Concerti Magazine Lunedì 18 febbraio 2013

Sanremo 2013: il pagellone cattivissimo del Festival

Magazine - : il cast, l’esclusione degli artisti minorenni, la conduzione.
No: i Giovani invariabilmente sul palco a ridosso della mezzanotte, anche se, nonostante ciò, sia il primo premio che quello della critica sono stati equi. La serata di Sanremo Story al posto della versione alternativa delle canzoni in gara, come degli anni scorsi.
Ni: i due pezzi per artista: l’idea sarebbe stata buona, ma l’ascolto delle due canzoni una di seguito all’altra non permette di metabolizzarla, e si rischia di votare senza cognizione. Infatti in molti casi la scelta è si è rivelata la meno interessante.

Almamegretta - Mamma non lo sa

La presenza di questa band ha senz’altro fatto piacere ai 30-40 enni che hanno seguito molti concerti negli anni ’90. Mi sono resa conto che però per altri si trattava di un’entità sconosciuta, malgrado la lunga carriera, e forse questo è uno dei principali motivi della bassa posizione nella classifica del televoto. I pregi e i difetti sono quelli di sempre: un buon impatto sonoro, suggestivo e coinvolgente, ma il testo non è pronunciato chiaramente. Invece meriterebbe di essere ascoltato. Voto: 7-.

Annalisa - Scintille

Premetto che, fino alla sua esibizione al Festival, avevo solo letto il suo nome in quanto ragazza della provincia di Savona che ha partecipato ad Amici, ma non l’avevo mai ascoltata. Indubbiamente è brava, ha una bella voce, sicurezza sul palco, un bell’aspetto ed è anche quella con il look più originale e raffinato della manifestazione. Cosa manca, dunque, per avere un votone? La canzone. Intendiamoci, non è brutta. Si lascia canticchiare, con una melodia ariosa e un po’ ritmata alla Bluebeaters, ma non colpisce. Diciamo che è gradevole, e questo non basta. Voto: 6½.

Chiara Galiazzo - Il futuro che sarà

Chi, come la sottoscritta, ha seguito almeno qualche puntata di X Factor, aspettava con curiosità il debutto fuori dalla bolla del talent di questa ragazza. Il risultato delude un po’: la voce è tecnicamente precisa, ma non sufficientemente dentro l’interpretazione. Probabilmente deve ancora trovare la sua dimensione ideale. Il brano ha un buon testo, con passaggi interessanti, che non è sostenuto da una melodia all’altezza: in bilico tra un tango e una colonna sonora di uno 007, l’arrangiamento non è sufficiente a spingerlo. Voto: 6.

Daniele Silvestri - A bocca chiusa

Potrei spendere righe su righe di elogio di Daniele Silvestri, riferite ai quasi vent’anni di carriera. Ma mi limiterò a parlare della canzone, senza dubbio la mia preferita di questo Sanremo. Delicata nella forma, forte nel contenuto. Talmente completa che un pianoforte e una voce pacata, senza fronzoli, sono sufficienti ad illuminarla. E la luce rimane anche quando si sottraggono anche le parole e resta solo un mmh mmh. Voto: 9½.

Elio e le Storie Tese - La canzone mononota

Divertente ed intelligente lo spunto, ben eseguito come sempre. Però, dopo un paio di ascolti, superato l’effetto sorpresa, il gioco si svela, e si rivela una classica trovata dei talentuosissimi Elii, non tra quelle migliori della loro carriera. Forse il problema è che sono talmente bravi da averci abituato troppo bene. Voto: 6/7.

Malika Ayane - E se poi

Sinceramente non ho ancora capito se questo, che è stato promosso in gara a discapito di uno più ostico ma forse più particolare, è uno di quei pezzi orecchiabili che, ascolto dopo ascolto, cresce ed assume nuove sfumature o, al contrario, diventa ben presto noioso. Lo scopriremo. Di certo che Malika Ayane ha una personalità ben definita e sa scegliere il repertorio. Le atmosfere, ariose e al contempo un po’ oblique, con qualche verso parlato, fanno sì che il testo d’amore non suoni banale. Voto: 7.

Marco Mengoni - L'essenziale

Il talento di Mengoni è innegabile. Però mi domando come mai, dopo quella piuttosto buona della scorsa avventura sanremese, non abbia trovato canzoni davvero all’altezza. Forse lo sarebbe stata quella che ha proposto la prima sera ed è stata scartata (principalmente dal televoto, immagino)? Ci è stato permesso un solo ascolto, subito cancellato dall’esibizione successiva, quindi è difficile stabilirlo. Certo è che, per quanto interpretata con trasporto e bravura, L’essenziale non verrà ricordata per l’originalità. Il testo è un po’ ridondante e vuoto, la melodia si ricorda, ma è banale e non ha guizzi: la piccola speranza della strofa viene azzerata dal piattume del ritornello. Allora perché piace? Forse proprio perché non richiede alcuno sforzo d’ascolto. Voto: 5/6.

Maria Nazionale - È colpa mia

Sarei tentata di sintetizzare il mio giudizio con l’espressione popolare latte alle ginocchia, ma mi sforzerò di esplicitare la mia critica. Tralasciando il look che, a commentarlo adeguatamente, si scadrebbe nel turpiloquio, l’intera performance è il peggio di questa edizione. Dei due brani non avrei saputo quale scegliere, e quello approdato alla gara è una crasi tra una versione da karaoke di My way e una qualsiasi lagna neomelodica. Personalmente durante l’ascolto ho oscillato dalla noia profonda al fastidio, nei passaggi in cui l’interprete esagera con il vibrato, che io trovo insopportabile. Dispiace pensare che gli autori vengano dagli Avion Travel: si tratterà di uno scarto. Se proprio vogliamo trovare un lato positivo, diciamo che è intonata. Voto: 3½.

Marta sui Tubi - Vorrei

Sconosciuti a gran parte del pubblico festivaliero (infatti alcuni si sono addirittura chiesti se fosse opportuno inserirli nella categoria dei big), sono un gruppo invece ben noto a chi segue abitualmente i concerti in giro per l’Italia. E dalla loro gavetta sui palchi deriva un’abitudine a suonare dal vivo, una compattezza di band che fa la differenza. Hanno una loro cifra ormai consolidata, data da testi originali interpretati con intensità e suoni ora melodici, ora quasi sguaiati. Il brano promosso in gara corrisponde a questa descrizione. Peccato solo per la somiglianza, in un passaggio, con un celebre pezzo dei Beatles… avete individuato quale? Voto: 7½.

Max Gazzè - Sotto casa

Non delude le – seppur alte – aspettative: accattivante, con uno spunto originale e un testo intelligente e spiritoso in parti uguali. Peccato che, nella performance all’Ariston, le parole si perdano un po’, sovrastate dall’orchestra. Si coglie quindi la musica, trascinante, si apprezza l’interpretazione ironica e sicura, ma il contenuto risulta non del tutto intellegibile. Voto: 8½.

Modà - Se si potesse non morire

Continuo a domandarmi la ragione del grande successo dei Modà, e continuo a non trovare una risposta soddisfacente. La performance sanremese conferma il mio giudizio. Il testo è una sequenza di frasi adeguate alle bacheche di Facebook di tredicenni, e il tema si esaurisce nel giro di due minuti. Ad essere generosi lo si può trovare suggestivo, ma non certo affrontato in profondità. La melodia è alquanto prevedibile, anche perché ricorda molto quella con cui Emma ha vinto la scorsa edizione, scritta dal medesimo autore: cambia il ritmo, ma la zuppa è sempre quella. P.S.: qualcuno vuole spiegare al cantante che esiste un tono che è una via di mezzo tra il sussurro e l’urlo? Voto: 4.

Raphael Gualazzi - Sai (ci basta un sogno)

Mi spiace ammetterlo, ma questa performance ha deluso le mie aspettative. Probabilmente la canzone finita in gara forse non fosse la migliore. Il testo ha alcune immagini suggestive, ma nel ritornello si scioglie in banalità. La musica ben arrangiata ed eseguita, manca del quid per rimanere impressa. Peccato, può fare di meglio. Voto: 5/6.

Simona Molinari & Peter Cincotti - La felicità

Il debutto al Festival di lei, alcuni anni fa, non mi aveva convinto e la performance di questa volta non è riuscita a farmi cambiare opinione. Una voce studiata, di una certa potenza e pulizia, anche se condita con una dose di bellezza, vestiti sensazionali che spaziano da Barbarella alla Barbie (ma con il fil rouge del cattivo gusto), scarpe da far impallidire le protagoniste di Sex and the city conta poco, quando manca il carisma. Anche la furbata dell’esibizione in coppia, pur riuscita, non aggiunge molto. Per loro sfortuna, ad essere votata per entrare in gara non è stata la canzone caruccia di Lelio Luttazzi, ma l’altra, decisamente insulsa e vecchiotta, per non dire brutta. Se la Molinari se la tirasse un po’ meno, potrei anche regalare un 5, ma, data la simpatia che emana in ogni intervista, voto: 4½.

Simone Cristicchi - La prima volta (che sono morto)

Dei due brani proposti, quello che avrebbe necessitato di più ascolti è stato, prevedibilmente, eliminato la prima sera, forse anche per via dell’emozione che ha penalizzato la performance. Questo che è rimasto corrisponde alle aspettative: la musica è un piacevole tappeto sonoro su cui si snoda un testo apparentemente leggero, ma di valore. Sa conciliare il tono spiritoso con una riflessione profonda, il tutto interpretato con capacità teatrale. Voto: 8/9.

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