Magazine Mercoledì 6 marzo 2013

«Ho un rapporto a distanza che non so gestire»

Se vuoi contattare Antonella Viale scrivi una email a lapostadelcuore@mentelocale.it

Magazine - Cara Antonella,
sono davanti allo schermo che mi ha fatto e mi fa tormentare il cuore.
La mia storia è nata qui due anni o poco più. Sono Elisa, siciliana, 28 anni. Lui, mio coetaneo, piemontese. Sì, hai letto bene, un torinese. È accaduto su una piattaforma on line, non mi ero mai legata a persone conosciute nel web, lo trovavo squallido, e da ultima spiaggia. Ma con lui era diverso, sarà retorico dirlo, ma è così.

L'intesa nacque sin da subito. Un piccolo dettaglio: 1500 chilometri di distanza. Un'ora di aereo, 18 o giù di lì di treno.
Dopo qualche mese decidiamo di vederci dal vivo. Ci vediamo a metà strada, a Bologna. Poi gli incontri si riavvicinarono, ed eravamo presi sempre più. E la distanza la vedevamo come secondaria, quasi sdrammatizzavamo quella minuzia con le videochiamate ogni giorno, raccontandoci le nostre giornate, ridendo, piangendo.
Ma col tempo le cose cambiano. Ti innamori. La distanza pesa. Occhio non vede, cuore non duole si dice.

Ma non è sempre così.

L'ultimo nostro appuntamento risale a un mese fa. Piangevamo come due stupidi alla stazione, sembravamo i fidanzatini di Peynet, il countdown per separarci ci distruggeva. Io
non so più che fare. Il mio lavoro purtroppo mi impone di rimanere qui, non posso essere trasferita. Lui stessa cosa. La verità è che vorrei lasciare la mia città, staccare da tutto e tutti, ma ho paura.
Paura di giocarmi quella carta così importante che è il lavoro. Sono a un bivio, quello che ci propone l'amore quando meno ce l'aspettiamo e devo decidere.

Aspettando una tua risposta, ti mando un saluto affettuoso. In ogni caso grazie di avermi ascoltata,
Elisa


Cara Elisa,
non sono tempi che permettano di seguire il cuore, questi. Se pensi di farlo, tuttavia, vuol dire che davvero hai bisogno di andare via.
Allora io ti dico tutto quello che già sai: le relazioni a distanza spesso si rivelano deludenti nella vita vera, nel banale quotidiano, anche se la tua storia durata due anni. Senza contare che non sei solo tu di fronte a un bivio: potrebbe trasferirsi lui. Che mi sembra non metta nemmeno in discussione l'ipotesi. Riflettici.

Credo che tu sappia quello che devi fare: non spostarti sino a che non avrai la certezza di un'occupazione a Torino. E non solo per via della crisi che costringe tutti a sacrifici che non avremmo immaginato anche solo un paio di anni fa, ma soprattutto per avere la certezza
dell'indipendenza. A prescindere anche dall'ipotesi che la storia possa non finire bene, proprio perché oggi è impensabile che una donna o uomo non siano indipendenti o cerchino di diventarlo.

Coraggio, digli di darti una mano a cercare lavoro, fate qualcosa di concreto insieme: anche le videochiamate con una prospettiva, un progetto, una ricerca comuni, avranno un sapore diversi.

Auguri Elisa,
Antonella

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