Concerti Magazine Venerdì 15 febbraio 2013

Festival 2013: Sanremo Story. Moda e canzoni, un matrimonio difficile

Ornella Vanoni, miss moda 1967 riceve la fascia da Little Tony
© Archivio Moreschi - Sanremo
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Magazine - Se la radio ha lanciato il festival e le sue canzoni, è stata la televisione a rendere popolari ovunque i volti e gli abiti delle cantanti e dei presentatori. Fino al 1955, data dello sbarco sul piccolo schermo della gara canora, gli abiti dei cantanti per partecipare al Festival venivano forniti direttamente dagli organizzatori ed erano scelti senza una particolare attenzione perché tanto soltanto il pubblico in sala li avrebbe notati.

L’arrivo della televisione ha imposto immediatamente un salto di qualità nella scelta degli abiti perché fu immediatamente rilevato che proprio gli abiti indossati dalle cantanti costituivano oggetto sia di curiosità per le sempre più numerose telespettatrici sia di grande interesse per le cronache giornalistiche. Accanto ai motivetti da canticchiare, grazie alla televisione si diffonde così 'la moda' di vedere come vestiva la cantante o il cantante preferito spingendo all’imitazione gli spettatori, che cercavano poi di immedesimarsi nei panni dei divi apparsi sullo schermo.

Il Festival di Sanremo lancia così mode e consumi contribuendo nei primi anni a modernizzare un paese, che appena uscito dalla guerra si stava industrializzando.

Fra le molte novità introdotte dall’arrivo della televisione al Festival si deve registrare anche l’obbligo per le cantanti di rinunciare a scollature troppo vistose. La prima vittima nel 1957 è stata Jula De Palma, costretta ad applicare sull’abito una grande rosa per coprire la scollatura. La soluzione della rosa, figlia di una tipica mediazione all’italiana, ha permesso di conciliare il rigore dei dirigenti Rai, che pretendevano una sostituzione dell’abito della cantante, che opponeva un drastico rifiuto: o con questo vestito o non canto.

A partire dagli sessanti i vestiti non saranno più forniti dagli organizzatori, ciascun artista ci penserà da solo e si scatena una vera e propria competizione fra i cantanti sul palco e gli spettatori in sale, che venivano ripresi dalle telecamere.

Record della spesa nell’edizione del 1960 per Jula De Palma e Nilla Pizzi, con un milione ciascuna, gioielli esclusi.

Nella foto documentiamo l’abito utilizzato da Nilla Pizzi e realizzato dalla casa di moda Daphnè di Sanremo in occasione dell’ultima partecipazione della regina del festival nel 1960. 

Se sul piano della moda femminile il festival della canzone non aveva rivali, per quanto riguarda gli uomini il discorso era completamente diverso. Fin dalle prime edizione si registra una accesa rivalità tra il festival della canzone italiana e quello della moda maschile. Se i primi anni registrano una prevalenza della moda maschile, che veniva documentato con molte immagini nei cine documentari del periodo, la canzone si riprende e la competizione si conclude con un gemellaggio nel 1965 delle due manifestazioni.

Al festival della canzone troverà spazio l’organizzazione di un vero e proprio concorso di moda dedicato alle cantanti e di cui possiamo mostrarvi la foto della vincitrice del 1967, la trentatreenne Ornella Vanoni.

Sanremo per lungo tempo ha continuato ad ospitare le sfilate delle più grandi sartorie internazionali, non solo della moda femminile, ma anche e forse soprattutto di quella maschile. Alle sfilate che si tenevano in città partecipava l'aristocrazia europea, principi e regine insieme ai protagonisti internazionali del mondo del cinema e dello spettacolo come Grace Kelly, Ava Gardner, Elisabeth Taylor. Diverse ed importanti sartorie come La Jeanne Marguerite e la Josephine e Mina, che occupavano una settantina di sarte, operavano nella città, che si era imposta come un polo di diffusione della nascente moda made in Italy.

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