Magazine Mercoledì 15 maggio 2002

Io e l'idiota (parte II)



Lui faceva il grandioso, spendeva e spandeva e diceva un mare di cazzate, aveva poche idee e confuse.
Era molto carino con me, spartivamo i superalcoolici e le droghe leggere, il resto, lo divideva con il suo migliore amico Mimmo, detto : “Papier” (non ho mai capito perché). D’altronde non avrei mai preteso così tanta intimità, a volte addirittura ricordandosi che esistevo, mi raggiungeva verso le 2, 3 del mattino (tanto prima la serata è moscia) ubriaco come un alligatore, insieme al suo inseparabile amico. La loro abilità più rilevante consisteva nell’imparare a memoria le battute dei film di Bud Spencer per poi ripeterle all’infinito. Quando cominciavano non li fermava più nessuno, ovunque fossero. Le uniche videocassette che aveva in casa erano Chi trova un amico trova un tesoro e l’esibizione di Carreras, Domingo, Pavarotti, non mi ricordo più dove. Credo di averle viste mille volte, circa, ed ogni volta che attaccava Pavarotti , lui lo accompagnava.
Comunque, me lo meritavo.
“Non me lo devo mica sposare, cosa mi importa, mi ripetevo”, ma penso che il mio cervello in quei mesi, assomigliasse allo stomaco di un babbuino, visto da un telescopio spaziale.
La tragedia scoppiò da lì a poco, feste, balli, vino a profusione, ma il sesso? In fondo non l’avevo certo scelto per la sua conversazione. Ma come al solito il mio intuito c’entrava qualcosa.
Una sera, ben dopo una settimana, l’ennesima cena e poi mi comunicò che aveva la casa libera… e allora usiamola. O no?
Salii a casa sua , scoprendo…che mia cugina in seconda è la sua amministratrice di condominio, ma questa è un’altra storia. La passione divampò, la temperatura si alzò… ma qualche cos’altro non si alzava, rimaneva al suo posto nonostante gli insistenti richiami, le lusinghe e addirittura le minacce.
Morto, o meglio in stato comatoso, irreversibile. Il bello è che non aveva battuto la testa perché la testa non l’aveva nemmeno. Siccome ero in un periodo di grazia, pensai, non drammatizziamo, lo aiuterò io. Così feci, l’aiuto materiale servì a poco, provai con quello spirituale, infatti… parlammo molto. La cosa si ripeté più volte e il tutto cominciava ad essere imbarazzante. Io sapevo tutto della sua vita, dei suoi problemi, perché lui stava male, insomma, si finiva sempre per parlare, parlare, parlare… di lui, ma anche dell’altro.
Io ero paziente, piena di spirito di sacrificio e redenzione, dimentica delle mie primitive intenzioni. La santa protettrice degli impotenti. Pensavo, “chi se ne importa del sesso, lo aiuterò a risolvere tutti i suoi problemi e quando sarà tranquillo…” è giù con consigli su consigli, che lui puntualmente ascoltava, approvava e non seguiva.
Una sera, l’ennesima, lui atteggiò la faccia ad un espressione di doloroso rammarico, vista la sua espressività, sembrava di più costipato, comunque, mi disse che bhe, sì, insomma, il tutto accadeva a causa mia, perché, testuali parole, “tu non mi piaci neanche tanto” e con aria da cospiratore che rivelasse chissà quali piani, aggiunse altri “sconvolgenti” verità, sempre sulla mia persona, che io ascoltavo, mentre la mia autostima era in bagno a tagliarsi le vene.
Certo, non era il mangiare come una betoniera, né il bere e nemmeno sciare su piste innevate di coca, ero io. Aveva centrato perfettamente il problema…o no? Voglio dire, sappiamo tutti che la causa dell’impotenza è accorgersi che la ragazza con cui esci da 4 mesi non ti piace.
In fondo lo capisco, viste le sue facoltà mentali, 4 mesi erano il tempo minimo per imprimersi bene in mente una persona con quasi tutti i particolari. Mi riaccompagnò a casa in macchina, lo salutai con un’occhiata del tipo: spero che ti cada una sequoia bicentenaria sulla moto e te la distrugga, naturalmente mentre la stai guidando.
Non lo rividi mai più. L’ultima notizia che ho avuto di lui è che gli hanno spaccato la testa in un locale, mentre ballava. Povero ragazzo…non ha proprio fortuna con le estremità.

Claudia Bonani

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di Donald Datti

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