Magazine Lunedì 3 giugno 2013

L'età sottile di Francesco Dimitri. L'intervista allo scrittore

Magazine - A quel tempo non sapevo che la tempesta fosse in arrivo. Sospettavo che qualcosa lo fosse, perché sentivo il pizzicore che ti prende quando i tempi stanno cambiando. Non potevo immaginare però quanto sarebbero cambiati. Non potevo immaginare l’oscurità, il dolore, non potevo immaginare che la bufera avrebbe travolto me, la mia famiglia, tutto.
Non potevo immaginare la gloria.
[L’età sottile – Francesco Dimitri]

Ogni volta che mi trovo di fronte ad un libro di Francesco Dimitri rimango stupito nel vedere quando sia grande la cura, l’amore e la passione che questo cantore contemporaneo abbia per le parole. L’Età Sottile (Salani, 2013, 396 pp., 15,90 Eur), il suo quarto romanzo, è un libro carico di passione, di nostalgie che colpiscono tanto un adolescente – l’età sottile è proprio il tempo in cui diventiamo quel che saremo – quanto un adulto che quelle scelte, dolorose, inevitabili, grandiose, ha fatto. La vita è un grande libro game. Ogni volta che scegliamo una strada scartiamo le altre.

«Il protagonista, la voce narrante, non è un ragazzo – sottolinea Francesco parlando del suo romanzo - ma un adulto che ripensa ai suoi anni da ragazzo. Quando ti guardi indietro hai sempre un senso di ineluttabilità. Dal punto di vista del presente, il passato non poteva che andare in un unico modo, quello che ti porta, appunto, all'oggi, all'essere la persona che sei».

Gregorio analizza se stesso e si ferma a ripensare al momento delle scelte. «Crescendo impari una cosa: che – come Cortes arrivato in Messico - le navi devi bruciarle per forza, altrimenti non stai scegliendo, stai vivendo in un limbo perpetuo, e la vita ti scivola addosso senza che tu la viva mai fino in fondo; vivi all'ombra delle tue navi, sognando il ritorno, invece di addentrarti nella jungla, continuando a viaggiare. Se poi – aggiunge - in quel viaggio eviti di sterminare gente, tanto meglio».

Proprio per merito dei vari livelli in cui il romanzo è stato concepito diventa difficile, e inopportuno, definirlo, perché ogni formula è una gabbia, un confine entro il quale le quasi quattrocento pagine di cui è composto stanno strette.

Così come i romanzi che lo hanno preceduto, anche l’Età Sottile è un libro intriso di magia.

«La magia - racconta Francesco - è una forma d'arte; spesso si parla di magia in termini rigidi, come se fosse qualcosa di pesabile, definibile, misurabile. La magia ha fascino proprio perché non è niente di tutto questo. Ha a che fare con l'inconscio, con pulsioni primordiali di vita e morte, con il desiderio dell'uomo di creare, amare, fare. Se la definissi una volta per tutte, la ucciderei».

Francesco tratta la magia come Vinicio Capossela tratta la musica. Ogni suo lavoro è un’esperienza nuova, capace di mostrare un Aspetto della sua arte; ogni Aspetto è qualcosa di nuovo eppure compatibile con gli altri, «e poi – ci tiene a precisare - L'Età Sottile è un libro magickally correct. Tutta la parte magica, ogni parola, ogni incantesimo, è basata su pratiche reali. La magia è parte del processo di crescita, parte del cammino che da ragazzo ti trasforma in uomo. Un processo sempre in divenire. Questo libro parla di adolescenti che scoprono se stessi; e quindi non possono che scoprire la magia».

Dopo l’escursione nella Londra Steampunk di Alice nel paese della Vaporità – Francesco torna a Roma, la città della Ragazza dei Miei Sogni e di Pan, la città con la quale Francesco – esule e felice a Londra – ha un rapporto di amore e odio.

«Roma – confessa - è una città strana, molto intima, e al tempo stesso molto epica, piena di storia, ma morta e sepolta, a metà strada tra il museo e la riserva indiana, come diceva un personaggio di Pan. Una città in cui è successo di tutto ma non succede più niente. Molte storie diverse possono convivere al suo interno».

«Il tempo che viviamo – aggiunge – è terribile, ma è anche esaltante. Stiamo vivendo gli ultimi scampoli dell'apocalisse, e già si comincia a ricostruire. Viviamo in un'epoca difficile, ma anche una in cui è possibile creare qualcosa di bello. Di più libero, tanto per cominciare».

Magia, nostalgia del tempo che fu – chi non pensa al passato con un filo di malinconia? – una solida speranza e una grande capacità di aprire mondi che sembrano lontani fino a quando non si incontra la prosa di Francesco. Lui chiede di credergli, in cambio distribuisce Meraviglia.

Alcune pagine dell’Età Sottile sono liriche, costringono gli occhi a lacrimare per quanto sono intense, altre sanno terrorizzare come le ombre da bambini, altre ancora eccitano. «ll sesso – mi racconta - è difficile da raccontare, specie se si parla di adolescenti, e qui – con un certo orgoglio - ho la sensazione di non aver fatto un cattivo lavoro.  E poi il sesso è bello, è come parlare di cibo, di aria fresca».

La prima volta di Gregorio con la passione e la magia – come se esistesse un confine – è una pagina tanto intensa da coinvolgere il lettore in modo unico grazie ad una trovata semplice, geniale. Secondo la tradizione, basta un invito per fare entrare un vampiro in una casa; Gregorio invita allo stesso modo il lettore ad entrare nel libro, ma – sappiatelo – una volta entrati sarà quasi impossibile uscirne, semplicemente perché – come quando vi abbandonate al ricordo dell’estate più bella - non vorrete.

di Francesco Cascione

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