Concerti Magazine Teatro Garage Venerdì 3 maggio 2002

Grande musica per pochi eletti

Giovanni Villani, attivo nella promozione culturale e dello spettacolo, viene spesso pubblicato nello spazio dedicato agli interventi dei lettori con le sue annotazioni di costume, su quotidiani nazionali (tra cui Stampa, Corriere della Sera e Repubblica) e locali (Secolo XIX, Corriere Mercantile).
mentelocale.it ha deciso di dargli uno spazio.
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Inaugurazione all'altezza per la lodevole iniziativa Chansonnier!, realizzata alla Sala Diana di Genova dal Teatro Garage, in collaborazione con l'Associazione Fort Alamo di Giangilberto Monti.
Peccato per gli assenti che non hanno creduto nelle possibilità di Mino Di Martino, storico componente dei Giganti. Bene al contrario per la dozzina di presenti, con rappresentanza giunta appositamente da Milano capitanata da Ghigo, mitica figura del beat italiano, che hanno potuto gustare in tranquillità un set di notevole livello.

Di Martino si presenta solo sul palco, accompagnandosi con la chitarra elettrica, coadiuvato solo verso la fine da Tommaso Leddi (ex Stormy Six) che, col suo flauto, dona un tocco progressive.
Chi pensasse di assistere ad una rimpatriata nostalgica della serie mettete dei fiori nei vostri cannoni resterebbe deluso: un solo brano dei Giganti (e che pezzo! Censurato all'epoca dalla RAI perché parlare di mafia era tabù).

Attraverso i versi delle canzoni, che Di Martino interpreta con grande professionalità (per nulla scoraggiato dal numero striminzito di spettatori) a completare una convincente liricità, scorre un mondo a parte (canzone d'amore che apre e chiude quale bis il concerto e acquista un significato ben più ampio) dove gli altri sono esclusi.
Svariati e illuminanti i riferimenti culturali: da Brassens a Di Giacomo, passando per Totò visto come un padre, a Pasolini, di cui sono musicate diverse poesie in friulano e da lui stesso tradotte in italiano, riunite in un album in corso d'incisione "Le Campane del Gloria". Struggente in proposito la composizione in cui Pasolini, allora giovane maestro, sogna le pareti della sua casa abbellite da dipinti di De Pisis, Guttuso e Mafai.

La vita vola come in un romanzo e capita di incontrare i problemi della Palestina e del Medio Oriente in un pezzo del 1984 che, per la bruciante contemporaneità, parrebbe essere stato scritto oggi, così come il vivido ricordo di Panagulis tratto dalle pagine di Un uomo di Oriana Fallaci. E si arriva quasi all'invettiva - basta con la musica giovane giovane per i giovani, mi avete stancato - che può far riflettere molti.

Un delicato omaggio a Genova risultano, degno finale, le due personali versioni di Anche se, brano minore di Gino Paoli, e Via del Campo di Fabrizio De André.
Sì, un ennesimo caso della serie "gli assenti hanno proprio avuto torto".


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