Magazine Mercoledì 3 aprile 2002

Sgarbi e l'incidente parigino

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Il giorno successivo, venerdì, la delegazione governativa italiana ha annunciato il proprio ritiro, e annullato le due manifestazioni che aveva programmato: una panoramica dell'arte italiana affidata al grandissimo scrittore Alain Elkann (presentatore su La Sette, credo, e imparentato agli Agnelli) e una "Lectio magistralis" di un'ora tenuta da Sgarbi in persona.
Tutto ciò è stato sostituito da una conferenza stampa, in cui Sgarbi ha fatto pesanti allusioni all'omosessualità del libraio incaricato di allestire il padiglione italiano, ha ricordato a Catherine Tasca che il padre di lei (il comunista dissidente Angelo Tasca) aveva nomea di collaborazionista, ha rifiutato le scuse ufficiali della Tasca stessa. Ha anche detto (contraddicendo le proprie affermazioni di un mese prima) di non avere avuto alcuna parte nella scelta degli scrittori italiani presenti a Parigi, quasi tutti "comunisti"; e di essere stato obbligato a battersi perché tra gli invitati vi fosse anche un faro della letteratura come Giordano Bruno Guerri («ingiustamente emarginato perché di destra e cocainomane»: cito testualmente).
Così è finita la mediocre farsa inscenata da Vittorio Sgarbi a Parigi.

Un episodio, che mi riguarda personalmente, è però molto più sconsolante. Il venerdì pomeriggio io e Carlo Lucarelli abbiamo scritto un comunicato stampa, in cui raccontavamo, senza troppe digressioni e in maniera serena, come si erano svolti i fatti.
Siamo riusciti a mettere assieme una dozzina di firme di scrittori, poi io mi sono assentato, perché chiamato ad altri impegni. Credevo che il comunicato fosse partito. Invece, la mattina dopo, Carlo mi ha raccontato che, uno a uno, i firmatari avevano poi ritirato la propria adesione: per paura del "chiasso", delle "strumentalizzazioni" o di quant'altro. Il comunicato è rimasto lettera morta.

La delusione più grave è però toccata, per via della soppressione della "lectio magistralis" di Sgarbi, a un folto gruppo di anarchici munito di borse piene di uova marce. Venuto meno l'incontro, li si è visti aggirarsi tristemente per il padiglione con il loro fardello puzzolente. Altri individui pericolosi si accingevano a sistemare dietro la poltrona di Sgarbi, complice una segretaria, una variante tecnologica del noto e volgare "cuscino rumoroso", da attivare con telecomando nel bel mezzo della sua "lectio magistralis". Anche questa perfida intenzione è stata vanificata dalle circostanze.

Va comunque detto che il ritiro dei politici italiani, se ha reso meno divertente il Salon, ha liberato i presenti di un bel peso.

Ciao!

Valerio Evangelisti
di Giulio Nepi

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