Magazine Giovedì 6 giugno 2013

Giornali, perso un milione di lettori. Ma il web cresce

Magazine - Crollo del fatturato, contrazione delle tirature, fuga degli inserzionisti. È un'autentica Caporetto quella fotografata da La Stampa in Italia (2010-2012), lo studio della Federazione Italiana degli Editori di Giornali (Fieg) che come ogni anno esegue un dettagliato check up del mondo della stampa periodica. Un malato grave, senza ombra ombra di dubbio. Messo a nudo da uno studio spesso 88 pagine che ha il sapore di un film horror.

In cinque anni di discesa ininterrotta, i quotidiani hanno perso oltre il 22% delle copie vendute, il 6,6% soltanto nel 2012.
In numeri reali, significa che oltre un milione di persone ha smesso di comprare ogni mattina il proprio giornale.

E se i dati Istat parlano di una riduzione del Prodotto interno lordo del 2,4%, con la più alta contrazione dei consumi dagli anni Sessanta a oggi (- 3,9%), la disaffezione dei lettori nei confronti della carta stampa cresce molto più velocemente della crisi economica. Colpa di internet? Solo in parte.

Il crollo delle vendite infatti è ancora più allarmante se si confrontano i dati di vendita diffusi dalla Fieg con quelli di lettura studiati da Audipress: nell'ultimo anno la gente non ha solamente smesso di acquistare i giornali, ma ha anche smesso di leggerli.
Stando allo studio Audipress, i lettori abituali di quotidiani calano in un anno del 9.7% (quelli di periodici del 3,2%).

Cifre soltanto parzialmente colmate dalla crescita dei lettori che cercano su internet le proprie informazioni: a fronte di una crescita dell'audience web dell'1,2% (dati Audiweb), i quotidiani online crescono di circa il 10%.
E mentelocale? Il nostro sito va a gonfie vele, ben al di sopra della media nazionale, segnando un aumento del 36% dei lettori. E, soprattutto, una crescita del 132% nella permanenza dell'utente all'interno del sito: chi ci legge, ci legge più a lungo, cercando di approfondire la notizia per svariati minuti.

Tornando alla carta stampa, la Fieg si interroga sulle concorrenza delle nuove tecnologie.
"Non bisogna rassegnarsi, occorre anzi procedere verso un nuovo modello dove la differenza del mezzo è relativa - spiega il presidente Fieg Giulio Anselmi - È la strada dell’integrazione carta-web (declinata attraverso le copie elettroniche del mobile, tablet e smartphone, e i siti on line), la via della multimedialità. Per percorrerla bisogna evitare che l’espansione dei nuovi media minacci le fonti tradizionali di informazione e adoperarsi perché si moltiplichino invece le possibilità di accesso alle notizie e all’intrattenimento".

Tornando alla carta stampa, la Fieg lancia l'allarme anche sul piano economico: l’andamento negativo della diffusione si accompagna infatti al crollo della pubblicità: -17,6% sui quotidiani e -18,4% sui periodici. Di conseguenza, gli utili nei bilanci delle imprese editrici crollano: da 92,8 milioni di euro si passa a 42,3. Con le inevitabili ripercussioni sul mercato del lavoro, sempre più governato da un precariato strutturale e - per le aziende che possono permettersi di accedervi - dalla cassa integrazione per i giornalisti.

di Matteo Paoletti

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