Magazine Martedì 21 maggio 2013

Italo Calvino, tra Sanremo e il Greenwich Village

Italo Calvino

Magazine - Quelle Lezioni americane che Italo Calvino doveva tenere all'Università di Harvard nel Massachusetts - le Charles Eliot Norton Poetry Lectures - non è riuscito a farle: è morto prima di partire, all'improvviso, nel 1985.
Proprio lui che era stato sedotto dall'America e da New York, «la più spettacolare visione che sia data di vedere su questa terra» e che, girovagando per le strade del Greenwich Village, si sentiva newyorkese.

Un filo sottile lega New York a Sanremo, la città dove Calvino è cresciuto, due nuclei importanti per l'immaginario dello scrittore. «Sanremo continua a saltar fuori nei miei libri, nei più vari scorci e prospettive, soprattutto vista dall'alto, ed è soprattutto presente in molte delle città invisibili», così disse Calvino in un'intervista rilasciata alla critica letteraria Maria Corti.

New York, invece, è «città geometrica, cristallina, senza passato, senza profondità, apparentemente senza segreti». Alla cittadina ligure è legato il ricordo degli affetti familiari, di un paesaggio stratificato e unico nel suo genere, alla metropoli americana la sensazione di «un'energia straordinaria che ti senti subito in mano come se ci fossi sempre vissuto».

Le Lezioni americane sono state pubblicate in un libro postumo, uscito nel 1988, dove lo scrittore lancia sei proposte per il prossimo millennio, quel millennio in cui stiamo vivendo noi, ora.
Un millennio e un secolo, iniziato con New York incredibile protagonista.
Sulle televisioni del pianeta, l'11 settembre del 2001, è andata in onda «la più spettacolare visione che sia data vedere su questa terra», una visione che in questo caso ci ha restituito una tragedia epocale. Dalla quale non ci siamo ancora ripresi. Simbolicamente ci ha introdotto in tutto quello che stiamo vivendo oggi.

Ci è mancata la penna lucida di Calvino in quel momento, lui che in quelle lezioni americane avrebbe voluto parlare di Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità. A vederle tutte in fila queste parole oggi, ai tempi di internet e della globalizzazione, sembrano più azzeccate che mai.
Le lezioni, che avrebbe dovuto tenere nell'anno accademico 1985-86, erano sei, lui era riuscito a scriverne solo cinque. La sesta si sarebbe dovuta intitolare Consistency che mi azzardo a tradurre con consistenza ma anche fermezza, densità, solidità. Ma è morto prima. Forse non è un caso che non sia riuscito a scrivere proprio quella. Non viviamo, come ci ha suggerito Bauman, nella società liquida, in cui ben poco si riesce a sedimentare? Dai risparmi alla memoria, dal lavoro agli affetti.

Nato in America, a Cuba nel 1923, Calvino approda a Sanremo a due anni - la città dei suoi antenati per parte di padre. Durante la Seconda Guerra Mondiale si unisce ai partigiani in quell'entroterra ligure così importante per il suo immaginario, un paesaggio che si può ritrovare in molti racconti e romanzi, tra cui Il barone rampante. Un'opera universalmente riconosciuta, emblema di uno degli scrittori italiani più tradotti al mondo e molto amato dagli statunitensi. Quel barone che decide di vivere sugli alberi è patrimonio dell'umanità.

Calvino aveva un profondo conflitto anche con il padre, non voleva seguire la carriera paterna, facendo l’agronomo, neppure lo scienziato, ma diventare scrittore. La strada di San Giovanni – una sorta di autobiografia intellettuale - è il racconto dove questo conflitto viene alla luce. Mario Calvino, le mattine d'estate, obbligava i figli ad accompagnarlo all’alba nell'orto di proprietà a San Giovanni per portare a casa le ceste di frutta e di verdura. Il giovane Italo, invece, era attratto dalla città, dal centro di Sanremo, «il resto era spazio bianco, senza significati; i segni del futuro mi aspettavo di decifrarli laggiù da quelle vie, da quelle luci notturne che non erano solo le vie e le luci della nostra piccola città appartata, ma la città, uno spiraglio di tutte le città possibili». Due strade che divergono, si scontrano, inconciliabili per il giovane Italo, ma che, in seguito, quando è adulto, si uniscono e trovano una loro armonia narrativa.

Per questo New York lo aveva così tanto affascinato, come un Marco Polo del Novecento, desidera andar via dalla sua città - Sanremo - e attraversare tutte le città possibili. Marco Polo, non a caso, è il protagonista delle Città invisibili. Calvino lascia infatti la Liguria per sempre dopo la Seconda Guerra Mondiale, per trasferirsi prima a Torino, poi a Parigi e Roma.

Dopo aver meditato su queste cose, ora racconto un aneddoto. Forse non tutti sanno che a Sanremo, a Villa Ormond, esiste l'Istituto Internazionale di Diritto Umanitario, meta di studiosi che provengono da tutto il mondo. Nel 1995, dieci anni dopo la morte di Calvino, stavo allestendo in quello spazio la prima versione della mia mostra Dal fondo dell'opaco io scrivo sul paesaggio di Italo Calvino, un lavoro che ha fatto il giro del mondo. Non certo per merito mio, ma per l'universalità e il potere comunicativo dell'opera calviniana.
Nel 1999 è stata ospitata alla New York University, dove ho conosciuto la vedova Esther e la figlia Giovanna, che nella città americana ha scelto di vivere. Un regalo più bello non me lo potevano fare, con la loro presenza e il loro calore.
Tra l'altro, proprio in questi giorni il The New Yorker sta pubblicando a puntate le lettere di Italo Calvino, tratte da Italo Calvino: Letters, 1941-1985, tradotte da Martin McLaughlin.

Ebbene, tornando a Villa Ormond, in quei giorni, prima dell'inaugurazione, c'era un simposio sui diritti umanitari. Un signore americano mi chiede che mostra sto allestendo. Gli spiego che è su Italo Calvino. Perché cosa ha a che fare Italo Calvino con Sanremo? È uno dei miei scrittori preferiti, dice gongolandosi.

Non mi ha più mollato, l'ho dovuto portare in giro per la città a scoprire i luoghi calviniani. Ebbene, sono passati quasi trent'anni dalla sua morte e a Sanremo, a parte qualche targa, qualche scuola e il lungomare a lui intitolati, non c'è traccia di Italo Calvino. Diverse giunte, negli anni, mi hanno chiesto di elaborare dei progetti, tutti rimasti in chissà quali cassetti o finiti nel cestino di chissà quale computer.

Riuscirà mai Sanremo a trovare anche un piccolo spazio per aprire un centro studi a lui dedicato? Accorrerebbero da tutto il mondo, se fosse ben gestito. Potrebbe rappresentare, simbolicamente, l'ultima lezione americana mai scritta, quella che doveva essere dedicata alla Consistenza, forse al permanere, alla memoria.

«Sanremo continua a saltar fuori nei miei libri, nei più vari scorci e prospettive, soprattutto vista dall'alto, ed è soprattutto presente in molte delle città invisibili»: non ci stiamo inventando niente, è lui stesso a aver dichiarato questo profondo legame. Questa frase la vorrei leggere all'ingresso del Centro Studi Italo Calvino, che ora più che mai - ai tempi della spending review - non verrà mai inaugurato a Sanremo.

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