Concerti Magazine Giovedì 14 febbraio 2013

Sanremo 2013: da Carla Bruni a Marcorè e Littizzetto. Ecco come è andata la serata

Fabio Fazio e Luciana Littizzetto sul palco del Festival di Sanremo 2013

Magazine - Inveire contro la gualdrappa bianca indossata da Luciana Littizzetto in apertura - fa tanto cavallo di razza, per altro - è veramente sparare sulla Croce Rossa e accanimento sarebbe recensire le altre due mise.

Invece ne parlo perché è un buon segno: quando a Sanremo si criticano i vestiti, vuol dire che il resto va bene: sono da sempre l'ultima spiaggia. E allora leggere: «Visti i capelli, mi sa che questo è il nuovo attaccante del Milan», su Asaf Avidan; «chi ha disegnato i modelli per la Litti? O le hanno buttato la stoffa addosso mentre passava?»; «Condom style»; «Non esiste più il gusto di mettersi un vestito in grazia di dio»; «lo chiffon ottanio modello scoiattolo, corto davanti e strascico dietro», per Littizzetto o ancora: «Maliketta, che ti sei messa?»; «Malika bionda? No!» e veramente qualsiasi cosa su Carla Bruni, da la sensazione che tutto stia tornando a posto.

Il gusto del gossip sancisce (forse) il successo di quest'edizione del Festival, ché lo share altissimo si poteva spiegare con l'effetto della guerriglia molto abile combattuta sul tema della censura. Incombente e davvero rischiosa, da una parte, ma trasformata in carta vincente da uno staff di cervelli di prim'ordine, che è riuscito a sbarazzarsi dei temi veramente scottanti con il mezzo alibi della censura e permettersi stilettate assai lievi con le piccole provocazioni.

Un capolavoro di sottigliezza - già collaudato, per altro, ma in Che tempo che fa i due osavano ben di più - che ci fa apprezzare l'intelligenza e l'intuito di conduttori, autori eccetera e tuttavia ridisegna il solito ritratto della solita Italia in eterno equilibrio precario. Ovvio, quindi, che la nazione si sia riconosciuta e abbia ripreso le vecchie abitudini. Sui social network fioccano post del tipo: «Allora usciti dal lavoro ci prendiamo la pizza (no, non sushi o cinese, per Sanremo la pizza torna in auge) e ce lo guardiamo a casa mia?».

Questo Festival migliorabile è già migliorato, con una Littizzetto meno intimidita e bamboleggiante, meno caricaturale e più somigliante a se stessa, quasi lei; un Fazio sempre sornione e ammicante ma: «Perché deve sempre rappresentare la categoria dei morti di figa? Che poi non è neanche capace? (si legge in uno status di Facebook)» e con un paradossale ritorno al passato: la musica tiene in piedi lo spettacolo più del contorno. Questa è la notizia, questo è il bello, questa è la sorpresa.

A parte le buona musica, e ne abbiamo ascoltata, reitero, mi diverto più a leggere i commenti che a vedere il Marcorè in versione: non mi comprometto.

Per dire: «baciami? col punto interrogativo, in italiano non vuol dire nulla».
«Dipende. Può essere una domanda ironica e stizzita in seguito alla richiesta di un bacio». «No, non vuol dire niente. La domanda è: Mi baci? baciami è una forma imperativa, non prevede una domanda. Non si rende il senso di stizzito con il punto interrogativo. E questo titolo mi ha proprio innervosit*, più della sua veste a fiori».
«Sembra una poesia che avevo scritto tra gli 11 e i 12 anni».
«Catullo con la meningite».

Beh, questo è un dialogo tra intellettuali, che tuttavia non si sottraggono al Festival. Ma guardarlo con la pizza, gli amici e i social aperti, scaccia la noia e ti fa concludere che: «È sempre bello guardare Sanremo e ricoprirlo di insulti (si legge in un altro status di Facebook)».

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