Attualità Magazine Martedì 19 febbraio 2013

Laura Guglielmi, giornalista tra due mondi

Laura Guglielmi, direttora di mentelocale.it dal 2000

Magazine - Fare la giornalista in internet è molto divertente, in questi tempi di crisi del lavoro non è bello dirlo così sfacciatamente, ma se è vero è vero. Ogni giorno ti confronti con una sfida diversa, formuli un nuovo pensiero, non sei mai ferma. Il mondo di internet non solo è nuovo, ma ti pone sempre di fronte a visioni, idee e strumenti tecnologici diversi. Dall'invenzione della stampa a quella di internet, il mondo dell'informazione non è mai stato fermo, ma l'accelerazione delle dinamiche all'interno del mondo dei media, negli ultimi vent'anni, è stata formidabile. Micidiale, direbbe qualcuno.
Da quando mi sono trasferita dalla carta stampata al web, con le valigie piene di insegnamenti di ottimi collegi all'antica, sono nati prima i blog, poi i social network. Sono passati 12 anni da quando mi è stata offerta la direzione di mentelocale.it, ma il mondo non è più lo stesso.

Il fruitore della rete è più protagonista rispetto al lettore di quotidiani, allo spettatore di programmi televisivi e all'ascoltatore della radio. Può commentare gli articoli dei giornalisti o i post degli altri utenti su facebook, o retwittarli. Allora, si chiedono in tanti, i giornalisti non hanno più futuro? Le piattaforme dei social media trasmettono l'informazione a livello globale in un batter d'occhio. A cosa servono le testate giornalistiche?
Ebbene sì, servono ancora, serviranno sempre. Il giornalista si fa più necessario che mai, per verificare quali siano le notizie importanti – tra le migliaia che circolano tutti i giorni sul web – verificarle e trasmetterle ai suoi lettori.

Sono due le sfide cui ci troviamo davanti. La prima è sopravvivere alle grandi piattaforme dei social media, che sfruttano i contenuti gratis degli utenti, delle aziende, e delle testate e che poi, però,  raccolgono pubblicità locale, sottraendola ai media. E non pagando neanche le tasse nel nostro paese. La seconda è trasmettere la cultura dell'informazione di qualità al web: troppe sono le testate giornalistiche improvvisate, piene zeppe di errori, alcuni anche davvero ingenui, articoli buttati giù in dieci minuti, da giovani schiavizzati e pagati due euro, che passano la giornata a scopiazzare notizie in giro, per posizionare i propri articoli su google.

A parte ciò, è bello gestire un media in rete come mentelocale, con i suoi 700mila visitatori mensili. Il lettore lo senti, è lì, ti scrive, tu rispondi e nascono nuovi rapporti. Mi succedeva molto più raramente, quando lavoravo a D di Repubblica o al Secolo XIX. Poi è bello vedere che appena hai una notizia, la puoi pubblicare, senza dover aspettare il giorno dopo perché venga letta.
Detto questo, il fruscio della carta mi commuove ancora, soprattutto quello dei libri. Il collega e amico Carlo Rognoni, su questo stesso numero di Blue, scrive delle cose che condivido – sempre avremo bisogno di avere una rivista di fiducia, scritta da persone competenti – ma non necessariamente deve essere su carta – dico io - può essere anche sul web.

Mi sento a cavallo fra i due mondi, per 12 anni ho lavorato per la carta stampata, poi nel 2000 ho iniziato l'avventura di mentelocale, lasciando la carta stampata del tutto - come lavoro retribuito - solo tre anni fa. Quello che non riuscivo a mandar giù erano i rapporti tra colleghi, in tanti non si sopportano tra di loro. E questo badate bene, avviene in quasi tutte le redazioni cartacee. Eppure è il mestiere più bello del mondo. Nelle redazioni web c'è meno gerarchia, più solidarietà e rispetto. La casta - alcuni giornalisti della generazione più vecchia - si è un po' montata la testa, e da quelle parti tira brutta aria. Aria da fine di un impero.

Il giornale lo leggo ancora? Sì, la sera a letto, per gli approfondimenti, anche se le notizie sono bollite. In genere il web riesce a soddisfare ogni mia curiosità informativa. Poi, prima di dormire faccio la cosa che preferisco su tutte: leggo un libro, 6 o 7 al mese se non di più. Sono a cavallo tra i due mondi dicevo, e li amo tutti e due. Da morire.

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