Magazine Martedì 18 giugno 2013

Raffaella Carrà, 70 anni nel libro di Roberta Maresci

Raffaella Carrà nella copertina del libro di Roberta Maresci

70 anni e non li dimostra. Oggi, 18 giugno, è il compleanno di Raffaella Carrà. Per festeggiare la conduttrice e cantante bolognese pubblichiamo in questa pagina un brano dall'ultimo libro di Roberta Maresci, intitolato appunto Raffaella Carrà (Gremese Editore - Diva Universal, 2013, 160 pp, 12.90 Eu).

Magazine - «In Italia tutti devono pagare le tasse. Non si può più sentire che grandissimi gioiellieri evadono le tasse o di quelli che si comprano le cose con i soldi dei contribuenti. Io pago le tasse in Italia e in Spagna. Non ti puoi comprare la Nutella con i soldi dei contribuenti», ha detto con tono infastidito Raffaella in una puntata de Il riposo del guerriero, condotto da Stefano Gallarini su Radio 24 (il 17 marzo 2013). «Bisogna avere coraggio nella vita. Io ce l’ho nell’essere me stessa. Sarà così fino alla fine», rileva la fiola della Iris, che ha rifiutato la proposta di Sky di aprire un intero canale, una sorta di Raffaella Carrà Channel, e ancora ha bene impresso nella mente quando si è data alla macchia in un amen, contrariata dai programmi proposti in tv.

Ma Raffaella è una donna che non le manda a dire, quando deve. Aveva qualcosa da replicare anche il 6 marzo 2013 a una giornalista, così non ha perso tempo per chiarire sulla carta stampata quanto le era rimasto sullo stomaco. «Anche se oramai ci ho fatto il callo, odio lo snobismo di certi giornalisti, soprattutto ma non solo di sinistra, che faticano a concederti qualcosa. L’altro giorno la Venegoni de La Stampa ha detto in tv che sono molto umana. Forse voleva farmi un complimento, ma andare in scena presuppone una magia», ha dichiarato a Il Fatto Quotidiano, ricordando di quando un bel giorno Beppe Grillo la chiamò in Rai dicendole: «Farò qualche battuta su tua madre, ti spiace?». «In quei giorni mia mamma rischiava di morire. Gli dissi: Abbattimi, ma lasciala stare. Lui cestinò il monologo. Questo è Beppe Grillo. Oggi credo nella sua rivoluzione e spero che la porti avanti. Il paese soffre e non lo merita».

[...]

L’anchor woman che nel 2009 è stata capace di prendersi un anno quasi sabbatico per disintossicarsi dalla tv e guardarsi intorno. È accaduto alla fine di Carràmba! Che fortuna, con la finale del 6 gennaio e l’annuncio del vincitore del primo premio, mai incassato. Raffaella scelse poi di limitarsi a partecipare come ospite di riguardo in due trasmissioni spagnole: il 13 marzo Menuda noche, programma di intrattenimento dedicato ai bambini (su RTVA Canal Sur) e il 15 aprile Saturday night live, in onda sulla rete Cuatro iberica. Lì, oltre a presentare parte del programma, interpretava alcuni divertenti sketch, tra cui quello de El psiquiatra.

Raffaella aveva lavorato anche intensamente alla realizzazione di un talk-show che sarebbe dovuto andare in onda all’inizio del 2010, ma quando tutto era pronto il programma fu cancellato all’ultimo momento dai vertici Rai. Malgrado fosse già stato annunciato, come dimostra la copertina di un settimanale che annunciava a caratteri cubitali: «Con noi torna la TV che piace».
Il Pippo Baudo in gonnella ha comunque finito il 2009 in bellezza partecipando al Piccolo Festival Fuga dalla Danza al teatro Ruskaja, in cui è stata nominata presidente onoraria dell’Associazione Amici dell’AND (Accademia Nazionale di Danza).
In qualche modo era come se nella storia della Carrà si fosse chiuso un cerchio. O, comunque, si scrivesse la parola fine a una favola iniziata quando era bambina e calzava scarpette rosa allenandosi fino a otto ore al giorno. Era il 29 aprile quando si consumò la giornata dedicata a Tersicore, in concomitanza con la giornata internazionale della danza. Poi tornammo a rivedere Raffaella alla conferenza stampa per la presentazione de Il Gran
Concerto, di cui era autrice insieme a Sergio Japino. Quarantacinque minuti di grande musica raccontata ai più piccoli da Alessandro Greco con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e la regia di Sergio Japino.

A Carlo Casoli del Tv Radiocorriere raccontò: «Questo programma per me è la vita. Lo faccio con tantissimo amore, anche se mi dispiace che i budget siano un po’ risicati e quindi a volte non si trovano risorse che so, per un ballerino in più o per qualcos’altro in più. Mi dispiace che capiti anche per un programma come questo. E non parlo di me, perché non mi importa di quanto prendo come autore: lo faccio per amore, non lo faccio per denaro. Il Gran Concerto è rivolto soprattutto a bimbi tra 5 e 8 anni, magari anche più piccoli. Ma il problema è che quelli di 7 anni hanno già internet e la tv non la guardano più di tanto. Per questo noi facciamo il programma spingendo gli adulti perché portino i bambini a guardare la televisione. Questo non è un cartone animato: qui c’è bisogno di qualcuno che ti spieghi che cosa vai a vedere. È un fatto educativo. E noi speriamo che, se la mamma e il papà sono impegnati, magari siano i nonni che la mattina del sabato per quarantacinque minuti stacchino i ragazzi dai videogiochi, da internet, dagli appuntamenti, dalle chat e si immergano con loro nel mondo della fantasia, perché è un programma che non annoia. Ecco, io ho questa forte convinzione: magari mi sbaglio, ma secondo me non annoia mai, ha la velocità del fulmine, non c’è mai un momento di caduta e anche quando ci sono musiche più difficili ci sono le coreografie che spiegano. Ho già visto il programma spagnolo, un’idea fantastica. Ma io non l’ho tradotto, l’ho riscritto di mio pugno perché, ad esempio, mi sono trovata a leggere Rossini e ho scoperto la forza della sua musica e la sua simpatia e ho cercato di comunicarla. E poi, parlando delle coreografie, ricordo che è stata la danza classica a portarmi ad amare la musica classica da quando avevo tre anni e mezzo. Io non giocavo con le bambole, ma andavo al Teatro Comunale di Bologna e studiavo danza. Tornavo a casa e il mio gioco era fare il direttore d’orchestra, con i dischi. Oppure prendevo dei bottoni e mi creavo 50, 60 ballerini, tanto lì non c’erano problemi di budget, e mettevo su, che so, Mussorgskij piuttosto che Chopin o Debussy e facevo delle coreografie straordinarie. È il programma che era il mio sogno da bambina; diventa realtà quando ho già una certa età. È incredibile e sono felicissima che la Rete abbia sposato questa idea che io amo tantissimo».

Una felicià immensa, dichiarata senza nascondersi. Perché in fondo, Raffaella è sempre
stata ed è rimasta quella del Comunale di Bologna. Esatto. «Esattamente così. E infatti, allora io facevo la coreografa, mica la prima ballerina. I trucchi, i vestiti… mamma mia… E invece la creatività la realizzi anche se sei in disordine o se hai una tuta addosso. Però con la fantasia voli in alto e così sono riuscita anche a toccare un punto molto personale e profondo, in me. Non è che gli altri se ne accorgano, ma io sì… io sì… Anche se il tempo non è di quelli meravigliosi e non ci sono gli alisei come aveva Colombo, io ho avuto dei premi anche come autore dall’Università di Bologna perché chi si occupa di infanzia o di musica classica, grazie a Dio, si accorge che esisti. E noi vorremmo fare breccia, siamo andati a cercare giovani talenti anche nei conservatori italiani. Perché se solo un bambino, vedendo un ragazzino che suona il pianoforte, dice: "Mamma, mi fai provare ad andare a lezione di piano?", ecco, noi abbiamo vinto la nostra battaglia… non la guerra, ma una battaglia…».

di Roberta Maresci

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