Magazine Lunedì 22 aprile 2002

Io e il filosofo

parte II

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Dopo… il nulla per settimane, io stavo impazzendo, ormai convinta che presto ci sarebbe stato un seguito. Venni brutalmente delusa e partii per Parigi, non certo per dimenticare l’amore perduto, non siamo in un film, ma perché una mia amica e compagna di studi mi aveva invitato.
Mi vergogno come un opossum, nel confessare che al Pére Lachaise, davanti alla tomba di Oscar Wilde, io ho esultato perché lui aveva telefonato a casa mia.
L’ho rivisto appena tornata. Estate, lui aveva i pantaloni corti.
Ha tentato un buffo approccio in un vicolo ed io ho reagito con lo sdilinquimento di un eroina di Barbara Cartland. Solo che io, l’unico libro di Barbara Cartland l’ho letto con l’influenza in prima media perché l’avevano regalato a mia nonna come strenna delle vendite per corrispondenza. Così, invece di pizzi trine, damaschi e velluti indossavo una salopette di almeno tre taglie più larga, anfibi e un’improbabile maglietta di un ancor più improbabile colore.
Dopo di che, il nulla, silenzio per mesi, sarà stato perché quel giorno avevo lo stesso vestito da 48 ore, causa viaggio in treno?
Feci cose patetiche nell’attesa, tipo leggere Moby Dick, il libro che gli aveva cambiato la vita. Ogni “uomo della mia vita” ha un libro che gli ha rivoluzionato l’esistenza, lui aveva quello.
Ma la cosa più tremenda è che imparai a fare i biscotti pur di ingannare l’attesa, di studiare non se ne parlava, io soffrivo, mica storie.
Ricominciò a chiamare, usandomi come servizio informazioni sull’università, poi mi chiamò per andare a stare una settimana a casa sua per fare i lavori di casa (io l’avrei pure fatto, ma non se n’è fatto niente: ha trovato più conveniente assumere una colf), poi di nuovo il nulla.
Ricomparve dopo altro tempo, tempo in cui io impazzii definitivamente, facendo le ipotesi più assurde sul suo conto, ricomparve e mi confessò candidamente di avermi preso per il culo, non mi ricordo cosa risposi, ma mi chiesi se il topicida nei biscotti ne altera irrimediabilmente il sapore.

Claudia Bonani

di Donald Datti

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