Concerti Magazine Giovedì 18 aprile 2002

Doppio Paolo Conte al Carlo Felice

"Aprile è il più crudele dei mesi". Lo diceva tale T.S. Eliot nell'incipit de La terra desolata. Parlava della primavera che fiorisce sulla terra morta e "mescola memoria e desiderio". Non penso si riferisse alla memoria del grande concerto di Francesco De Gregori al Carlo Felice mercoledì sera. E neppure, temo, al desiderio delle due serate di Paolo Conte, venerdì e sabato, sempre alle 21, sempre al Carlo Felice.

Però la situazione di chi si ritrova a dover raccontare l'emozione di quello che è già stato e introdurre l'idea di quella che sarà, beh, è proprio crudele. Un po' come quella dello sventurato che si ritrova a spendere, nel giro di tre giorni, una piccola fortuna per poter assistere a entrambi i concerti. Un sacrificio per una buona causa, comunque.

Il Principe non ha deluso (vedi Leggi l'articolo ), adesso tocca all'Avvocato di Asti. Che, siamo sicuri, saprà fare altrettanto. Il cantautore più trasversale del panorama italiano, che sa unire atmosfere raffinatissime a ritmi scanzonati, che fa dell’ironia sottile la sua arma più seducente. Che canta paesi lontani (Messico e nuvole), che mette in canzone la nostalgia per ambientazioni esotiche (che siano i Carabi o Genova è lo stesso), che racconta storie fuori dal tempo anche quando parla di fatti e persone reali (Bartali). Cosa aspettarci da questi due concerti? Tanto per cominciare aspettiamo tutti Genova per noi, manco a dirlo. Poi ognuno avrà le sue preferenze nel toto-scaletta: chi si arrabbierà se non sentirà Gelato al limon o Lo zio, chi non può vivere senza Via con me, chi sa a memoria tutto l'ultimo album, Razmataz, ma non disdegna le vecchie Alle prese con una verde Milonga e La ricostruzione del Mocambo. Qualche certezza, però, l'abbiamo. Innanzitutto scommettiamo che le poltroncine del Carlo Felici staranno strette al ragtime, al jazz sporco, un po' caraibico un po' parigino un po' mandrogno, ai ritmi avvolgenti che ti chiamano in piedi e ti fanno venire voglia di muovere il culo. Scommettiamo che se al vecchio chansonnier dovesse girargli di accendersi una sigaretta nessuno arriverà a multarlo. Scommettiamo che quando si siederà al pianoforte, anche se sul palco dovesse esserci un'intera filarmonica, la voce di Conte, quella voce che sembra stare in piedi per miracolo, ci catapulterà in una cantina fumosa o in una balera.

Insomma, non resta che aspettare venerdì sera, alle 21 o, se non siete troppo impazienti (o non avete trovato il biglietto per venerdì), sabato. Intanto ingannatevi ad ascoltare tutti i suoi dischi a casa: ne ha fatti 17, avete solo l’imbarazzo della scelta.

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