Concerti Magazine Venerdì 26 aprile 2013

Amy Winehouse, dalla morte al film. Il business non dorme mai

Magazine - Dopo la tragica fine del luglio 2011 e l'immancabile cofanetto postumo rilasciato prima di Natale, la musica e il personaggio di Amy Winehouse si confermano un filone inesauribile per le casse di eredi e case discografiche: dopo aver riesumato (e pubblicato) take alternative scartate dalla cantante, adesso è l'ora del film-documentario, cui spetterà narrare vita, opere ed eccessi di una delle poche icone che il mercato discografico ha saputo forgiare negli ultimi dieci anni.

Dietro la macchina da presa ci sarà Asif Kapadia, pluripremiato regista britannico di origine indiane esperto nel narrare le imprese di star trapassate: il suo ultimo lavoro, Senna (2010) si è aggiudicato un BAFTA e un premio al Sundance Film Festival come miglior documentario. Con lusinghieri risultati al box office, ché una narrazione ben fatta sul mito di Ayrton Senna andava a colmare una lacuna della videografia dedicata ai motori.

Il lavoro di Kapadia su Amy Winehouse si muoverà su binari simili: dopo l'accordo stretto tra gli eredi e la la Focus Features International, il regista - seguito dal produttore James Gay-Rees, avrà accesso ai materiali inediti conservati dalla famiglia, a video dietro le quinte e alle testimonianze di chi a Amy è stato vicino.
L'obiettivo, spiega il regista nella nota diffusa dalla casa di produzione, è quello di raccontare la vita della cantante come rappresentazione dello Zeitgeist: "Si tratta di un film incredibilmente moderno, importante ed emozionante, che ha il potere di catturare lo spirito del tempo e illuminare il mondo in cui viviamo come soltanto poche pellicole riescono a fare".

"Amy - continua Asifa Kapadia - è stata un talento che nasce una volta sola in una generazione che ha catturato l'attenzione di tutti; ha scrito e cantato dal cuore e chiunque è rimasto intrappolato nella sua magia. Ma tragicamente Amy è sembrata cadere sotto l'infaticabile attenzione dei media, le sue relazioni tormentate, il successo globale e uno stile di vita precario. Come società abbiamo celebrato il suo enorme successo, ma poi abbiamo immediatamente giudicato le sue sconfitte quando ci andava".

Insomma, al netto della reale influenza nel mondo della musica, il destino postumo di Amy Winehouse calca il solco di quello delle tante star inventate dallo showbiz nell'ultimo mezzo secolo di musica leggera: da un Jimi Hendrix che a 40 anni dalla morte continua a sfornare dischi, a Jim Morrison, a Janis Joplin a Kurt Cobain. Tra geni veri e astute montature del marketing, il dato comune non è la loro morte precoce, per tutti giunta a 27 anni. È la loro infaticabile presenza negli scaffali, fisici o virtuali che siano: tra cofanetti, diari, libri e mp3, cambia il supporto, non la garanzia di vendere.

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