Magazine Giovedì 2 maggio 2013

Il coraggio della verità. La violenza sui bambini in un racconto

Magazine - Cara Maria, amica mia.
Scusa se ti scrivo, dopo tanto silenzio, sei l’unica che mi sa ascoltare, così mi sfogo un poco. Sarà per il caso di aver concepito entrambe le nostre bambine in agosto, che cosi hanno la stessa età. Spero non la stessa vita, almeno la tua con un padre normale.
Ricordi i nostri progetti, le nostre speranze, i nostri sogni, le nostre aspettative, a crescere i nostri figli in un mondo migliore diverso dal nostro? Avrei voluto evitare che la mia bambina subisse la nostra stessa sorte. E spiegare alle ragazzine che si affacciano alla vita, come le persone non siano tutti guerrieri coraggiosi.

Mentre noi ci struggiamo e cerchiamo di proteggere le nostre bambine, ci sono dei mostri in agguato e sempre irriconoscibili, pronti a carpire tutta la loro fiducia (e quando questi mostri sono nell’ambito familiare giocano con la nostra buona fede). Spesso sono prof, che vantano due o tre diplomi di laurea, gente in doppio petto, fare gentile, finta devozione, finta religiosità. Le ragazzine a scuola credono che il prof sia innamorato di loro e non parlano, non si confidano con nessuno e cosi questi mostri la fanno franca. Poi ci sono i parenti, il padre: anche lui non è diverso dal prof. Infine il falso religioso che è il peggiore. Le mamme si fidano del falso religioso, perché si presenta con devozione ostentata: ma è il peggiore, per quel potere assoluto di educatore, e noi che ormai siamo diventati tutti bigotti, ci rimettiamo alle sue parole. Senza riflettere che chi fa un mercato col rosario è quasi in ozio tutto il giorno, e l’ozio – sappiamo – è amico del vizio.

Perciò mi chiedo e ti chiedo come si possa spiegare a una bimba che quello che le stanno facendo non è amore di padre, né di fratello, né di amico, e neanche di religioso. E questo tipo di gioco sta rovinando non solo la bambina che si sta affacciando alla vita, ma tutta la famiglia. Poi se la bimba parla, la famiglia è doppiamente messa al bando, perché spesso succede che da vittima diventi accusata. Pensando ad alcuni casi che conosciamo, succede che la maggioranza della gente difenda il mostro, perché si presenta come uno normale. Ecco perché molti abusi su i bambini rimangono impuniti.

Ma i mostri non sono solo fuori. I mostri, purtroppo, vivono anche tra le mura di casa. Come puoi spiegare alla tua bambina, che se il padre vuole giocare con i suoi genitali, non è né amore, né affetto di padre (ma che le sta facendo tanto male che la segnerà per la vita, che le creerà un disagio tanto grave e tormentoso che è difficile ritrovarsi).
Le bimbe devono parlare? Parlare nonostante i divieti, i ricatti sottili, quella frase disgustosa è il nostro segreto?

Ti ricordi di L.? Quella studentessa ,che ci faceva avere i biglietti per il teatro, scontati? Mi ha raccontato di un incontro dove si parlava di molestie ai bambini della scuola materna ed elementare. Uno psicoterapeuta parlava dei comportamenti dei bambini, e alla domanda di una mamma «Come possiamo capire che le bambine hanno subito abusi sessuali?» ha risposto che le bambine iniziano a fare cose da grandi. Domanda: che cosa? Risposta: si masturbano.
A sentire quelle parole mi sono fatta di ghiaccio, perché la mia bambina lo faceva, ed io mi ero tanto preoccupata. L’ho portata dalla pediatra, l’ho portata dall’equipe psicoterapeutica, e quel che mi hanno saputo dire è stato di immergerla in un bidet d’acqua gelata. L’ho fatto una volta, poi mi e sembrato di farle violenza e ho smesso.

Da quel momento ho incominciato un’odissea, cercando a destra e manca qualche dottore che mi illuminasse, ma mi guardavano tutti con un'espressione da compatimento dicendomi: «ma tutti i bambini lo fanno». Accettai con rassegnazione. Nell'adolescenza mia figlia manifestava disagi d’ogni genere.
A 17 anni ebbi un brutto incidente. Dopo questo brutto momento incominciò a trattarmi male, ero talmente angustiata che non sapevo come fare. Dopo tanto tempo ho iniziato a pensare con sospetto le persone che frequentavano la nostra casa: veniva tanta gente, per anni abbiamo festeggiato la maturità di alcuni classi del liceo.
L’indagine è durata poco, il tempo di chiedere a mia figlia se ricordasse qualcuno con attenzione un po’ particolari.
«Mamma chi vuoi che sia stato? Chi restava insieme a me? Quando tu andavi dalla nonna ammalata, oppure a lavorare, chi restava con me?»
Non sono andata a terra perché ero seduta ed ho implorato: «dimmi che non è vero!»
«È vero mamma, ma tu mettevi la testa sotto la sabbia».
Puoi immaginare come mi sia sentita? Se solo mi fossi accorta di qualcosa l’avrei sfregiato con le mie mani ed anche fatto fuori, anche se sono contro la pena di morte.

Cara Maria, tu che insegni a scuola ai bambini delle elementari, fai capire loro che se subiscono certe strane attenzioni da un parente, dal padre, dal prete, devono dirlo subito alla mamma, o alla sorella, oppure a un’amica. Devi convincerle a non ascoltare quei discorsi che le dicono questo gioco è il nostro segreto ma parlare, urlare la verità subito. Già dal primo giorno.
Cara Maria, perdona se insisto tanto, se ti chiedo con tanta forza di insegnare anche queste miserie della vita. Ma so che lo farai, la tua voce per la mia. Piccola, coraggiosa
insegnante, mosca bianca nel labirinto della scuola.

di Francesca De Salvo

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