Concerti Magazine Sabato 16 febbraio 2013

Sanremo 2013: vince Maggio tra i giovani. da Baudo a Bollani, una puntata ricca di emozioni

Antonio Maggio, vincitore tra i giovani a Sanremo 2013

Magazine - No che non è un Paese di vecchi, non quello che guarda il Festival. Ci saranno di sicuro i pensionati - quali pensionati? ormai sono un'élite ristretta - ma quelli che si commuovono, inveiscono, partecipano, ballano e cantano a squarciagola hanno dai trenta in su.

Questa terza serata per certi versi è stata geniale, fatta apposta per gli ex ragazzi. Per altri somigliava a quelle puntate maledette che spuntano a metà stagione di ogni serie televisiva e, mentre tu vorresti sapere che cosa sta per succedere, ti propinano una specie di riepilogo degli episodi precedenti in forma di flash back vissuti dai diversi personaggi. Ieri è andata più o meno così, per altro era stato annunciato.

Ma qualche sorpresa - con sussulto emotivo - l'abbiamo avuta: un Baudo brillante, invecchiato meglio di Fazio e Littizzetto, un po' noioso, ma che è stato percepito come il vero padrone di palco e arena (ecco i commenti che si leggono sui social network:«Pippo Baudo era lì quando hanno avviato il processo di beatificazione di Remo»; «il parrucchino di Pippo Baudo è un essere vivente che invecchia in sincronia con l'essere che lo ospita.»;  «la scelta di Pippo Baudo di non tingersi più i capelli è un gesto politico inaspettato» «Pippo Baudo c'era prima del Big Bang); le lacrime di Antonio Maggio che non hanno commosso: «Smetti di piangere non è Miss Italia» (e il paragone è stato ripetuto sui diversi social); Siffredi che legge Prévert come può, ma diverte alle prese con Elio e i suoi, dotati di strumentini e bisognosi di consigli («Vedete se non SALE l'audience, adesso...»; «Il porno è romantico. Lo dico da sempre»;  «Elio featuring Rocco, Con un bacio piccolissimo, giganteschi», segue commento: «Sì, pare sia veramente gigantesco!»).

Il percorso dall'alba a quello che potrebbe essere il tramonto della kermesse - evvai! L'ho scritto! Perderò due dozzine di contatti per questo, ma dovevo osare - ha avuto tempi morti, ma se ne sono finalmente goduti di vivacissimi, e di alti; Littizzetto è ormai quasi riconoscibile per fortuna.

Guardiamone alcuni grazie agli schermi dei miei compagni d'avventura più brillanti. Momenti alti: Bollani («è inutile, le sa tutte»; «Non lo fare! Ti chiederanno Felicità di Al Bano!!!»; «Fa che qualcuno chieda l'inno di Forza Italia, fa che qualcuno chieda l'inno di Forza Italia, fa che qualcuno chieda l'inno di Forza Italia»; «Il fumo sul palco è Bollani o l'erba degli Almamegretta?»; «Bollani pettinato! Solo a Sanremo»; «Poi arriva Bollani e ti riconcilii con la musica.»).

Momenti imbarazzanti: il monumento a Bongiorno: ecco ancora cosa si legge sui social: «Ci sono Fazio, un vampiro di Buffy e tre mini-me di Mike Bongiorno!»; «Un momento altissimo (Mike)»; «Chi c'è dentro la statua di Mike Bongiorno?»; «Bello il momento toccante nel ricordo di Mike. Con in mezzo la pausa pubblicitaria». Tra i momenti esilaranti, si possono segnalare i cambi d'abito di Littizzetto, donna di grande coraggio, come già sappiamo. Tra quelli alti gli Almamegretta: lasciate crescere l'erba!»

Dovessi scegliere mangerei la famosa pizza - non sushi, non cinese ecc. di cui si parlava ieri - a casa con gli amici, non andrei all'Ariston. Eppure oggi c'era di nuovo coda per trovare un biglietto. I due tipi di pubblico si suddividono innanzitutto per fascia d'età: dai 30 in su sono assolutamente troppo snob per andare all'Ariston pagando il biglietto, il loro interesse per Sanremo è un rituale pagano, una liturgia collettiva, che deve compiersi davanti alla tv e mai in solitudine.

Non importa se gli amici sono reali o virtuali, anzi, Sanremo deve ringraziare il web, che ogni anno scatena una gara nella gara: i commenti più brillanti. Il biglietto lo pagano dai 60 in su - l'élite che si diceva prima - per cui la poltrona, il palco, lo spettacolo dal vivo, il prestigio di esserci, l'ingresso davanti agli occhi famelici di chi è escluso, hanno ancora un valore inestimabile. Per questo il pubblico che applaude non esprime il - diciamo - pensiero collettivo, troppa differenza d'età, di status, culturale. Gli intellettuali stanno sui social. E ci sono scrittori, poeti, critici non musicali o di musica alta, pochi artisti, nessun politico (all'Ariston, loro). 

E se Sanremo fosse una cosa seria, varrebbe la pena di parlarne un altro po'. Ma non è. Per altro ci aveva già pensato Umberto Eco all'inizio degli anni '60 (no, non è la Fenomenologia di Mike Bongiorno). Se la serata conclusiva di sabato sarà noiosa, ne parleremo, se no, vi ho già lasciato un indizio, ché il divertissement si trova nella stessa raccolta.

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