Concerti Magazine Lunedì 15 aprile 2002

De Gregori al Carlo Felice

Magazine - Tenetevi forte. È tempo di grandi concerti a Genova. Beccatevi rapida successione e al Carlo Felice. Mercoledì 17, alle 21, ecco che sale sul palco il Principe, il poeta e via soprannominando. Tutti per indicare l’autore di pezzi entrati di diritto nella storia della musica italiana: La donna cannone, Rimmel, Alice, Pezzi di vetro, Buonanotte fiorellino. E ancora: Generale, Bufalo Bill, La leva calcistica della classe ‘68, La storia, Titanic, Pablo. Mi fermo, mi fermo, per carità. Tanto le canzoni di De Gregori le conosciamo tutti.

Perché in trent’anni di carriera (l’ellepì di esordio Theorius Campus, in coppia con l’altro esordiente Antonello Venditti, è del 1972), ha disseminato di piccoli e grandi capolavori la bellezza (in tutti i sensi) di ventiquattro album. Dei quali otto sono live. Tra questi lo storico Banana Republic in coppia con Lucio Dalla, e l’ultimo, Fuoco amico. Perché De Gregori ama suonare dal vivo. Lo fa con quella nonchalanche dei grandi, divertendosi a reinterpretare i suoi vecchi successi o esibendosi in cover inaspettate (anni fa aveva stupito tutti con Vita spericolata di Vasco Rossi). Ma, soprattutto, arrangiando in maniera sempre nuova i vecchi successi, magari buttando un po’ via le parole (un vezzo che vuole quasi essere una citazione di Bob Dylan, suo maestro dichiarato) e innestando saette elettriche sugli originali acustici dei pezzi.

E poi c’è il contatto con il pubblico. Che solo apparentemente il cantautore affronta con distacco. Fa parte del personaggio, un po’ come il cappello (dal panama siamo passati al berrettino da baseball). La storia ci racconta di scontri epici, contestazioni clamorose del pubblico a De Gregori. Ma erano gli anni ’70, la politica entrava negli stadi e nei palazzetti dello sport, c’era chi voleva ascoltare solo un tipo di musica militante, e i versi del Principe sembravano troppo ermetici (“e il padrone non sembrava poi cattivo”?!! Ad alcuni sembrava una bestemmia). Oggi De Gregori sembra essersi un po’ sciolto. Certo, continua a parlare poco durante i concerti, ma porta comunque avanti un dialogo fatto di canzoni bellissime e impegnate. Un impegno, oseremmo dire, etico: quello di portare una voce di civiltà e poesia nel coro di voci becere e qualunquiste del quotidiano.

E Paolo Conte. Per lui c'è tempo: ne riparliamo per il 19 e il 20 aprile.

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