Concerti Magazine Giovedì 14 marzo 2013

Fabri Fibra è 'Lo spettro'. Ecco la prima biografia del rapper di Senigallia

Esce venerdì 15 marzo una nuova edizione de Lo spettro. Storia di Fabri Fibra, la biografia del rapper italiano scritta da Episch Porzioni, nuova voce del gonzo journalism all’italiana.

Il libro, edito da Chinaski, non è solo una biografia, ma una storia umana ed artistica unica nel suo genere, scritta con la collaborazione dello stesso Fabri Fibra e di Paola Zukar, la lady di ferro del rap italiano.
Vi proponiamo un estratto dall'intervista di Episch a Fabri Fibra.

Magazine - Quanti siete lì dentro, Fibra?
«Bella domanda, in questo momento sono solo, credo».

Che cazzo è un Vulplà? (non ci dormo alla notteeeeeeee)
«Nulla, non è nulla, lo dicevamo 14 anni fa in un demo-tape, suonava bene ma non aveva alcun significato, forse era il nome dello studio in cui registravamo a quei tempi, era uno scantinato, mi ricordo che quando registravamo non potevamo urlare più di tanto altrimenti quelli che stavano al piano di sopra scendevano a lamentarsi, infatti in quei primi lavori tenevo sempre la voce molto bassa. Una volta abbandonato quello studio non ho mai più detto la parola Vulplà».

Mi parli del diavolo? Intendo quello con cui dialoghi, non quello biblico (ho già l’ultimo numero di Urania per quello).
«E spuntano le corna. Parlo del diavolo come massima raffigurazione del male, nominandolo nei testi, la gente avverte subito un pericolo, definisco diabolico tutto quello che fa del male a una persona in un determinato momento, potrebbero essere delle amicizie, delle persone sbagliate, delle scelte sbagliate, delle idee sbagliate ecc...».

Oh, ma davvero: ti sei preso una verruca al cazzo? Ma che male fa? E togliersela?
«Ma no! Molte cose le dico solo per fare un certo effetto, nella musica vengono usate parole accomodanti per non allontanare l’ascoltatore, io ho provato a fare il contrario; ho fatto una lista di parole poco eleganti come verruca, bara, sborra, stupro ecc..., il risultato? Hanno scritto un libro su di me! Che giro».

Ammettendo che ci sia del ragionevole calcolo dietro, ma che ti è successo tra Turbe Giovanili e Mr Simpatia? Lo stacco è troppo nitido. C’è un episodio particolare a riguardo?
«Ho scritto Turbe Giovanili nel 2001, tre anni dopo ho scritto Mr Simpatia, volevo fare un disco che lasciasse il segno nel circuito underground, un disco che segnasse la fine di un periodo. Se non avessi svoltato con Mr Simpatia avrei smesso di scrivere probabilmente. In pratica quel disco doveva uscire».

Me lo passi ’sto cannone o no?
«Oops... Ok, ne faccio un altro».

Hai raggiunto un passo successivo nello scrivere, l’invettiva pura si lorda di circostanze e concetti che si possono leggere su più piani. Quando ci sei arrivato?
«Riascoltando i miei pezzi mi accorgevo che, delle parole, a volte intere frasi, avevano più di un significato, ultimamente ho lavorato solo su questo, è uno schema molto presente in Controcultura, non avrei potuto permettermelo prima. Il problema iniziale non era quello di scrivere testi tecnicamente sorprendenti ma era quello di avere un pubblico. Come attiri il pubblico? Con le acrobazie? No di certo, la gente vuole il sangue.

Descrivimi un sogno ricorrente. Scusa, ehm… è più forte di me.
«Considerando che ultimamente sto suonando molto dal vivo, la notte sogno spesso di salire sul palco davanti a migliaia di persone e di non ricordarmi nemmeno una parola dei testi, la gente la prende malissimo».

Che pensi di fare ora? Stai già pensando oltre la Controcultura che c’è?
«Sto finendo un lavoro di una ventina di pezzi dal titolo Venerdi 17 che esce in free download sul web, poi cominceremo a chiedere delle strumentali in giro per scrivere il nuovo disco».

Ti masturbi ancora coi videoclip di Paola e Chiara o hai aggiornato a Noemi?
«Non l’ho mai fatto, Chiara chiudeva la rima con bara».

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