Magazine Lunedì 22 aprile 2002

La desaparecida della letteratura

Francesca Mudanò


Chi conosce ? Le mani alzate sembrano veramente poche. Come mai? Come mai così pochi, almeno in Italia, sanno rispondere a questa domanda? Come mai, se si cerca tra i libri di letteratura, sembra essere completamente sparita? Eppure la sua produzione, in qualità di scrittrice, non è inferiore a quaranta volumi e la sua carriera giornalistica non è certo da meno.
Con il marito, Edoardo Scarfoglio, fondò due quotidiani, il Corriere di Roma e il Mattino, e lei da sola fondò Il Giorno. Nonostante questo è stata dimenticata. Almeno in Italia.
É sufficiente tradurre la domanda iniziale in inglese per accorgersi che le mani alzate sono molte di più.
In America, Matilde Serao (1857-1927) è considerata, senza mezzi termini, , la giornalista italiana di maggior successo del diciannovesimo secolo, e viene studiata a fondo. É una tappa fondamentale in un corso di laurea sulle donne, Women’s Studies, e sicuramente è una penna che ci invidiano, ma che noi snobbiamo.
Luciana Tufani, di Leggere Donna, denuncia apertamente il fatto che molte opere della Serao siano ormai introvabili, perché nessuna casa editrice le ha più ristampate. Bisognerebbe denunciare che nelle scuole non venga mai nominata e che fonti autorevoli, quali l’Enciclopedia Treccani, le dedichino solo alcune righe, spesso criticandola. Si legge che la sua “opera giornalistica non oltrepassa un interesse locale”. Peccato che Serao, napoletana e tanto affezionata alla sua città, grazie al suo talento e alle sue opere, abbia di gran lunga smentito quest’affermazione. Certo non ci fa onore parlare di lei solo quando il tema è “Scrittrici dimenticate del primo Novecento”, com’è accaduto in una conferenza a Genova il 22 giugno 2000.
Le sue opere potrebbero benissimo affiancare quelle di Verga o Capuana. Lei stessa in un’ rilasciata a Ugo Ojetti affermò sì di essere stata spesso accusata di scorrettezza, insieme a Verga, De Roberto e Capuana, a causa del suo linguaggio dialettale, ma aggiunse: “abbiamo un pubblico che ci segue e ci legge: perché nella posterità dovremmo morire?”. Bella domanda.
Il suo stile è fresco e moderno, la sua penna leggera e arguta, i suoi ritratti pittoreschi ma veritieri, le sue parole azzeccate e sentite. Sempre a Ojetti confessò: “...Se la mia lingua è scorretta, se io non so scrivere, se io ammiro chi scrive bene, se per caso imparassi a farlo, non lo farei. Io credo, con la vivacità di quel linguaggio incerto e di quello stile rotto, d’infondere nelle opere mie il calore...”. Fu così, infatti. Tutta Napoli leggeva con passione la sua rubrica pubblicata sul Mattino “Api, mosconi e vespe”, in cui parlava dei pettegolezzi dell’epoca e dava consigli al pubblico femminile: i lettori si rivolgevano al giornale per sollecitare pareri e chiedere consigli e lei, sapientemente, rispondeva. Eugenio Marcucci, in Giornalisti grandi firme, la definisce”una Elsa Maxwell in anticipo di cinquant’anni. Però non incline alla maldicenza”.
Donna Matilde, certamente più vicina a un pubblico femminile, cui dedicò molti libri, non fu solo la firma per una rubrica: fu sempre vicina agli umili e ai poveri, denunciando le ingiustizie, criticando la politica del suo tempo e i mali della sua città, offrendo un’informazione aperta e corretta, come si può leggere in molti dei suoi articoli o nell’inchiesta, del 1884, . (Il Mattino)
Fu una donna del Duemila vissuta alla fine dell’Ottocento, capace di crescere da sola cinque figli, di cui uno frutto dell’adulterio del marito, da cui si separò a testa alta. Fu una donna a cui, per essere ricordata, mancava forse solo una cosa: essere un uomo.
Fu una donna che, incontrando l’ennesima amante del marito, affermò: “Cedo alla bellezza”. Lei, la cantante Vittoria Lepanto, rispose: “La bellezza passa, il genio no”. É vero: gli onori al genio non vengono conferiti dall’immediatezza ma dall’eternità. Forse, per la cultura dominante italiana, ancorata al vecchio maschilismo, cent’anni sono ancora poco.

Fotografia in alto: Matide Serao in una fotografia dell’epoca

Bibliografia

Enciclopedia Treccani
Enciclopedia Grolier
Enciclopedia multimediale Rizzoli Larousse
Eugenio Marcucci, “Giornalisti grandi firme”, Edizioni Rai-Eri,Roma,1998
www.dentronapoli.it
www.let.unicas.it
www.cyberia.it
www.italiadonna.it
www.mosaico.rai.it/audiovisivi/index.asp?vid=6637&menu=1
di Giulio Nepi

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