Concerti Magazine Giovedì 30 novembre 2000

Non solo il Festival del Mediterraneo

Magazine - Nonostante lo conosca da diverso tempo, la sua voglia di fare, l’entusiasmo dimostrato nei confronti delle nuove idee e progetti, continua a stupirmi.
“La voglia di fare musica, di occuparmi di musica è sempre andata di pari passo con l’interesse verso un impegno sociale” esordisce Davide Ferrari De Negris. “E’ per questo che è nato il Festival del Mediterraneo - giunto alla sua IX edizione, nel 2001 festeggerà il compleanno decennale - ed è per questo che ho intrapreso la carriera di musicoterapeuta”.
Sin dalla nascita il gruppo degli Echoart, di cui fanno parte oltre a Davide, il fratello Michele, la pianista Chiara Cipolli e Simona Barbera come vocalist, si è dedicato alla ricerca ed alla sperimentazione in campo musicale, mantenendo sempre l’attenzione rivolta verso le musiche tradizionali e popolari provenienti da paesi geograficamente e culturalmente così lontani dal nostro. “In qualche modo con l’ideazione del Festival del Mediterraneo abbiamo voluto rendere visibili e condividere il nostro lavoro e le nostre passioni. Sin dalla prima edizione abbiamo cercato di focalizzare l’attenzione su situazioni e popoli che non avevano altro modo di far sentire la loro voce".
"Attualmente” aggiunge Davide, senza falsa modestia “se le musiche popolari e tradizionali, quelle che per gli addetti ai lavori costituiscono la world music, sono meno lontane e oscure, un po' è anche per merito nostro”. E sicuramente, con la presenza sempre più numerosa a Genova di cittadini extracomunitari, la valenza del Festival ha ancora di più accentuato il suo ruolo di tramite verso culture e tradizioni lontane e diverse, tentando di sradicare quella visione di extracomunitario equivalente a problema.
“Sono rimasto francamente stupito dall’esito avuto dalla prima edizione. Anno dopo anno, è stato una crescita continua, con il coinvolgimento di realtà sempre diverse, entrando nelle scuole, organizzando mostre e workshop, stage, seminari”.
Quando gli chiedo della musicoterapia Davide si illumina, mi spiega quello che si può ottenere attraverso l’ascolto di quelle che ai profani possono sembrare semplice note, miseri suoni. “Se per un attimo pensi ai riti sudamericani, alla musica indiana, agli Gnawa ti puoi facilmente rendere conto di quanto la musica sia importante e da sempre utilizzata come terapia e per il raggiungimento di stati di benessere".
Il progetto di creare una scuola di musicoterapia a Saraievo è la sua prossima scommessa, già vinta aggiungo io.

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