Concerti Magazine Lunedì 18 febbraio 2013

Mengoni vince Sanremo. Ma il Festival è dei giovani e di Elio e le storie tese

Marco Mengoni nel backstage, concentrato prima di salire sul palcoscenico del Festival di Sanremo 2013

Magazine - Aveva aperto con la prima esibizione questa edizione numero 63, l'ha guidata nella classifica provvisoria del televoto ed è stato l'ultimo a lasciare il palcoscenico dell'Ariston. Da vincitore. Marco Mengoni ha dominato il Festival di Sanremo 2013 con L'essenziale, un brano cucito addosso al Re matto e calibrato alla perfezione per i gusti del televoto sanremese.

Un pezzo costruito sul logoro giro armonico tonica-dominate-sopradominate-sottodominante (un classico immortale, da Under the bridge a With or without you, giusto per citarne un paio), che a dispetto della sua banalità è riuscito a conquistare il voto del pubblico da casa e - parzialmente - anche quello di sala stampa e giuria di qualità.
Già, perché se, come ci aveva anticipato il produttore Stefano Senardi, il voto della commissione guidata dal compositore Nicola Piovani le carte in tavole le avrebbe potute cambiare, alla fine c'è stata una convergenza tra voto popolare e critica nel piazzare al primo posto il brano di Mengoni. E inserendo nel terzetto finale - probabilmente mettendosi una mano sulla coscienza - il picco qualitativo della Canzone mononota di Elio e le storie tese.

In effetti va detto che, tra tutti i brani in gara, quello di Mengoni era uno dei più adatti a una vittoria sanremese: corretto mix di vocalizzi e melodia, perfetto per la programmazione radiofonica, per il fischiettio da passeggio e per le basi da karaoke.
Intensa nella serata Sanremo Story la sua esecuzione di Ciao amore ciao di Luigi Tenco, alla cui famiglia Mengoni ha dedicato la vittoria.

Tralasciando il terzo posto dei Modà, a dispetto della fresca paternità di Kekko Silvestre perennemente in corsa sui binari del mood preadolescenziale (già negli annali il verso «E se anche i baci si potessero mangiare/Ci sarebbe un po' più amore e meno fame»), una riflessione a parte meritano gli Elio e le storie tese. Rimasti in gara con un pezzo difficilissimo ma incapace di mantenere intatto lo stupore per l'effetto sorpresa, probabilmente migliori risultati la band milanese li avrebbe potuti ottenere con la più convenzionale (e altrettanto divertente) Dannati forever, eliminata invece dopo il primo ascolto.

La canzone mononota porta a casa i meritatissimi premi della critica Mia Martini e quello per il miglior arrangiamento, assegnato dagli orchestrali della Sinfonica di Sanremo: dopo troppe cadenze I-V-VI-IV, la poliritmia e le arditezze armoniche degli Eelst per i professori d'orchestra saranno sembrate un'oasi nel deserto di idee musicali che ha popolato (purtroppo come al solito) il palcoscenico dell'Ariston.

Piccola nota a margine. A dimostrazione dell'ottimo lavoro effettuato dalla commissione musicale guidata da Mauro Pagani, è interessante osservare come tolti gli Elio e le storie tese i premi più interessanti siano andati a cantanti giovani e assolutamente da tenere d'occhio: Renzo Rubino (premio della critica), Antonio Maggio (vincitore dei giovani e sala stampa web e tv), e Il Cile, premiato da Assomusica e dalla giuria di qualità per il miglior testo.
Insieme ai Marta sui Tubi, Max Gazzè, Almamegretta, Ilaria Porceddu e Andrea Nardinocchi, quelli che hanno fatto sentire le cose meno logore. Talvolta con punte di originalità.

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