Magazine Giovedì 16 maggio 2013

Il posto delle donne di Rossana Campo. La recensione

Rossana Campo

Magazine - Claire Morgan? Io vorrei incontrati, vorrei spiegarti un po' di cose... Carmen? Ci sei, sei lì? Mi senti? T'es une salope! Allora, uno può fare anche il lettore distaccato, obiettivo, arcigno e tutto il resto: ma se il primo capitolo di un romanzo finisce così, come minimo ci si piega in due dalle risate.
Perché Il posto delle donne di Rossana Campo (Ponte alle Grazie, 2013, 152 pp., 10 Eu) è intanto un breve, troppo breve, romanzo comico.

La narrativa italiana contemporanea in genere, quella di donne in particolare, ha paura dell'umorismo. Che male ci sarà a prendere e prendersi in giro?
Specie quando, com'è nel caso in ispecie, le storie raccontate riguardano l'amore, la passione e la morte.

In sostanza, qui si narra di un'Emma, italiana a Parigi, appassionata di donne e, all'inizio, mollata lì da questa Carmen per una Claire Morgan qualsiasi (Clare Morgane si pronuncia più o meno uguale ed è, nella Parigi vera, un'attrice osé, poi cantante di buon successo).

Emma ama per vivere e vive per amare, cosicché incontra presto la giovane Punketta, che si chiama in realtà Maxine (come una delle più belle canzoni di The nightfly, primo long playing solista di Donald Fagen).
La storia è troppo bella per durare
, e infatti Maxine viene ammazzata. La vita di Emma, già precaria prima, sia per le condizioni sentimentali, sia per quelle di lavoro, diventa altra da se stessa. Occorre infatti scoprire chi ha ucciso la giovane, avvincente Maxine.

Emma ha un intuito formidabile per cacciarsi nei guai e, durante la ricerca del colpevole, ne trova di tutti i tipi; insieme, bene inteso, a svariati e a lei molto graditi comizi d'amore (notevolissimi quelli con la filosofa Catherine Forest, che somiglia tanto alla Catherine Millet di La vie sexuelle de Catherine M. e, soprattutto, Jour de souffrance).
In sede di resoconto, va naturalmente omesso il finale che è costruito con sagacia e senza spreco d'effetti speciali.

Questo romanzo va letto per una serie di motivi, che qui s'elencano:
1) racconta Parigi con l'esattezza di una che la conosce a memoria
2) racconta le donne con una simpatìa mescolata a un bel po' di ferocia
3) è pieno di musica: dall'esergo di Siouxsie alla citazione di Hallelujah (citata anche la non troppo nota cover di k.d. lang: brava Campo)
4) ha dialoghi verosimili, e quindi veri.

Se la cinematografia italiana fosse ancora quella dei primi anni Ottanta, questo libro diverrebbe un film. Lo dirigerebbe Alina Marazzi, Emma sarebbe, chi sa, Sonia Bergamasco, Maxine senza dubbio Lola Créton e la filosofa Catherine Forest, chi lo sa, magari una Maddalena Crippa
La cinematografia italiana è in mano è, come pare, Paolo Sorrentino: per cui ci si tiene il libro e, come si suole, se ne aspetta un altro, ma di corsa e, se possibile, un poco più lungo.

di Giovanni Choukhadarian

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