso del genere, un agente debba inseguire l’auto mentre l’altro fermarsi sul posto per proteggere la scena del crimine. Che significa: transennare la zona, attendere rinforzi, controllare che nessuno tocchi niente e chiedere le generalità di tutti i possibili testimoni.
Ma questo i due poliziotti non lo fanno. La scena della sparatoria rimane incustodita per almeno altri venti minuti.
Venti minuti in cui macchine e pedoni calpestano e inquinano le prove. Venti minuti in cui tanti potenziali testimoni lasciano il luogo dell’agguato, dal momento che nessuno è lì per prenderne le generalità e interrogarli.

Appena Suge fa inversione, urla a Tupac: “Hai bisogno di un ospedale, Pac. Ora ti porto in un ospedale”.
“Ho bisogno di un ospedale?” risponde Tupac. “Sei tu quello colpito in testa, non pensi di aver bisogno tu dell’ospedale?”.
Con tre macchine piene d’amici e soci che li seguono da vicino, Suge torna sullo Strip. L’agente Paul Ehler e il suo collega continuano a pedalargli dietro, e intanto chiamano rinforzi e assistenza medica via radio. 
Dopo duecento metri circa la BMW rimane bloccata nel traffico.
Suge guida a zig zag per evitare di incolonnarsi. I cerchioni colpiscono lo sparti traffico mentre gira a sinistra, passando con il rosso e rompendo il terzo pneumatico. Quindi raddrizza l’auto e procede a sud, giù per Las Vegas Boulevard. Entra ed esce dal traffico per circa cinquecento metri, passando un’altra volta con il rosso in Harmon Avenue. Intanto lo Strip sta praticamente impazzendo: sirene di auto-pattuglia, ambulanze, vigili del fuoco… tutti stanno convogliando sulla scena del crimine.
Suge e i membri della crew che lo stanno seguendo in macchina vengono fermati dagli agenti.

“Uscite dalle auto e facce a terra” si sente dal megafono di un’auto della polizia.
Persino Suge Knight, che perde sangue dalla ferita alla testa, è costretto a stare a faccia a terra, con le gambe larghe.
E intanto Pac agonizza in macchina.
Frank Alexnder a quel punto si dichiara guardia del corpo di Pac e Suge e informa gli agenti che loro sono le vittime e non gli aggressori, aggiungendo che, mentre loro giocano ai cowboy, il rapper più famoso d’America sta morendo all’interno dell’auto.
Suge viene allora fatto alzare, e si precipita subito verso la BMW per soccorrere Tupac.
Il sangue è ovunque. I sedili di pelle ne sono impregnati e la maglietta di cotone del rapper è piena di sangue rappreso.

Intanto arriva l’ambulanza. Pac viene adagiato a terra. È ancora cosciente, ma ha il respiro corto.
“Non riesco a respirare, non riesco a respirare” continua a ripetere.
Il team d’emergenza carica lui e Suge sull’ambulanza e si dirige al Las Vegas County Hospital, a tre miglia di distanza.
Comincia una corsa. Una corsa disperata.
Tupac e Suge arrivano all’ospedale.
Suge viene sistemato in una stanza mentre Pac è trasportato al reparto di terapia intensiva, dove viene sottoposto a una serie di procedure d’urgenza.
Poche ore dopo, il portavoce dell’ospedale, Dale Pugh, tiene una conferenza stampa.
L’uomo dichiara ai reporter che a Tupac è stato rimosso un polmone e che l’artista versa in condizioni critiche.
Mai notizia suona più vera: l’eroe della thug life sembra messo davvero male.
Appeso alla vita da un filo sempre più sottile.

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