Magazine Mercoledì 12 giugno 2013

Jeremy Irons: «In Italia la politica è violenza. Da sempre»

Magazine - Scommetto che volete sapere com'è, Jeremy Irons, prima di sapere quello che ha da dire. È una persona attenta alla privacy, che scaccia le ragazzine al ristorante perché non vuole finire su Facebook, è schivo per necessità e tuttavia estremamente affabile.
Veste come un turista evoluto e non si preoccupa delle rughe che gli solcano il viso.

Appena apre bocca si fa il silenzio, perché ha proprio quella voce lì, quella voce che incanta e si fa capire anche se non sai la lingua. Non sorride spesso ma ha il magnetismo proprio di altri suoi colleghi per cui pare stia sorridendo a te e solo a te. L'avevo trovato anche in Sean Connery e credo sia più un dono che una tecnica. (Ma un poco di tecnica c'è: quella di sapere sempre da che parte sorridere).
Dice ciò che pensa con un candore a volte sconcertante considerata l'età. Ma vive negli Stati Uniti e questa è quasi una giustificazione.

"Non è che abbia bisogno di scuse per venire a Firenze" ha esordito Irons, "Se mai mi dispiace non poter rimanere di più e sono felice di leggere domani testi che già conoscevo e altri che mi sono ignoti, per cercare di capire il potere attraverso la letteratura del passato."

Questa sera l'attore presenterà il film Trash, che tra l'altro ha prodotto, e domani leggerà insieme a Laura Morante brani di Calvino, Machiavelli, Kundera, Bennett e Nabokov scelti da Roberto Andò. Regia di Volker Schlöndorff.

Con un filo di nostalgia Irons aggiunge: "Sono anche contento di essermi riunito a Nabokov..." Ma si riprende subito e passa all'attacco nel vero senso: "Sarò coraggioso e dirò che sono qui per presentare un documentario che tratta di rifiuti. La letteratura e i rifiuti sono cose molto importanti e c'è chi dice che molta letteratura sia fatta di rifiuti. Se anche fosse, i rifiuti hanno storie da raccontare. Ho imparato moltissimo dalla regista, sapevo poco di questo mondo usa e getta. Forse la mia vita non cambierà moltissimo dopo il film, ma mi ha reso molto aggressivo nei confronti di chi smaltisce i rifiuti professionalmente, guadagnando un sacco di soldi a spese della salute della gente. Forse non è possibile arrivare a rifiuti zero, ma ci si può avvicinare molto."

Dice che bisogna sensibilizzare gli enti locali, Irons, ma lui pratica piuttosto da individualista: anni fa venne sorpreso -si racconta- a pulire le cartacce dal pavimento del bar di un aeroporto, perché aveva trovato un carrellino senza l'addetto e il suo volo era in ritardo, per dire... E via così, a lasciare nei negozi gli imballaggi ingombranti e inutili, a restituire quelli -necessari- dei computer perché vengano riutilizzati, persuaso che gesti come questo risalgano l'intera filiera e riusciranno a rendere più attenti i produttori. Inutile dire che non usa sacchetti di plastica e fa compostaggio.

Poi di parla di letteratura e politica: perché gli scrittori anglosassoni guardano all'Italia come a un Paese dominato dalla violenza e dal sesso? Risposta scontata all'inizio, ma inevitabile: "L'Italia è il Paese del Bunga Bunga, oggi è famosa per quello, ma bisogna ricordare che è una nazione recente, dove la politica si è fatta con violenza da sempre. Io, che vivo negli Stati Uniti, devo dire che sono affascinato dalla vitalità italiana a confronto con l'apatia, la mancanza di educazione e di cultura degli statunitensi. Mi rendo conto di aver generalizzato, ma credo di avere colto il nocciolo".

Che posto occupa la politica nella sua vita? E qui la risposta non è scontata per un uomo che nega ogni interesse per la politica attiva, ma vive in modo esemplare una vita politica inconsapevole: "leggo e osservo, ma sono molto contento di non farne parte: è un lavoro orribile, com'è orribile la situazione finanziaria europea. Non esiste più ideologia, solo finanza. Come riusciremo a pagare i debiti senza che scoppino le rivolte nelle piazze? È come se fossimo i piloti di un elicottero in avaria, che si stanno chiedendo dove possono cadere facendo meno vittime possibili. Io sono fortunato: posso accettare i lavori che voglio e vivere bene di quello. Ma sono consapevole di meritare, come cittadino, quello che ricevo in cambio del mio disinteresse."

Concludiamo con una domanda una filo maligna: il machiavelliano il fine giustifica i mezzi è valido anche nel suo lavoro? Irons si rabbuia: "Però poi dobbiamo convivere con i mezzi che abbiamo usato. Se per raggiungere un tuo fine devi distruggere delle persone, non credo ci siano giustificazioni. E, ripeto, dovrai vivere con ciò che hai fatto. Credo che si dovrebbe vivere con gentilezza e attenzione agli altri".

di Antonella Viale

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