Magazine Venerdì 5 aprile 2002

Parla come mangi

Se esordissi dicendo che in queste righe si parlerà di filosofia analitica, molti di voi probabilmente non arriverebbero a leggere la seconda. Perché la filosofia non è particolarmente trendy, perché qualcuno è ancora terrorizzato da più o meno recenti trascorsi liceali, perché stavate cercando un locale dove andare stasera e vi siete sbagliati a cliccare.

E invece la filosofia può riservare delle sorprese a dir poco inaspettate. Tanto per cominciare, addentrandosi nelle pieghe della filosofia analitica si scopre che, nel corso di un secolo, utilizzando un procedimento logico formale, molto vicino ai metodi di indagine matematica e scientifica, si è arrivati ad analizzare il linguaggio comune (visto come azione e attività). Un procedimento che fa venire in mente i versi dei Radiohead: “…he talks in maths…”. Ma dubito che il protagonista di Karma Police sia un filosofo analitico.

Bisognerebbe chiederlo a Franca D’Agostini (studiosa torinese, autrice di numerosi saggi) e a Nicla Vassallo (ricercatrice presso l’Università di Genova e collaboratrice, con i suoi consigli di lettura, di mentelocale.it), che hanno curato per Einaudi la Storia della filosofia analitica. Il libro, che uscirà a maggio, è il primo in Italia, e vuole essere la storia di un movimento, nato nel 1900, attraverso tutte le sue sfaccettature. Dodici saggi di specialisti (italiani e stranieri) prendono in considerazione i vari ambiti indagati dai filosofi analitici, dalla filosofia della mente all’etica, dalla filosofia politica all’epistemologia. Detto così mette quasi paura, ma le curatrici assicurano che il libro è alla portata di tutti: per addetti ai lavori, quindi, ma anche per chi non ha una solida preparazione filosofica alle spalle.

Partendo dagli esordi, da Bertrand Russel (è l'uomo nella foto: dovreste conoscerlo, se non altro perché ha scritto l’Elogio dell’ozio), si ripercorrono tutte le fasi di una ricerca che ha avuto sviluppi insospettabili. Dal rigore logico formale si è arrivati, negli ultimi anni, ad affermare la facoltà filosofica della fantasia, grazie agli esperimenti mentali e di pensiero. Si tratta di costruire un modello, una situazione ideale per giungere a dare una giusta definizione di un concetto astratto. Ad esempio, per definire la giustizia si immagina che ci siano tre persone prive di conoscenze e di pre-concetti, di nozioni su sesso, razza eccetera. Si immagina di riunirle in una stanza e si analizzano i possibili sviluppi della conversazione sul tema. Una specie di versione riveduta e corretta del “facciamo che io ero…” di quando eravamo bambini, per intenderci. Perché la filosofia, se ho capito bene, non è poi una cosa troppo complicata.
di Donald Datti

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