Magazine Lunedì 8 aprile 2002

Informazione libera?

Democrazia e informazione. Tema scottante, all’ordine del giorno in un’Italia percorsa da conflitti d’interesse e accuse di manipolazione dei mass-media da destra a sinistra e ritorno.

Questo tema sarà affrontato martedì 9 aprile alle ore 18.30 durante un dibattito che si terrà al Salone del Minor Consiglio di Palazzo Ducale. Nell’ambito dell’incontro verrà presentato il volume di Vittorio Nisticò Accadeva in Sicilia: gli anni ruggenti dell’Ora di Palermo (edito da Sellerio). Nisticò è stato lo storico direttore del quotidiano siciliano che, dal 1955 al 1975, ha rappresentato un esempio altissimo di stampa militante e di impegno civile. Accanto a Nisticò saranno presenti i direttori de Il Secolo XIX Antonio di Rosa, il direttore editoriale de Il sole 24 Ore Antonio Calabrò, l’inviato del Corriere della Sera Gianantonio Stella e gli “allievi” di Nisticò, Marcello Sorgi, direttore de La Stampa e Sergio Buonadonna, caporedattore de Il Secolo XIX, che introdurrà l’incontro in qualità di presidente del Circolo Culturale I Buonavoglia, che organizza la serata in collaborazione con il Comune. Il Sindaco Giuseppe Pericu porgerà il saluto della città ai partecipanti.

Per avere un’idea dell’importanza di questo incontro basterà ricordare le parole di Vittorio Foa, che dalle pagine di Liberal racconta l’avventura dell’Ora, “un quotidiano vero, che era dichiaratamente di parte, che non scadeva nell’ideologia, che proponeva la chiarezza dei fatti, in altre parole che usava il giornalismo come strumento di lotta politica”. E di lotta civile: non bisogna dimenticare che il quotidiano palermitano, sotto la guida di Nisticò, portò un attacco diretto alla mafia, con un’inchiesta a tutto campo. La risposta di Cosa Nostra fu un attentato alla tipografia. Un impegno che è costato la vita a tre giornalisti dell’Ora (Cosimo Cristina, Giovanni Spampinato, Mauro De Mauro), ma che ha visto il coinvolgimento e la partecipazione di intellettuali come Danilo Dolci, Gioacchino Lanzi Tomasi, Renato Guttuso e, soprattutto, Leonardo Sciascia.
di Donald Datti

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