Magazine Domenica 23 giugno 2013

Quando una cartella delle tasse fa a pezzi una vita

Magazine - Può una cartella esattoriale sconvolgere una vita, anzi farla a pezzi? Dipende sempre da chi la riceve, secondo Gianni Biondillo che – con Cronaca di un suicidio (Guanda, 2013, 191 pp., 14.50 Eur) – ci consegna un libro da leggere sotto l'ombrellone non senza farci pensare, però.

L'Ispettore Michele Ferraro (il poliziotto di Quarto Oggiaro con cui Biondillo aveva invaso le librerie nel 2004, inaugurando una saga fortunata assai) è in vacanza ad Ostia, con la figlia.
Michele è un separato felice ma i suoi bagni romani vengono interrotti da una barca in cui va a sbattere letteralmente la testa. Dentro, nessuno. Un solo biglietto, dal tono inquietante: Chiedo a tutti perdono e a tutti perdono.

La stessa frase usata da Cesare Pavese prima di ammazzarsi in un albergo di Torino, in un'estate di morte, lasciando sul comodino Dialoghi con Leucò, un libro che sa di greco e disperazione.
La stessa in cui Giovanni Tolusso, geometra per titolo ma sceneggiatore di successo per inclinazione, si è trovato a naufragare di dolore, come un giovane efebo alla corte di Adriano.

Un uomo distrutto da una cartella esattoriale che non solo gli impone di pagare una somma ragguardevole, ma segna un taglio netto, una sforbiciata con tutta una vita condotta all'insegna della moralità e del principio per cui le tasse si pagano sempre, come si timbrano i biglietti del bus. Eppure l'epilogo è sconvolgente e non te lo aspetteresti mai. Proprio come un thriller estivo deve essere.

Gianni, da dove arriva questa tua prova a tinte così cupe, alla Dürer quasi?
«Da una cartella che mi è stata notificata personalmente. Mi ha fatto trascorrere un anno infame. Ho perso 10 chili solo per lo stress. È stato sconvolgente perchè nel mio lavoro è tutto segnato, fatturato, registrato fino all'ultimo respiro. Eppure è accaduto. Quando ho cominciato a vedere di nuovo il tremolar della marina, come si dice, a vedere il chiaro alla fine del tunnel, ho pensato fosse catartico scriverne, buttare fuori tutto il fiele che avevo inghiottito, far girare anche la mia storia».

C'è qualcosa da salvare in un'esperienza così traumatica?
«La solidarietà meccanica con le persone. Ti accorgi di non essere solo e che molti di noi hanno avuto la sventura di passare sotto le stesse forche caudine. Non bisogna aiutarsi per avere indietro qualcosa, però. Bisogna aiutarsi e basta».

Come fa una cartella esattoriale a disintegrare un uomo? In fondo parliamo soltanto di soldi.
«Vedi, per disprezzare i soldi bisogna averne, e tanti (Cesare Pavese). Questa frase l'ho usata già nell'esergo del mio libro e credo renda molto bene la situazione. Un uomo gravato dai debiti non è sicuramente più libero ma ciò che sconvolge di più è la perdita di equilibrio che una persona onesta subisce in queste occasioni:il delinquente sulla cartella esattoriale ci ride, se ne frega. L'onesto ci muore».

In una situazione economica dove ormai siamo allo stremo (è di questi giorni un libro di Petros Markaris che si intitola Resa dei conti e tratta di una immaginaria uscita della dracma dall'euro), come pensi se ne possa uscire?
«Per me lo studio ha funzionato da volano per superare una condizione sociale umile. Trovo sconfortante pensare a dei giovani che non vogliano o non possano utilizzare la mia stessa via d'uscita».

Di cosa scriverai ora, quando ad Equitalia non devi più pensare, grazie a Dio?
«La vita mi ha regalato una favola per bambini, scritta in collegamento con le mie bambine. Tutta la sofferenza patita in un anno è volata via, dentro una storia che è piaciuta al mio editore e che uscirà a settembre con il titolo Il mio amico Asdrubale».

di Alberto Pezzini

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