Concerti Magazine Domenica 17 febbraio 2013

Mengoni vince il Festival e Elio conquista Sanremo: l'utopia non è morta

Elio e le storie Tese, in maschera, ritirano il premio della Critica al Festival di Sanremo 2013

Magazine - Non posso esimermi, devo attaccare con l'ultimo tweet di #sanctoremus «Mengoni dedica la vittoria a Luigi Tenco. Che bastardata accanirsi su uno che non si può difendere».
E già che ci sono, citerò subito uno dei più brillanti compagni d'avventura di quest'anno, che scrive su Facebook: «Un Festival troppo di sinistra, co' troppi communisti e troppi frosci. Votate con acume, domenica prossima, se volete un Sanremo più libero».

Invero durante la suarè è sfuggito persino a me uno status rivelatore: «Elio vs. Modà: che italia verrà fuori? (mi viene da ridere: lo sto prendendo sul serio!!!!!!!!)», sì che mi sono ripresa subito, ma una parte di me stava dentro alla gara anema e core. Ora torno cinicamente realista e a racconto con l'aiuto della mia giuria tennica (cit.) inconsapevole.

Finito tutto possiamo dire che è stato un bel tentativo, pieno di difetti -già sottolineati- ma con margini di miglioramento enormi. Il pubblico è rimasto, ha resistito per cinque sere, ha subito -protestando vivamente, speriamo se ne tenga conto- performance di repertorio: prima Crozza, ieri Bisio, gabellate per autodifesa dalla censura, ha sopportato stoicamente persino l'incommensurabile vacuità -Eelst esclusi- dei vincitori, per esprimere -forse- un desiderio di svecchiamento, sprovincializzazione e impegno a tutti i livelli.

Elevare la qualità della vita a partire (anche) da Sanremo è un atto d'eroismo. Si vede che l'utopia non è morta: il Festival è stato tanto seguito malgrado momenti pesantissimi e altri di superficialità estrema nell'affrontare temi dolorosi e diritti fondamentali, anche perché c'è una parte della nazione che crede nella possibilità del cambiamento a partire dal minimo. Ma forse sto davvero prendendo troppo sul serio la kermesse (tant'è che ho riscritto l'infame vocabolo).
Mi ripiglio e torno ai miei compari e ai loro commenti caustici. L'Italia che cambia si vede benissimo anche da lì. Tutti scatenati sulla gara e sui codici: «Comunque ok, quest'anno è andata così. L'anno prossimo però torniamo al trash vero? - Parte il televoto. Se vuoi votare i Modà componi il 118 (Spinoza) - Ma pino il pinguino è in gara? -Ricordiamo il codice per votare i Modà. Quello penale. (Spinoza) - Il codice per denunciare gli almamegretta è 113».

Fazio, va detto, è stato preso di mira meno di Litizzetto e degli ospiti, ma chi raccoglie più critiche, nel mondo a rovescio di Sanremo (e della politica, ahinoi), è seguito con maggiore attenzione, il conduttore rischia di diventare la spalla della non valletta: «Il monologo della Littizzetto salutato da un grande applauso. In curiosa concomitanza con il gol di Totti (Spinoza). La Littizzetto propone il monologo "Essere belli non è fondamentale". Glielo ha scritto Ghedini (Spinoza). Balti-Litizzetto: non aprite quella bocca!».

Per onestà intellettuale è necessario infierire su Bisio, che è l'esatto contrario: «Bisio ricicla tutto "Tersa Repubblica", che era del 1996. - Materiale già sentito 10 anni fa. Brutta cosa avere memoria. - noto che siamo rimasti tutti senza parole!! (calo dei tweet). - Fermate bisio, no davvero mi spiace per lui. Gelo in sala. - Il monologo di Bisio questa sera è più qualunquista di un programma di Fabio Volo».

Castrogiovanni invece è stato più che apprezzato... non ha fatto né detto quasi nulla, ma quel poco aveva senso non era letto: «Qualcuno vada da Castrogiovanni e gli urli: "HULK SPACCA!" nell'orecchio. -Castrogiovanni scende la scala di Sanremo. È l'ultimo test per l'agibilità (Spinoza). - grande. castrogiovanni nella giacca di forza...».

Oggi poca musica: i giochi sono fatti e via, ma non mi privo della citazione dotta di uno dei miei intellettuali preferiti: «Modà: mi è anche passato il mal di testa, quindi il mio è un giudizio sereno e obiettivo. La progressione armonica discendente che apre il brano dovrebbe essere bocciata da qualunque commissione selezionatrice. Il resto, "volare", "stelle", "la dolcezza di una madre e un padre", "il temporale", grida semplicemente vendetta». Che come sempre stempero con le due più perfide: «Sul palco i Modà. Lo stacchetto è quello di Super Mario mentre sta per arrivare il mostro (Spinoza). Viene letta una lettera dell'orchestra del Festival. "Liberateci" (Spinoza)».

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