Biennale d'Arte di Venezia 2013. ll fotoracconto di Paola Gaggiotti - Magazine

Biennale d'Arte di Venezia 2013. ll fotoracconto di Paola Gaggiotti

Mostre Magazine Sabato 1 giugno 2013

Biennale di Venezia 2013
© Rudolf Stingel
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Magazine - Sono anni che si esce dai grandi eventi internazionali d’arte portandosi a casa, oltre che al pesante bagaglio di cataloghi e materiale poco rispettoso della deforestazione del pianeta, una fotografia analitica della situazione umana odierna. L’artista e il sistema dell’arte, hanno agito e lavorato su questioni urgenti e invocazioni di cambiamento, necessari rispetto al nostro stare al mondo.
Dalle mostre più riuscite degli ultimi tempi siamo usciti carichi di rabbiosa consapevolezza del nostro presente, consapevolezza derivata dai confronti con il passato e i suoi errori eternamente ripetuti.

I curatori hanno fatto dialogare la storia per analizzare il presente e gli artisti invitati con nuovi lavori hanno preso posizioni con atti di accusa e visioni realistiche della società.
Società, la nostra, che non riesce ad accettare la diversità, che fatica a immaginarsi accogliente, aperta e soprattutto incapace di proiettarsi mentalmente nel futuro.

Massimiliano Gioni, il più giovane curatore della storia della Biennale di Venezia, cambia rotta. Con il Palazzo Enciclopedico l’arte si riappropria di visioni, di sogni, di follia, di teorie utopistiche, di maniacalità, di urgenze e bisogni trascendenti. Una fuga dalla responsabilità o la voglia di riappropriarsi della possibilità di immaginare?
Accostando artisti visionari a visionari professionisti, Gioni mette in scena una forzatura e lancia un messaggio.

Visitando questa Biennale mi è tornato in mente un workshop sull’arte che feci anni fa: si parlava di corpo e io misi a confronto un gruppo di adulti di 40/50 anni con un gruppo di adolescenti.
A un certo punto, il gruppo di ragazzi volle cancellare tutto il lavoro degli adulti e rifarlo. Non riuscivano ad accettare e partire dalla visione troppo pessimistica dei genitori. Attraverso la loro visione non riuscivano nemmeno a immaginarsi un corpo.
Ho associato il lavoro del curatore all’atteggiamento dei ragazzi. Ho sentito il desiderio di tornare a sognare, evadere o forse di abbandonarsi all’arte per addolcire la nostra corsa verso la follia.

Le lunghe code ai padiglioni delle partecipazioni nazionali mi hanno costretta, come al solito, a una visione parziale. Quello che riesco a raccontare risente del fatto che forse, le cose più interessanti dovrò tornare a vederle.

Ragionamenti formali come metafore del presente nei padiglioni dell’Olanda, Spagna e Montenegro con le opere di Mark Manders, Lara Almarcegui e Irena Lagator Pejovic meritano una visita, così come i padiglioni della Polonia, dell’Inghilterra, dell’America, del Giappone, della Corea e dell’Australia.

Lascio il padiglione Italia con un ricordo nel naso del bel lavoro di Luca Vitone, con un nuovo taglio di capelli che mi sono fatta fare arrampicandomi su un albero all’altezza di 5 metri per la performance di Sislej Xhafa e con la percezione che l’Italia è demograficamente popolata da maschi.

Arte di genere (maschile) viene anche riproposta dopo più di quarant’anni nella cover della mostra di Harald Szeemann When Attitudes Become Form alla Fondazione Prada. Per vederla centinaia di giornalisti e addetti ai lavori hanno fatto con me ben tre code. Esco con un grande punto interrogativo sulla testa: perché?

Fra gli altri eventi collaterali, da non perdere per un viaggio oltre le porte della percezione: Rudolf Stingel a Palazzo Grassi, Thomas Zipp a Palazzo Rossini-Revedin, e Unattained Landscape a Palazzetto Tito.

Mentre scrivo, arrivano le notizie dei vincitori. Oltre al già noto Leone alla Carriera per Marisa Merz e Maria Lassnig, il Leone d’Oro va a Tino Sehgal e alla sua performance al padiglione dei giardini, il Leone d'Argento per il miglior giovane alla francese Camille Henrot e al suo video all’Arsenale, mentre il Leone d'Oro per la migliore partecipazione nazionale va a Edson Chagas protagonista del Padiglione Angola (che non sono riuscita a vedere).

Nella gallery, alcune opere in mostra fotografate con uno smartphone.

Fotogallery