Magazine Lunedì 22 aprile 2002

Io e il filosofo

Magazine - Lo sconforto era tale che mi aveva persino spinto a iscrivermi a un corso d’estetista e nello stesso tempo mi illudevo di continuare l’università. Ma galeotto fu un esame, conobbi lui!!!
Chi…? L’ennesimo “uomo della mia vita” che guardacaso si chiamava proprio come l’altro, il “due di picche”, .
Pensai che a volte il destino non è poi così crudele, con una mano toglie con l’altra distribuisce… non potevo sapere che questo era un destino monco… e non sapevo nemmeno cosa mi aspettava.
Lui era carino, credo lo sia tutt’ora, a me inizialmente non è che ispirasse moltissimo, ma cominciò a piacermi l’istante dopo che gli altri mi dissero «è carino».
Ci dicemmo tutto di noi i primi dieci secondi del nostro incontro, naturalmente ognuno parlando di se stesso.
Mi sembrò fantastico, era in analisi da sette anni, e aveva due anni meno di me. Le cose cominciavano a farsi interessanti, mi innamorai soprattutto delle fobie che avevamo in comune.
Avevo dimenticato, o meglio, ho imparato dopo, che i narcisisti sono dei grandi seduttori, …naturalmente io sono un’eccezione.
Cominciò un periodo di alti e bassi, in cui lui dichiarava di essere disperatamente attratto da me, ma per oscuri e imprescindibili motivi era meglio che rimanessimo solo amici. Lui non era fatto per stare con una ragazza, cito testualmente.
Io mi emozionavo, pensavo al suo spirito di sacrificio e mi crogiolavo nelle fantasie dei miei e dei suoi “ipotetici cedimenti”. Seguivano telefonate piene di battute e sottointesi e considerando che abitava fuori città, le interurbane si sprecavano. Ormai non sapevo più come tenere a bada i miei genitori inferociti per le bollette. Io sognavo, immaginavo, speravo, che sì, forse un giorno, dopo quelle sublimi sofferenze, ci sarebbe stato… L’AMORE!
Mi sembrava bellissimo, raccontavo a tutti che avevo conosciuto un tipo che faceva il surfista, non potevo farne a meno, e mi sperticavo nei dettagli anche microscopici, inerenti al caso. A chi mi faceva notare che, considerando il nostro mare, il surf o si faceva a vela o si vedeva al cinema, obiettavo sdegnata che …no, lui si spostava anche all’estero… e via delirando, come se da ciò dipendesse la mia reputazione.
Credo con questa storia di aver nauseato tutti i miei amici, e non per il mal di mare!!
Un giorno andammo in treno a Torino a visitare una mostra, ma con mio sommo disappunto, non accadde nulla. Accadde tutto quando decisi su suo invito di andarlo a raggiungere ove risiedeva e studiare con lui.
Dimenticavo, era ossessionato dallo studio, l’unica ossessione che non avevamo in comune.
Quella mattina presi il treno prestissimo, insieme ad una scolaresca che cantava canzoni di Cristina D’avena, fu un viaggio atroce, scesi bombardata da quelle vocine che non si sarebbero arrestate a metà di un ritornello nemmeno se il treno avesse deragliato. Il resto della giornata fu in tema.
L’“uomo della mia vita” tentò un approccio (ragazzi che goffo!), a casa sua. Io, ormai rassegnata alla sua amicizia, ero andata a trovarlo senza nemmeno depilarmi le gambe, ma lui non arrivò a scoprirlo, perché le sue mani si arrestarono molto prima, diciamo a metà strada.
Non accadde nulla di particolare, ma dopo quell’eccesso di “passione” ci ricomponemmo, decidendo che era meglio fermarci e tornare in biblioteca(!!!).
Che degni esseri ligi al dovere!
Diciamo invece che lui era terrorizzato e io pensavo al Depilsoap.



Claudia Bonani

di Donald Datti

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