Magazine Mercoledì 6 marzo 2013

«Siamo in pausa di riflessione e lui non torna. Che fare?» Lo psicologo risponde

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Magazine - Salve dottore,
sono una ragazza di 33 anni. Sono in una pausa di riflessione chiesta da lui.
Non convivevamo, avevamo tanti interessi in comune, facciamo lavori simili e siamo della stessa età.
Grande amicizia e affetto in combinazione con tanti passioni in comune come per vari sport e attività tempo libero.
Tanta leggerezza e divertimento... Scambio di energie, interessi, intimità, tutto perfetto.

Ogni tanto io mi incazzavo con lui ma da altra parte ero molto generosa e mostravo in altri modi mio affetto, facevo l'impossibile per farci felici.
Quello che mi faceva incazzare era la mancanza di attenzioni dalla parte sua, molto spesso incosciente. Lui non capiva e rimaneva male dicendo che mi incazzo per niente.
Ma la mancanza di attenzioni non ha mai superato cose belle che mi dava il nostro rapporto, perciò non ho mai preso una decisione definitiva.
Lui mi ha avvertita tante volte di non incazzarmi e rovinare il rapporto, di godere in maniera semplice il tempo che dividiamo insieme, era quasi paziente.

Un mese fa è successo l'ultimo litigio da parte mia per soliti motivi di disattenzioni. il giorno prima tornavo da un viaggio e lui telefonava felicemente che non vedeva l'ora di rivedermi..
I litigi avvenivano tramite sms cattivi da parte mia poi si faceva pace il giorno dopo, spesso scrivevo cose che non penso.
Lui decide di lasciarmi, dice di essere rassegnato e non pensa che io possa cambiare il mio carattere.
Mentre mi accompagna a casa, nel momento in cui uscivo dalla macchina mi chiede di dargli un po' di tempo e ciò si trasforma in una pausa, oggi 3 settimane.

L'ho chiamato oggi per capire cosa devo fare.
Dice che si è impuntato a portare una decisione definitiva per noi, che in tutti quei anni non si è mai distaccato e pensato obiettivamente.
Se sarà un sì, sarà un sì per sempre, se un no, basta.
Sta provando di capire come sarebbe il nostro futuro assieme e ha tante incertezze per colpa di mio carattere lunatico. Tutto il resto lì piaceva.
Pur dicendo che non siamo uno per altro per stare insieme per sempre intanto l'abbiamo fatto per sei anni e intanto detto quel fatto sconvolgente non mi da un no definitivo.

Ho voluto metterci un punto io appena sentito quella frase ma lui ripete che non è detto e bisogna lasciare passar del tempo... almeno un mese ancora e vedere se ci manchiamo.
Non capisco come uno possa dire «non sei la persona per me e non vedo un futuro», se lo pensa davvero sarebbe finita, nulla può cambiare in un mese o mi sbaglio?
Lui viene da una famiglia di divorziati e dimostra una paura infinita per rapporti lunghi e definitivi, molto insicuro.
Comincia a dire che non si vede in generale in un rapporto definitivo con nessuno ma intanto chiede del tempo ancora per decidere definitivamente.
Io ho spento le mie speranze ma prima di dare l'ultimo taglio alla storia sono confusa, perché non lo fa lui... Dice cose crudeli e pesanti, dirette, chiare... ma poi dichiara che non è finita, che deve pensare.
Dice: «non sono io quello che possa farti felice tra anni», «io non ci vedo insieme felici tra 10 anni», «io so cosa vuoi tu, io non te lo posso dare!»

Mi chiedo perché non mi molla definitivamente? Quando ho chiesto se si aspetta che lo mollo io dopo tutte queste frasi pesanti dice di no, lo farebbe lui se fosse la fine.
Se questo non è la fine per lui, per me purtroppo ovviamente sì, dovrei ripensarci prima di chiudere la porta definitivamente?
O aspettare per curiosità ancora un mese? Io sono innamorata ma dopo l'ultima conversazione non vedo la luce.

Spero che lei possa vedere qualcosa che io non vedo o capisco di lui, noi.
Grazie mille.

Saluti,
Jovanka

Saluti a lei Jovanka,
che dire? Le persone sono cosi complesse e hanno così tante caratteristiche diverse tra loro che, a volte, diventa impossibile dare un giudizio unico e definitivo.
Inoltre le persone, nel tempo cambiano, crescono, si evolvono e si trasformano e queste trasformazioni non seguono solo delle vie rettilinee.
E così, per via di tutta questa dinamica, spesso diventa impossibile capire, o meglio rinchiudere  in un unica definizione la relazione che abbiamo con gli altri  e con noi stessi . Perché nessuna sintesi rende davvero giustizia alle tante sfaccettature della personalità di ognuno di noi.

Così lei dice di non capire il suo lui e di non capire come mai non prende una decisione netta. E tira in ballo interpretazioni, storie familiari, e percorsi più o meno logici per supportare i suoi dubbi.
Ma allo stesso tempo fa nascere, in me, una domanda alla quale, spero, lei possa darmi, o darsi, una risposta.
Ovvero: lei conosce davvero se stessa?

Sa perché glielo chiedo? Perché ho letto quello che lei ha scritto o meglio descritto della sua storia di relazione e vorrei riassumere i punti che mi hanno maggiormente incuriosito.
Lei dice che «convivevamo, avevamo tanti interessi in comune, facciamo lavori simili e siamo della stessa età. Grande amicizia e affetto in combinazione con tante passioni in comune come per vari sport e attività tempo libero. Tanta leggerezza e divertimento... Scambio di energie, interessi, intimità, tutto perfetto». E poi: «Io sono innamorata», ma «dopo l'ultima conversazione non vedo la luce».
Bello, davvero bello!
Ma, allora, se andava tutto così bene, mi spiega perché: «Ogni tanto io mi incazzavo con lui?».
E, tra le righe, non dà l'impressione che fossero pochi casi isolati, ma piuttosto delle «incazzature» frequenti. Ma se andava tutto così bene che bisogno c'era, di tirare fuori cosi tanta incazzatura?
.
E nel leggere le sue parole ho  anche l'impressione che lei stessa si accorga, da sola, che il suo comportamento è quantomeno strano, perché lei stessa si giustifica dicendo «ma da altra parte ero molto generosa e mostravo in altri modi mio affetto, facevo l'impossibile per farci felici».
E già ci sarebbe da capire cosa vuol dire essere molto generosi in «altri modi» e se questo fosse davvero la giusta compensazione. E, se mi permette: «fare l'impossibile» è solo un modo di dire.

Poi aggiunge: «Quello che mi faceva incazzare era la mancanza di attenzioni dalla parte sua, molto spesso incosciente. Lui non capiva e rimaneva male dicendo che mi incazzo per niente».
Quindi lei vuol dire che lei si «incazzava» spesso per dei «comportamenti inconsci», riguardo ad aspetti «piccoli», tant'è che chiosa dicendo «Lui mi ha avvertita tante volte di non incazzarmi e rovinare il rapporto, di godere in maniera semplice il tempo che dividiamo insieme, era quasi paziente».

Ora io le chiedo: ma non le sembra che questo cozzi con il quadro idilliaco che ha dipinto all'inizio? O mi sono perso l'enormità delle disattenzioni?
Ma la sensazione è che anche lei  se ne sia accorta che queste disattenzioni non erano enormità, perché più avanti ammette, spontaneamente: «Ma la mancanza di attenzioni non ha mai superato cose belle che mi dava il nostro rapporto, perciò non ho mai preso una decisione definitiva».
Oh, ma allora anche lei pensava di lasciarlo? Interessante.

Ecco, a questo punto, in una storia in cui va tutto bene, ma lei pensa di lasciare lui (per via delle sue inconsapevoli disattenzioni) e lui si prende il tempo di capire se vuole o non vuole stare con lei (incazzature comprese): mi chiedo anzi, Le chiedo, cosa si intende per «vedere la luce?»
E non credo che il dubbio sia se stare assieme oppure no, ma come sarebbe la vostra vita se continuaste a essere una coppia.
E la risposta non può essere facile, per entrambi, vi sono aspetti del partner che vi piacciono e allo stesso tempo altri aspetti che vi infastidiscono.
E questo comporta un'altalena di emozioni e di conseguenza un'altalena di decisioni. Sicuramente né lui ma, forse, neanche lei ha chiara la sua stessa posizione.

Ma è Lei che mi ha posto la domanda per prima ed è giusto che sia io a risponderle per primo.
Lei mi chiede cosa vedo di lui che lei non vede. Grazie, ma né io né lei siamo veggenti e dunque nessuna magia. A questo punto stavo per incominciare a dire che in una storia, che è una complicata relazione nel tempo tra due personalità complesse bisognerebbe distinguere le cose grandi dalle cose piccole e... Ma poi mi è sembrato un discorso troppo complicato e forse troppo freddo.
Vuol sapere davvero cosa  vedo? O meglio, cosa mi è venuto in mente,  ripensando alla vostra storia? Che è la storia tra due persone che si amano ma che non si sentono complici.

E vuol sapere una cosa? Se io dovessi scegliere un compagno o una compagna per affrontare questa enorme incognita che è la vita, vorrei avere al mio fianco una persona con cui discutere e con cui confrontarmi ma di cui potermi fidare, sempre.
Ecco, forse tra di voi c'è un forte sentimento ma, ora come ora, non vi fidate abbastanza uno dell'altra.
E a volte la fiducia conta quanto l' amore.

Saluti,

di Marco Ventura

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