Concerti Magazine Giovedì 14 febbraio 2013

Sanremo 2013. Max Gazzè al Festival, tra religione e ironia

Max Gazzè al Festival di Sanremo 2013

Magazine - Dopo il verdetto del televoto, Max Gazzè continua la sua corsa nel Festival di Sanremo con una canzone ironica e provocatoria, che forte di un testo scandito rapido e a perdifiato non è forse stato ancora recepito nella sua profondità. In Sotto casa Max parla di Dio, di religione e di chiesa, con un testo che va letto con grande attenzione.

Gazzè sa che è un tema che scotta. E prima di arrivare al Festival ha cambiato un verso, che poteva risultare troppo blasfemo: da Ti porto Dio a cerco Dio. «L'assonanza era voluta, ironica e non blasfema – spiega Gazzè – Ma dovendo presentare il brano a Sanremo, ho preferito cambiarlo. Non volevo essere strumentalizzato: ne avrebbe pagato la canzone. E sono stato ben attento a non offendere nessuno, anche se vengono esposte alcune tematiche davvero a rischio».

Per questo motivo, Gazzè è particolarmente soddisfatto del verdetto del televoto, che ha escluso I tuoi benedettissimi impegni a favore di Sotto casa: «È un risultato che mi dà soddisfazione, perché si tratta di un testo che ha bisogno di un numero di ascolti maggiore per essere compreso. È una sequenza di parole più difficili da comprendere al primo ascolto, è questo il motivo per cui ci tenevo che rimanesse ancora un po' gara».

Max, perché una mitragliata di parole per descrivere la religione? «Il concetto base è questo: volevo rendere l'idea di una scarica di parole che scaglieresti di fronte a una porta chiusa. Credo sia il modo per descrivere al meglio la chiusura che spesso si ha tra culti religiosi diversi, tra mondo laico e mondo credente. E la chiusura da parte della chiesa – anzi, di tutte le chiese – tra di loro».

Non a caso, Sotto casa è anche il titolo del nuovo album di Max Gazzè, che esce proprio oggi, giovedì 14 febbraio, con dieci brani inediti. Nella sua versione digitale, il disco sarà distribuito in due versioni: una cantata e l'altra solamente digitale: «Così al posto di quelle orribili basi midi che si ascoltano nei karaoke, chi vuole può cantare le mie canzoni con la musica vera: chissà che non ci facciamo pure un contest», scherza Gazzè.

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