Concerti Magazine Sabato 16 febbraio 2013

Stefano Senardi: «Chi vince Sanremo? La giuria di qualità cambierà tutto»

Magazine - Il grande rimpianto di Fabio Fazio e di Stefano Senardi è, per il primo di non essere riuscito a avere Paul Mc Cartney sul palco, per il secondo Prince. Ché sì, ci erano arrivati vicino, ma gli artisti hanno agende che vanno da tre a sei mesi, mentre: «La Rai mi ha chiamato il giorno della vigilia di Natale, perché era in panne con gli ospiti stranieri, parlo dei musicisti ovviamente: non era ancora stato confermato nessun contatto» racconta Senardi: «così, d'accordo con Fazio e gli autori, abbiamo deciso di puntare in alto, abbiamo scelto il confronto sulle eccellenze. Compatibilmente con i tempi degli artisti».

Infatti abbiamo visto e amato Antony and the Johnsons, Asaf Avidan, Caetano Veloso, Stefano Bollani e questa sera aspettiamo Birdy, che l'esperienza, il lavoro e la cultura di Stefano Senardi hanno portato sul palco dell'Ariston.

A Sanremo Senardi era andato nella commissione giovani, chiamato da Mauro Pagani, con cui ha lavorato, grosso modo, dal primo disco sino all'ultimo. Che ha fatto con la Nunflower, l'etichetta di Senardi. Il lavoro in commissione è stato difficile per la selezione dei romani -troppi aspiranti, pochi posti- e abbastanza semplice per i sanremesi: «Rubino si è rivelato subito un fuoriclasse» commenta Senardi «e il lavoro è stato fantastico, anche se la selezione è stata dura. Ma il livello lo abbiamo visto con i risultati: tre giovani hanno ottenuto i riconoscimenti più importanti e hanno incollato allo schermo un 30% di pubblico al di sotto dei trenta».

I dati d'ascolto di questo Festival sono effettivamente impressionanti e, secondo il consulente musicale, sono dovuti alla qualità, alle scelte culturali precise degli autori, dei conduttori e dei consulenti: «Presumo che il voto di stasera ribalterà completamente quello popolare, data l'estrazione culturale dei componenti della giuria, che è vicina alla linea editoriale del programma». Tant'è che -ci racconta- il 57% del pubblico è composto da laureati, la maggior parte degli altri ha la licenza elementare. È stata questa maggioranza di alto livello intellettuale a premiare il nuovo format, qualitativamente diverso e che tra, l'altro, lascia il 30% in più di spazio alla musica, restituendole quella centralità che sembrava avere perso.

«Ci si aspettava un calo» continua Senardi, «che è fisiologico in questi casi, invece è andata bene perché la gente ha voglia di cambiare. E anche perché agli italiani piace votare e il voto è stato un modo di tenerli davanti alla tv. Va detto che ha contato anche la crisi: se c'è qualcosa di bello, la gente rimane a casa. E, malgrado le distrazioni dei canali Tv tematici e del web, ha scelto Sanremo.».

Quindi, come spiega bene il consulente musicale di questa manifestazione, anche la selezione iniziale tra due canzoni è stata una scelta positiva: non ha tolto nulla ai musicisti, che quasi sicuramente la faranno uscire in primavera, i discografici sono soddisfatti del raddoppio di visibilità, l'esca voto ha funzionato bene e scatenato il confronto degli spettatori sul web. E in effetti, già il nuovo programma aveva suscitato interesse ben prima di essere realizzato, tant'è che Spotify ha scelto Sanremo per l'inaugurazione italiana ed è stata premiata con 1.500.000 di streaming il primo giorno, cioè l'equivalente di otto anni di ascolto ininterrotto di musica.

Ormai non ci si chiedeva più se Sanremo avesse un futuro, ma se avesse ancora senso. Gli share, il web e Senardi confermano: «Sanremo ha dimostrato di avere senso e un futuro, spostato un po' più sulla musica. Quale sarà, non dimentichiamolo, dipende anche dalle elezioni. Leone ha garantito che entro fine marzo renderà pubblico il nome di chi farà il prossimo Festival».

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