Concerti Magazine Martedì 14 maggio 2002

Nel nome del padre

Giovanni Villani, attivo nella promozione culturale e dello spettacolo, viene spesso pubblicato nello spazio dedicato agli interventi dei lettori con le sue annotazioni di costume, su quotidiani nazionali (tra cui Stampa, Corriere della Sera e Repubblica) e locali (Secolo XIX, Corriere Mercantile).
mentelocale.it ha deciso di dargli uno spazio, una rubrica dal titolo Il senso civico di Giovanni Villani.
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Cristiano De André ha scelto di chiudere, il 13 maggio al Politeama Genovese, un fortunato tour primaverile in teatro.
Il modo migliore di avvicinarlo è quello di non focalizzare l’attenzione sul cognome che porta.
Così ha fatto il pubblico intervenuto, numeroso ed entusiasta, tra cui la madre e la sorella Luvi, seduta in seconda fila, che saluta affettuosamente.
Ringrazia la Regione Liguria e l’Agenzia di promozione turistica “in Liguria” che, con scelta felice, lo hanno coinvolto come testimonial musicale in una recente iniziativa in Germania.
È visibilmente commosso quando grida «Grazie Genova, sono felice di vedervi qua e di vedervi in tanti», per la prima volta dopo il concerto del 10 dicembre ’97 al Carlo Felice, al fianco di Fabrizio. Chi non ricorda la magia di quella indelebile serata…
Parla Cristiano, racconta dei suoi dubbi, della perdita dei punti di riferimento forti, non solo quella del padre, ma anche di quelli legati alla politica.
Così si collega al titolo del suo ultimo LP Scaramante per dire causticamente «preferisco seguire un oroscopo che un dibattito politico».
E poi le incertezze sul futuro personale, una lunga pausa di riflessione, il ritirarsi in campagna, il bilancio del passato e del presente, per rendersi infine conto che, nel suo futuro, c’è ancora, di nuovo, la musica.
Esorcizza i dolori, ma anche le gioie, dimostrando di aver tagliato il cordone ombelicale ad un tal padre, che lo avrebbe potuto frenare nella carriera e nella vita.
Sulla soglia dei 40 anni Cristiano è oggi un musicista solido, un abile polistrumentista delle corde (quando imbraccia il violino non può non tornare alla mente l’orgoglio con cui Fabrizio faceva notare i duri studi al conservatorio).
La sua è una canzone d’autore moderna che alterna brani, più nel solco cantautorale classico, ad altri, vicini ad un rock ruvido.
Il suono è variegato, pieno di colori, c’è spazio per tocchi rap e voci sciamaniche.
Scorrono brani come La Diligenza in cui, con la fantasia, salva il condannato a morte de Il Miglio Verde, i potenziali hit Sei arrivata e Lady Barcollando e Nel Grande spazio aperto, cover da Tom Petty.
Dopo cinquanta minuti un solo voce e chitarra precede l’apoteosi con cui gli spettatori accolgono quelli che sono presentati come inediti Creuza de Ma, Mégu Megún, Il Pescatore.
E i bis, richiesti a gran voce, servono a imprimere nelle menti che “chi sogna, non muore quasi mai”.

Giovanni Villani

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