Magazine Martedì 9 aprile 2013

Posta del cuore: «Mio marito non è più lo stesso. Ed è il mio problema»

Tommy Lee Jones in Non è un paese per vecchi

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Magazine - Cara Antonella,
mi chiamo Teresa, ho 52 anni e una vita a cui non manca nulla. Ho un lavoro che mi richiede sacrifici, ma mi permette di guadagnare abbastanza bene per mantenere una figlia che si sta affacciando al mondo e della quale sono orgogliosa. Qualche anno fa ho superato una brutta malattia durante la quale non ho perso il mio ottimismo e la voglia di andare sempre avanti.

Ti chiederai se sono sposata. Sì, lo sono ed è proprio mio marito il problema. Siamo insieme da quasi 30 anni, ma da circa 10 lui non è più lo stesso. Non è mai stato un uomo solare, di quelli che ti fanno ridere, anzi abbastanza chiuso, ma questo non ha mai pregiudicato il nostro rapporto, siamo stati molto uniti e abbiamo sempre frequentato con piacere amici e parenti.

Ora, invece, è sempre taciturno, scontroso e arrogante con me, con la mia famiglia e la sua, non usciamo più, nulla lo entusiasma, passa il tempo a criticare chiunque anche per le più piccole banalità ferendo me e chi lo circonda. Nessuno ci invita più a prenderci una pizza, tutti si sono allontanati da lui e di conseguenza da me. Ho provato in tanti modi a capirlo, a chiedergli il perché dei suoi atteggiamenti, ma ogni volta si infuria e mi dice che non ha nulla. Ma so che non è così.

Molto spesso mi sento offesa da lui, ma al tempo stesso sono frustrata al pensiero che lui stia male e io non riesca a fare nulla per lui. Gli ho anche suggerito di farsi aiutare da uno psicologo perché sono certa che il suo problema non sia io bensì un malessere più profondo, forse una forma di depressione che ho paura con il tempo possa peggiorare.

Ti scrivo per chiederti come possa avvicinarmi a lui se con delicatezza o con più durezza mettendolo di fronte alla realtà che per me e anche per mia figlia è diventata insostenibile. Non so più davvero come comportarmi.

Grazie per il tuo aiuto.
Teresa

Cara Teresa,
dieci anni così sono tanti, perché non ti sei mossa prima? Perché hai scritto a me e non a uno psicologo? Questi due elementi -oltre al fatto che non ti sai spiegare l'origine il comportamento di tuo marito- mi fanno pensare che tu abbia altri dubbi, ma non voglia confessarteli.

E invece fallo, perché questo è un comportamento che mi fa pensare più a una relazione, che a una depressione. Allora comincia a pensare a dati semplici da verificare, cioè ai suoi orari. Se ci sono assenze inspiegabili e che si ripetono probabilmente il problema è quello. E dovrai affrontarlo direttamente, senza prove ma con le tue certezze.
Al massimo chiedigli di non uscire un paio di volte e vedi come reagisce.

Per altro è un comportamento tipico, questo di rendersi insopportabile fino a farsi cacciare o a essere costretti a confessare. Sul dopo eventuale ti dirò, non avrei pietà, gli darei ciò che desidera, farei i conti con l'orgoglio ferito e la frustrazione -ché non mi è parso di leggere amore, se mai pietà- ma non gli permetterei di rovinarti la vita un secondo di più.

Pensa a tua figlia: una famiglia unita per convenzione provoca molta più sofferenza di un divorzio. Oltretutto scrivi che umilia volentieri anche lei. Alla sua età, casomai, ha bisogno di sicurezza e gratificazioni.

Se ho sbagliato, è perché mancano dati: non è possibile che tuo marito sia cambiato senza motivo, quindi devi pensarci e scrivermeli. Ha perso il lavoro? Quello che fa è pesante e meno redditizio del tuo? Eccetera...
E, se il tuo dubbio invece è quello giusto, dieci anni di depressione sono veramente difficili da curare, lui non accetterà comunque di farlo -è un sintomo anche quello- e il consiglio che ti do è di cercare un professionista veramente bravo e rivolgerti a lui per cercare la strada giusta. Con ogni probabilità sarà in grado di ipotizzare una o più diagnosi e di aiutarti a trovare il modo perché si decida a farsi curare.

Affrontarlo per l'ennesima volta non serve, anzi, peggiora. Ma capisco la tua riluttanza a cercare la verità: a volte una sofferenza nota è meno spaventosa di un'altra ignota. E purtroppo non riesco a immaginare niente di confortante per te, vedo solo percorsi lunghi e dolorosi, ma che -al contrario di questa stasi- alla fine porteranno sollievo.
Lo devi a te, oltre che a tua figlia, dieci anni sono veramente troppi.

Se hai bisogno di un po' sostegno, riscrivimi pure,

Ciao,

di Antonella Viale

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