Concerti Magazine Martedì 21 maggio 2013

Morto Ray Manzarek, tastiera e mente dei Doors

Ray Manarek fotografato da Alberto Terrile

Magazine - Il 2013 che ha visto andarsene Alvin Lee si sveglia senza un'altra icona del rock: se n'è andato a 74 anni Ray Manzarek, membro fondatore, mente e tastierista dei Doors che con il suo organo ha segnato in maniera indelebile la storia della musica leggera degli ultimi 50 anni.

Ad annunciare la morte di Ray Manzarek è stato il suo manager: da tempo malato di cancro, il musicista è scomparso a Rosenheim, in Germania, dopo un lungo ricovero per cercare di sconfiggere la malattia.

Manzarek nasce a Chicago nel 1939, ma è Los Angeles a segnare per sempre il suo destino artistico: nel 1965 incontra Jim Morrison, con il quale fonda i Doors insieme ai sodali Robbie Krieger (chitarra) e John Densmore (batteria).
Questo gruppo di ventenni cambierà in breve tempo la storia del rock, pescando a piene mani nel blues, aprendolo alla psichedelia e facendone un fenomeno planetario di vendite e di costume.

Appena un anno fa, Ray Manzarek e Robbie Krieger si erano esibiti all'Heineken Jammin' Festival di Milano, mentre nel 2007 Manzarek aveva partecipato al Festival Internazionale di Poesia di Genova per testimoniare il suo contributo a quell'epoca visionaria che ha segnato gli anni del beat.

"Un’esistenza dedicata ai Doors e al culto del suo sodale  di sempre Jim Morrison. L’architetto dei Doors, colui che è riuscito a mantenere il difficile equilibrio di una band cult e maledetta lascia vuoto l’ennesimo sgabelllo innanzi una tastiera" ricorda Alberto Terrile, il fotografo genovese che Manzarek l'ha incontrato, nel 2001, e con il quale ha realizzato il libro fotografico Poeti immaginati.

Continua Terrile: "Un altro tassello di un mondo rock che è oggi archetipo se ne va in silenzio. Restano i dischi ufficiali e l’infinita serie di bootleg (non sempre necessari e talvolta imbarazzanti per le condizioni psicofisiche del suo vate Jim Morrison) a ricordare una band storica. Ho incontrato e ritratto Ray Manzarek nel 2001, trascorrendo con lui alcune ore. Non ho avuto assolutamente l’impressione di un uomo che vivesse speculando sulla morte di Morrison quanto di un amico che desiderava esaltarne il lato poetico e performativo a discapito di eccessi e debolezze che hanno minato la vita del gruppo. Posso dire di avere incontrato un artista assai gentile, disponibile e ironico che si è dato all’obiettivo fotografico e a ciò che racconto nel mio libro."
Continua a leggere il racconto dell'incontro con Ray Manzarek sul blog di Alberto Terrile.

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